Una disputa nata per una fattura contestata si è trasformata in un episodio di estrema gravità, culminato con un incendio doloso all’interno di un’officina meccanica e l’intervento dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco.
Protagonista della vicenda è il titolare di un’officina di Torrenova, conosciuto da tutti come una persona tranquilla e perbene, che da tempo tratteneva un ciclomotore appartenente a un cliente, rifiutandosi di restituirlo a causa di un disaccordo sul costo della riparazione. Il proprietario del mezzo si era detto disponibile a pagare il lavoro svolto, ma non l’importo richiesto dal meccanico. La controversia, protrattasi per mesi, era quindi approdata in tribunale.
Nei giorni scorsi era arrivata la decisione del giudice civile: il ciclomotore doveva essere restituito al legittimo proprietario. Ieri mattina l’ufficiale giudiziario, accompagnato dall’avvocato del cliente, si è presentato in officina per notificare la sentenza e procedere, se necessario, al ritiro del mezzo.
Fin da subito il clima si è fatto teso. Il meccanico ha ribadito la propria posizione, rifiutandosi di consegnare la moto: «Se non mi viene pagato quanto chiedo, da qui non esce», avrebbe ripetuto più volte. La discussione si è protratta a lungo, fino a quando l’ufficiale giudiziario ha richiesto l’intervento della forza pubblica per dare esecuzione al provvedimento.
All’arrivo dei Carabinieri, però, la situazione è improvvisamente degenerata. In preda all’ira, il titolare dell’officina ha cosparso il ciclomotore di benzina e gli ha dato fuoco, sotto gli occhi dei presenti e degli stessi militari dell’Arma. Le fiamme si sono rapidamente propagate, rendendo necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco, che hanno domato l’incendio e messo in sicurezza i locali.
Il gesto ha trasformato una controversia civile in un caso penale di particolare rilievo. Il meccanico dovrà ora rispondere di danneggiamento aggravato, per aver distrutto volontariamente un bene altrui con l’uso del fuoco, di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, avendo deliberatamente disatteso un ordine di restituzione, e di resistenza a pubblico ufficiale, per aver opposto una resistenza attiva e violenta sulle cose, idonea a impedire l’esecuzione dell’atto d’ufficio. Contestato anche l’esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose, reato che punisce chi tenta di farsi giustizia da sé al di fuori delle sedi legali.
Una vicenda che poteva trovare soluzione nelle aule di tribunale e che invece si è conclusa tra fiamme, sirene e conseguenze giudiziarie pesantissime. Ora spetterà alla magistratura accertare nel dettaglio le responsabilità penali, mentre resta l’amara constatazione di come una lite per denaro sia sfociata in un atto tanto pericoloso quanto insensato.
Immagine copertina generata con AI




