Sotto la bandiera della “razionalizzazione”, il governo regionale della Sicilia sta smantellando pezzo dopo pezzo la rete ospedaliera del messinese, con un colpo di scure che non distingue tra sprechi e necessità reali. La nuova bozza dell’assessora alla Salute Daniela Faraoni segna un drastico ridimensionamento degli ospedali di Patti, Mistretta e Sant’Agata di Militello, tre pilastri fondamentali del sistema sanitario dei Nebrodi, trasformandoli in simboli di un fallimento politico e sanitario.
Patti: il grande ridimensionamento
L’ospedale “Barone Romeo” di Patti subisce un taglio netto di 12 posti letto, passando da 129 a 117. La riduzione colpisce reparti vitali:
- Chirurgia generale: da 12 a 10 posti letto
- Ortopedia e traumatologia: da 10 a 8
- Chirurgia vascolare: da 8 a 4
- Unità coronarica: da 8 a 6
- Geriatria: da 8 a 7
Solo alcune unità come Medicina, Cardiologia, Pediatria, Psichiatria e Terapia Intensiva restano invariate, mentre l’incremento di Neonatologia (da 4 a 6) e l’aggiunta di un posto letto per Oculistica appaiono come briciole propagandistiche. Il pronto soccorso e i servizi di laboratorio restano fermi, senza investimenti, lasciando il presidio in uno stato quasi vegetativo.
Mistretta: ospedale in coma farmacologico
Il “SS. Salvatore” di Mistretta è ormai una struttura fantasma, marginalizzata definitivamente dalla bozza regionale. I reparti sono stati accorpati, il personale ridotto all’osso e l’ospedale sopravvive solo formalmente. La sua funzione di presidio montano, essenziale per un’area interna vasta e disagiata, è stata cancellata. I cittadini, soprattutto anziani e isolati, sono costretti a percorrere lunghi e impervi tragitti per raggiungere strutture attrezzate, con il rischio concreto che in inverno, quando la neve blocca le strade, l’assenza di un ospedale attivo diventi una condanna. È il lento abbandono dell’entroterra in favore delle cliniche private costiere. La Fondazione Giglio di Cefalù ha recentemente siglato una convenzione con l’Asp di Messina per garantire, per almeno un anno, la prosecuzione delle attività di urologia e oculistica.
Sant’Agata di Militello: smantellamento mascherato
Anche l’ospedale di Sant’Agata di Militello è sotto attacco. Le riduzioni di posti letto sono camuffate da riorganizzazione, ma il risultato è un depotenziamento evidente del pubblico a vantaggio del privato. La Fondazione Giglio, ha attivato un reparto di ortopedia e traumatologia con 22 posti letto, assistenza 7 giorni su 7, una sala gessi per emergenze e un ambulatorio specialistico con 8 visite giornaliere per 5 giorni la settimana. Le specialità ad alta intensità assistenziale vengono però ridotte o accorpate, senza alcuna visione strategica. La chirurgia non viene potenziata, la diagnostica soffre di carenze e il personale è insufficiente, con turni massacranti. Il rischio è la trasformazione in un poliambulatorio glorificato, con i casi complessi dirottati verso centri privati convenzionati.
La linea politica: tagliare tutto, spiegare niente
A fronte di 367 posti letto tagliati a livello regionale, di cui 75 solo nell’Asp di Messina, il governo regionale non offre alcuna prospettiva concreta. Non esiste un piano di rilancio, nessuna valorizzazione del personale e zero investimenti in tecnologia. La bozza sembra scritta più dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che dall’assessorato alla Salute. Il messaggio è chiaro: la sanità pubblica non è più una priorità. Gli ospedali di Patti, Mistretta e Sant’Agata sono trattati come pesi morti da disinnescare, non come presidi essenziali per la tutela del territorio.
Privatizzare il disagio
Mentre il pubblico arretra, il privato avanza. Il piano, pur senza dichiararlo apertamente, apre enormi spazi per le strutture convenzionate. I cittadini, di fronte a liste d’attesa infinite e ospedali depotenziati, sono spinti verso il privato, a pagamento. Un modello “all’americana” che appare sempre meno accidentale e sempre più strategico, con la sanità pubblica che abdica al proprio ruolo sociale. Qualche amministratore locale protesta, diversi altri fanno finta di non aver ben compreso cosa stia succedendo e qualcun altro fa “u sceccu ndo linzuolu” perchè d’accordo con le politiche di privatizzazione. Il caso Patti-Mistretta-Sant’Agata è l’emblema di una Sicilia che affida la sanità al risparmio e abbandona i territori fragili. È il trionfo della burocrazia contabile sulla politica del diritto alla salute. Una sanità che taglia letti ma non taglia le diseguaglianze, che riduce ospedali ma aumenta la distanza tra cittadini e cure. I Nebrodi si stanno spegnendo. E questa volta, il defibrillatore non c’è.




