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Tensione altissima sul Ponte sullo Stretto: il governo insorge dopo lo stop della Corte dei conti

Una riunione d’urgenza si è svolta questa mattina a Palazzo Chigi dopo la decisione della Corte dei Conti che ha bocciato la delibera Cipess, impegnando 13,5 miliardi di euro per la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato il vertice per discutere le conseguenze di questa sentenza, che ha scatenato forti reazioni da parte del governo e del centrodestra.

Il ministro delle Infrastrutture e vicepremier Matteo Salvini ha definito il verdetto “un atto assurdo” e ha ribadito la necessità che il governo “prenda la responsabilità di riapprovare il progetto in Consiglio dei Ministri e poi in Parlamento”. Per Salvini si giocano “miliardi di euro, centinaia di migliaia di posti di lavoro e migliaia di aziende pronte a partire”. La sua accusa alla Corte è netta: “È l’ultima casta rimasta in Italia che non vuole cedere il potere. Risponderemo in ogni modo consentito dalla democrazia”.

Duro anche il giudizio di Giorgia Meloni, che ha parlato di “ennesima invasione dei giudici”, mentre da tutto il centrodestra è arrivato un coro di critiche alla magistratura contabile.

Tullio Ferrante, sottosegretario al Mit e deputato di Forza Italia, denuncia “un’ingerenza grave e indebita della Corte, che prevarica le scelte politiche di Governo e Parlamento.” Secondo Ferrante, la magistratura ha agito spinta da “pregiudizi ideologici”, bloccando un’opera strategica per lo sviluppo del Sud e sostenuta anche dall’Europa.

La Corte dei Conti, da parte sua, ha precisato che il proprio giudizio si è limitato a profili giuridici di legittimità, senza entrare nel merito o nell’opportunità dell’opera. Il rispetto della legittimità è infatti fondamentale per la regolarità della spesa pubblica.

Nel frattempo, a Palermo la tensione politica si riaccende. Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, parla di una decisione “con forte sapore di ingerenza politica” che rischia di bloccare un’opera attesa da decenni e fondamentale per la Sicilia. Schifani ribadisce piena sintonia con il governo nazionali e ringrazia Salvini per la sua determinazione.

La Lega alza il livello dello scontro. Il deputato siciliano Anastasio Carrà e la collega Valeria Sudano definiscono la sentenza una “battuta d’arresto contro il progresso e il futuro di Sicilia e Sud”, sostenendo che “la giustizia non deve fermare un progetto politico che dà speranza a tanti giovani”. Claudio Durigon, vicesegretario federale della Lega, sottolinea come il Ponte sia “l’opera ingegneristica più importante del secolo” e invita a non fermarsi.

Sullo stesso tono il segretario regionale della Lega Nino Germanà, pronto a ogni iniziativa per superare la delibera e proseguire i lavori.

Nel campo opposto, il capogruppo del M5S all’Ars Antonio De Luca parla invece di “bocciatura sacrosanta” di un progetto “pericoloso e costosissimo”, invitando il governo a “prendere atto dei propri errori e a dimettersi”. De Luca accusa il presidente Schifani di voler difendere un progetto “folle” a dispetto delle reali necessità della Sicilia.

Dal Pd, Michele Catanzaro smaschera l’“inadeguatezza” di Salvini e sottolinea che la Regione ha destinato “oltre un miliardo di euro dei siciliani” a un’opera discutibile, risorse che a suo avviso sarebbero state più utili per sanità, scuole e infrastrutture.

Salvo Geraci, capogruppo della Lega all’Ars, nega e risponde che il ponte è un investimento per la crescita della Sicilia, e critica il Pd per la sua posizione “contraria allo sviluppo”.

Ora il governo è chiamato a decidere come procedere. Mentre crescono gli appelli a fermare il progetto, l’esecutivo sembra intenzionato a forzare la mano. Tuttavia, il rischio di contenziosi legali e responsabilità personali resta alto, con ricorsi già pronti al Tar e alla Corte di giustizia europea.

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