La Regione Siciliana concede altri quindici giorni per presentare osservazioni sul progetto del termovalorizzatore di Catania. La decisione segue il deposito di nuovi documenti, avvenuto il 2 settembre, e amplia il tempo a disposizione del pubblico per esaminarli. Il provvedimento riguarda soltanto l’impianto etneo, ma il confronto resta aperto anche su quello previsto a Palermo, nell’area di Bellolampo.
I due impianti sono progettati per trattare 300 mila tonnellate di rifiuti all’anno ciascuno. Il governo regionale punta alla loro entrata in funzione nel 2028. Prima della realizzazione, però, devono concludersi le verifiche e il percorso per ottenere il Provvedimento autorizzatorio unico regionale, il PAUR, nel quale confluiscono le valutazioni e le autorizzazioni necessarie.
È proprio su questa fase che si concentrano le obiezioni delle associazioni ambientaliste. In un appello all’assessorato regionale all’Ambiente chiedono di fermare i procedimenti o, in alternativa, di aprire un’inchiesta pubblica per approfondire i punti controversi. Secondo i firmatari, la documentazione non chiarirebbe adeguatamente quali rifiuti saranno conferiti e come verranno gestiti i residui pericolosi prodotti dal trattamento.
A Bellolampo le preoccupazioni riguardano soprattutto il carico aggiuntivo su un territorio già interessato dalle attività della discarica. Le associazioni contestano l’aumento del traffico dei mezzi provenienti da Palermo, Trapani, Agrigento e Caltanissetta e chiedono di valutarne le conseguenze sulla qualità dell’aria.
Un altro punto riguarda la prevista reimmissione nella discarica del percolato trattato, il liquido che si forma attraversando i rifiuti: una soluzione che, secondo gli ambientalisti, richiede maggiori garanzie sulla stabilità del sito e sul possibile accumulo di contaminanti. Nell’appello viene inoltre richiamata una richiesta di approfondimento dei Vigili del Fuoco sul rischio di esplosioni legato alla presenza di metano e polveri combustibili.
Per Catania, invece, le contestazioni investono le valutazioni dell’impatto sanitario e il rapporto tra le emissioni dell’impianto e quelle delle attività del vicino aeroporto di Fontanarossa. Viene messa in discussione anche la procedura con cui è stato modificato il Piano paesaggistico, rimuovendo un vincolo che ostacolava il progetto.
Si tratta di rilievi che dovranno trovare risposta nell’istruttoria, non di conclusioni definitive sulla sicurezza o sulla realizzabilità delle opere. La proroga offre ulteriore spazio alle osservazioni sul progetto catanese, senza equivalere a un arresto dell’intero programma.
Il passaggio decisivo sarà adesso la valutazione dei documenti integrativi e delle obiezioni presentate. Da quelle risposte dipenderanno le condizioni per autorizzare gli impianti e la possibilità di rispettare i tempi annunciati dalla Regione.




