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Stretto di Messina, lo studio che cambia lo scenario: “Sistema di faglie più complesso del previsto”. E riapre il confronto sul Ponte

Lo Stretto di Messina non è soltanto un braccio di mare che separa Sicilia e Calabria. È un’area geologicamente delicata, situata lungo il margine tra la placca africana e quella euroasiatica, in un settore dove la crosta terrestre è interessata da movimenti ancora attivi.

Un nuovo studio scientifico pubblicato sulla rivista internazionale Tectonophysics e condotto da ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e di diverse università italiane ed europee, offre oggi una lettura più articolata della sismotettonica dell’area.

Secondo gli autori, la struttura geologica dello Stretto è “più complessa di quanto finora rappresentato nei modelli tradizionali”.


Un corridoio di faglie, non una sola struttura

Il cuore della ricerca riguarda il rapporto tra la sismicità recente e le strutture profonde presenti sotto lo Stretto.

Gli studiosi hanno integrato terremoti rilocalizzati con maggiore precisione; nuovi meccanismi focali (che indicano come si muovono le faglie durante un sisma); analisi di inversione sforzo/deformazione; profili sismici a riflessione che permettono di “vedere” il sottosuolo.

Il risultato è significativo: non emerge una singola faglia dominante, ma un ampio corridoio di taglio tettonicamente attivo, costituito da più sistemi di faglie che interagiscono tra loro lungo il margine sud-occidentale della placca calabrese.

In termini semplici, lo Stretto appare come una fascia sismogenetica articolata, dove la deformazione è distribuita su più strutture, con geometrie e profondità variabili.


Un territorio con una memoria sismica importante

La storia ricorda quanto quest’area sia sensibile dal punto di vista sismico. Il terremoto del 28 dicembre 1908 devastò Messina e Reggio Calabria, causando decine di migliaia di vittime. Quell’evento resta uno dei più forti mai registrati in Italia e continua a rappresentare un riferimento fondamentale negli studi sulla pericolosità dell’area. Il nuovo lavoro non prevede terremoti imminenti, ma sottolinea che la regione deve essere studiata considerando l’interazione tra più strutture attive, non solo attraverso modelli semplificati.


Le implicazioni per il progetto del Ponte

Il dibattito scientifico si intreccia inevitabilmente con quello infrastrutturale.

Negli stessi giorni della pubblicazione dello studio, il geologo e divulgatore Mario Tozzi ha richiamato l’attenzione sulla necessità di riconsiderare in modo approfondito la componente geofisica dell’intero progetto del Ponte sullo Stretto. Secondo Tozzi, il nuovo quadro scientifico dimostra che la situazione è “molto più complessa di come si pensava” e richiede analisi mesostrutturali estese, oltre che una revisione dei modelli di deformazione e l’aggiornamento delle valutazioni sismiche alla luce delle nuove evidenze.

Non si tratta di una bocciatura automatica dell’opera, ma di un invito a recepire integralmente lo stato dell’arte della ricerca.


Cosa cambia davvero?

Dal punto di vista tecnico, le novità principali riguardano:

  1. Le sorgenti sismogenetiche – Se le faglie attive sono più di una e interagiscono, gli scenari sismici da considerare diventano più articolati.
  2. La modellazione tridimensionale – Occorre integrare dati marini e terrestri per costruire un modello 3D coerente del sottosuolo.
  3. La valutazione delle incertezze – Più complessità significa anche maggiore attenzione nella gestione del rischio.

Gli autori dello studio sottolineano che il lavoro contribuisce a fornire una “visione più chiara e completa” della struttura geologica dell’area. Ma una visione più chiara non equivale a una visione più semplice.


Il nodo dei tempi

Sul fronte politico-amministrativo, resta aperta la questione dei finanziamenti e della tempistica dei lavori. Nel dibattito pubblico si è discusso della possibilità di accesso a fondi europei solo nel quadro finanziario successivo al 2028, mentre il governo ha annunciato passaggi formali di approvazione del progetto definitivo. In questo contesto, la tempistica potrebbe offrire – come osservano alcuni esperti – lo spazio necessario per ulteriori verifiche e aggiornamenti tecnici.


Scienza e decisioni pubbliche

Il punto centrale non è “fare o non fare” il Ponte, ma come farlo – o eventualmente non farlo – sulla base delle conoscenze più aggiornate. La scienza non fornisce decisioni politiche, ma offre dati e modelli. Quando questi cambiano, è buona prassi che anche i progetti si adeguino. Lo Stretto di Messina resta un’area geologicamente viva. Studiare in profondità il suo sistema di faglie non è solo un esercizio accademico, ma un passaggio fondamentale per qualsiasi scelta che incida sul territorio. Perché sotto quelle acque non c’è soltanto un confine geografico, ma una struttura dinamica in continua evoluzione.

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