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Taormina, la rete ospedaliera cambia: la Cardiochirurgia pediatrica verso Catania

Accordo politico ma dibattito acceso all’Ars su uno dei nodi sanitari più sensibili dell’area jonica

La commissione Sanità dell’Assemblea Regionale Siciliana (Ars) ha espresso parere favorevole (non vincolante) alla modifica della Rete ospedaliera regionale che riguarda il futuro del Centro di Cardiochirurgia Pediatrica del Mediterraneo (CCPM) di Taormina (Messina). L’ok di oggi segue l’approvazione in giunta regionale, a fine gennaio, di un provvedimento che ridisegna l’assetto organizzativo e politico-sanitario di una delle strutture pediatriche più delicate dell’isola.

Il cuore della modifica

Secondo la nuova pianificazione, il centro di cardiochirurgia pediatrica di Taormina non sarà più aggregato funzionalmente all’Unità Operativa Complessa di Cardiochirurgia dell’azienda ospedaliera Papardo di Messina, bensì alla Cardiochirurgia per adulti del Policlinico universitario Rodolico-San Marco di Catania. La modifica è stata suggerita dai ministeri della Salute e dell’Economia nell’ambito delle osservazioni sulla revisione della Rete ospedaliera e recepita dalla giunta su proposta dell’assessore regionale alla Salute Daniela Faraoni.

Le motivazioni ufficiali dell’indirizzo verso Catania sono legate a criteri tecnici: la maggiore vicinanza geografica del Policlinico etneo a Taormina, una casistica di ricoveri superiore (926 casi nel 2025 contro i 336 del Papardo) e un utilizzo più intenso delle procedure ECMO (79 contro 11), oltre alla presenza di altre unità pediatriche specialistiche nella stessa struttura di Catania.

Posizioni istituzionali e impegni della Regione

Per l’assessore Faraoni l’obiettivo della Regione resta “il mantenimento operativo di entrambe le cardiochirurgie pediatriche presenti in Sicilia, quella di Palermo e quella di Taormina”. Secondo la Regione, recepire le indicazioni ministeriali servirebbe proprio a garantire la sopravvivenza del centro taorminese nel sistema sanitario regionale e a inserirlo formalmente nella Rete ospedaliera, consentendone anche in futuro una possibile affrancazione dai rapporti convenzionali esterni.

Il passaggio ora dovrà essere confermato con il parere della VI Commissione Sanità dell’Ars, che ha potere preventivo e obbligatorio sulla proposta, e poi trasmesso ai ministeri competenti entro il 27 febbraio 2026.

Le reazioni e lo scontro politico

La decisione ha subito acceso il dibattito politico e istituzionale. Il Movimento 5 Stelle, con il suo capogruppo all’Ars Antonio De Luca, ha definito la modifica una sorta di “scippo politico”, accusando la Regione di aver mascherato una scelta territoriale sotto motivazioni tecniche e di aver penalizzato il territorio messinese senza un confronto preventivo.

Critiche simili sono giunte anche da altre forze politiche e da esponenti regionali del Partito Democratico, per i quali la scelta rischierebbe di compromettere progressivamente l’autonomia e le competenze del centro taorminese, spingendo personale e funzioni verso Catania.

Dall’altra parte, la maggioranza di governo e l’assessorato alla Salute rivendicano la necessità di adeguarsi alle indicazioni ministeriali e di tutelare la continuità assistenziale del Centro stesso.

Un nodo chiave per la salute dei più giovani

Al di là delle contese politiche, il tema rimane estremamente delicato per famiglie e operatori sanitari: la cardiochirurgia pediatrica è una disciplina ad alta complessità, fondamentale per garantire cure salvavita ai bambini affetti da gravissime patologie cardiovascolari. Ogni decisione che riguarda la sua organizzazione e collocazione sul territorio ha impatti reali sulla programmazione clinica, sulla gestione delle urgenze e sugli accessi alle cure.

Nel corso delle prossime settimane l’iter istituzionale con la VI Commissione Ars sarà dunque un appuntamento chiave per definire se e come questa decisione diventerà normativa, nel contesto di un confronto politico che non accenna a spegnersi.

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