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Tajani a Palermo tra garanzie, partito e imprese: “Forza Italia governa bene e non molla la Sicilia”

Arriva al Politeama intorno alle 11, accolto da una platea gremita e da un clima politico carico di aspettative. Antonio Tajani, vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, fa tappa a Palermo in una giornata che intreccia politica regionale, scenari nazionali e dossier internazionali. Ma sul teatro pieno aleggia anche il caso giudiziario che coinvolge il deputato regionale di Forza Italia Michele Mancuso, destinato a finire al centro delle domande dei giornalisti.

Prima del Politeama, il passaggio istituzionale a Palazzo d’Orleans per un vertice con il presidente della Regione Renato Schifani. Al centro dell’incontro, oltre ai temi di politica estera, soprattutto i possibili effetti dei dazi e delle tensioni internazionali sul sistema produttivo siciliano. Da qui l’intesa – che sarà formalizzata a breve – tra il ministero degli Esteri e la Regione Siciliana per rafforzare l’internazionalizzazione delle imprese dell’Isola attraverso la rete del Sistema Italia all’estero.

Un accordo che punta a sostenere export, investimenti e promozione del patrimonio culturale e creativo siciliano, offrendo strumenti concreti alle aziende per competere sui mercati internazionali. Schifani ricorda anche gli interventi regionali a favore delle imprese e la norma, poi stralciata dalla finanziaria, che prevedeva 10 milioni di euro per sostenere i costi di esportazione: «Ripresenteremo l’emendamento», assicura al ministro.

Il caso Mancuso e la linea garantista

Ma al Politeama la politica interna torna prepotentemente al centro della scena. Il nome di Michele Mancuso e l’indagine che lo riguarda emergono tra le domande rivolte a Tajani, che ribadisce senza esitazioni la linea garantista sua e del partito:
«Non c’è una questione morale in Sicilia. Se ci sono persone indagate che verranno poi condannate perché hanno commesso reati, ne subiranno le conseguenze. Ma in democrazia vale sempre la presunzione di innocenza».

Una posizione che il segretario nazionale di Forza Italia rivendica come coerente e non a geometria variabile: «Sono garantista per tutti, non a seconda della maglietta che una persona indossa. Lo sono per Forza Italia come per il Pd. Un conto è essere indagati, un conto è essere colpevoli. La giustizia deve fare il suo corso, ma la giustizia a orologeria non mi piace».

“Il partito non è una caserma”

Sotto la pressione dei cronisti, Tajani interviene anche sulle dinamiche interne al partito e sulle tensioni che attraversano Forza Italia in Sicilia. Nessuna chiusura, ma un messaggio chiaro:
«Il partito è vivo e vivace, non è una caserma. È un partito democratico: i segretari li eleggono i congressi. Nessuno può dire a qualcuno ‘levati’ o ‘resta’. Il segretario siciliano è Marcello Caruso, poi sarà il congresso a decidere se riconfermarlo o sceglierne un altro».

Parole che arrivano dopo l’intervento dello stesso Caruso, che aveva rivendicato la forza del partito nell’Isola: «Abbiamo appena chiuso il tesseramento con 50 mila iscritti».

Sicilia “azzurra” anche nel 2027

Guardando al futuro, Tajani non lascia spazio a dubbi: «Forza Italia non molla la Sicilia. Qui governiamo e governiamo bene. Per quanto ci riguarda, la Regione è azzurra anche alle candidature del 2027».

Dal palco, Renato Schifani rilancia e va oltre, indicando apertamente Tajani come candidato alla riconferma alla guida del partito nazionale: «Sono convinto che il segretario succederà a se stesso». Il governatore cita il risultato delle Europee e il consenso raccolto, ricordando il ruolo di Tamajo e il fatto che Forza Italia sia diventata il primo partito nell’Isola.

Le riforme e le opere del governo regionale

Prima da presidente della Regione, Schifani elenca le priorità dell’azione di governo: dalla necessità di riformare il regolamento dell’Ars per limitare il voto segreto, alla realizzazione del polo pediatrico per ridurre i “viaggi della speranza”, fino alle grandi opere «storiche» come i termovalorizzatori.

Resta sullo sfondo, ma tutt’altro che marginale, il tema della selezione della classe dirigente. Tajani allarga il campo: «È un problema che riguarda tutta l’Italia e tutti i partiti. Le responsabilità penali sono sempre personali». Anche nel caso Mancuso, ribadisce, «bisognerà vedere se i fatti saranno dimostrati. Chi è responsabile dovrà trarre le conseguenze, ma per me vale la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio».

La giornata palermitana del vicepremier si chiude così, tra applausi, rivendicazioni politiche e promesse di sostegno alle imprese. Con un messaggio che Forza Italia affida alla platea siciliana: il partito resta al centro del governo regionale e nazionale, deciso a giocare la partita fino in fondo.

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