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Sulle ali della conservazione: il viaggio di Isidoro racconta il futuro dei grandi rapaci

C’è un giovane re dei cieli che sta insegnando molto agli esperti e agli appassionati di natura: si chiama Isidoro ed è un esemplare di aquila reale seguito passo dopo passo grazie alla tecnologia satellitare. La sua storia, iniziata tra le montagne dei Nebrodi, rappresenta oggi un tassello fondamentale per comprendere il futuro dei grandi rapaci nel Mediterraneo.

Il monitoraggio di Isidoro rientra nelle attività di ricerca condotte da ISPRA nell’ambito del progetto LIFE Abilas, dedicato alla reintroduzione dell’aquila di Bonelli in Sardegna. L’obiettivo è studiare l’interazione tra aquila reale e aquila di Bonelli, analizzando le differenze nei movimenti, nella dispersione e nell’uso del territorio, così da definire strategie di conservazione sempre più efficaci.

Isidoro è nato in un sito storico all’interno del Ente Parco dei Nebrodi ed è stato dotato di un trasmettitore GPS il 15 luglio 2025, diventando il primo pullo di aquila reale monitorato in Sicilia con questa tecnologia. Per settimane è stato osservato anche attraverso una webcam installata nel nido, fino al momento cruciale: il 18 agosto 2025, intorno alle 13, il giovane ha spiccato il suo primo volo.

Dopo l’involo, Isidoro ha attraversato la fase di dipendenza dai genitori, durata alcuni mesi, durante la quale ha imparato a volare con sicurezza e a cacciare. Un periodo fondamentale, in cui i giovani rapaci acquisiscono le competenze necessarie per sopravvivere in autonomia.

I primi segnali della sua indipendenza sono arrivati a gennaio, con brevi spostamenti lontano dall’area natale e successivi rientri. A fine febbraio il giovane ha esplorato anche il territorio dell’Etna, per poi tornare ancora una volta al nido. Ma è il 7 marzo che segna l’inizio della vera dispersione: da quel momento Isidoro ha iniziato un lungo viaggio attraverso la Sicilia, visitando aree come il Parco dell’Etna e le Madonie e percorrendo quasi 2.400 chilometri.

La fase della dispersione è anche la più delicata: è qui che si registrano i più alti tassi di mortalità per la specie. Superarla significa avvicinarsi all’età adulta e alla possibilità di riprodursi, contribuendo così alla stabilità della popolazione. In Sicilia, infatti, l’aquila reale è presente ma resta una specie relativamente rara rispetto ad altre aree del suo areale.

“Seguiamo con grande attenzione questo progetto”, ha dichiarato il presidente del Parco dei Nebrodi, Domenico Barbuzza. “La collaborazione con ISPRA e l’interesse crescente di visitatori e birdwatcher dimostrano quanto sia importante monitorare questi animali. I movimenti di Isidoro rappresentano un indicatore prezioso per migliorare la tutela del territorio”.

Il viaggio del giovane rapace non è solo una storia affascinante, ma anche una finestra aperta sulla conservazione della biodiversità. Seguendo Isidoro, gli scienziati raccolgono dati fondamentali per proteggere il cielo della Sicilia e garantire un futuro a una delle specie più iconiche della nostra fauna.

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