Il Tribunale amministrativo regionale della Sicilia ha licenziato Mauro Basile, storico funzionario amministrativo dell’ufficio che gestiva il contributo unificato, sospettato di avere incassato per anni denaro dovuto all’erario da chi presentava ricorso. La cifra complessiva ipotizzata supera i 100 mila euro. Sulla vicenda indagano, in parallelo, la Procura distrettuale di Palermo e la Procura regionale della Corte dei conti. Ai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo è stato affidato il compito di ricostruire il presunto modus operandi.
Le accuse e il “modus operandi”
Secondo quanto emerge dagli atti preliminari, Basile avrebbe contattato i ricorrenti o i loro difensori in ritardo nei pagamenti, proponendo “sconti” e facendo consegnare direttamente a lui il denaro dovuto per il contributo unificato. Le somme in gioco, variabili in base al rito e al valore della causa, andavano – nei casi citati – da 300 a 6.000 euro. L’ipotesi di ammanco, in una prima stima, è oltre 100 mila euro.
Il provvedimento disciplinare e le indagini
L’amministrazione del Tar ha avviato e concluso in pochi mesi il procedimento disciplinare, con esito di licenziamento. Sul fronte penale e contabile sono in corso due inchieste distinte: una della Procura ordinaria e una della Corte dei conti, che sta valutando il potenziale danno erariale. Gli accertamenti sono affidati al Nucleo PEF della Guardia di Finanza di Palermo.
La posizione del Tar: “Siamo parte lesa”
Il presidente del Tar Sicilia, Salvatore Veneziano (in carica), ha mantenuto il riserbo sui dettagli investigativi ma ha chiarito che l’anomalia è stata scoperta internamente durante controlli e normali rotazioni previste dalla policy anticorruzione; l’ufficio ha poi agito “con il massimo rigore”. Il Tar si considera parte lesa e valuta la costituzione di parte civile.
Chi è Basile
Figura conosciuta negli uffici della giustizia amministrativa siciliana, Basile in passato risulta indicato come direttore dell’Ufficio ricezione ricorsi e atti del Tar Sicilia in occasioni pubbliche e incontri tecnici sul Processo amministrativo telematico (PAT). Un curriculum che, se confermato nei periodi di riferimento, spiega perché fosse un punto di riferimento per magistrati, avvocati e personale di segreteria.
Che cos’è (e quanto costa) il contributo unificato nei ricorsi amministrativi
Il contributo unificato è la tassa che si paga per depositare un ricorso. Nel processo amministrativo l’importo ordinario è pari a 650 euro; per alcune materie sono previsti importi diversi. In particolare, nei ricorsi in materia di appalti pubblici il contributo varia da 2.000 a 6.000 euro a seconda del valore dell’appalto. Per specifici riti (ad esempio ottemperanza o accesso) sono previste soglie più basse, come 300 euro.
Dal 2017 per i giudizi amministrativi il versamento avviene tramite modello F24 ELIDE con indicazione del codice ufficio del Tar competente; sono inoltre disponibili canali telematici tramite il Portale dei Servizi Telematici (PST) del Ministero della Giustizia e pagoPA. Le istruzioni e le tabelle sono pubblicate sui siti istituzionali della Giustizia amministrativa e dell’Agenzia delle Entrate.
Come è emerso il caso
Le prime irregolarità sarebbero affiorate dopo il trasferimento del funzionario dall’ufficio che gestiva i contributi: l’avvicendamento ha fatto emergere incongruenze, poi approfondite con controlli interni che hanno portato all’attivazione della procedura disciplinare e alla segnalazione all’autorità giudiziaria e contabile.
In attesa degli esiti delle indagini, la redazione ribadisce che ogni addebito è da considerarsi non definitivo e che eventuali responsabilità saranno accertate nelle sedi competenti.




