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Torrenova, il depuratore “di ultima generazione” resta senza collaudo: scatta l’esecuzione in danno

Il 21 luglio 2025 il nuovo depuratore di Torrenova veniva presentato alla comunità come un’opera finalmente entrata in funzione dopo oltre mezzo secolo di attesa. «Detto, fatto», aveva commentato il sindaco Salvatore Castrovinci, definendo l’impianto moderno, sostenibile ed estremamente efficace. La conclusione del messaggio istituzionale non lasciava spazio a dubbi: «Il nuovo depuratore è realtà». Quell’annuncio trasmetteva l’immagine di un traguardo ormai definitivamente raggiunto.

A poco più di un anno di distanza, però, la fotografia restituita dagli atti amministrativi è profondamente diversa.

Con la determinazione n. 721 del 28 agosto 2026, il Comune di Torrenova ha formalmente disposto l’“esecuzione in danno” nei confronti dell’impresa che ha realizzato l’opera. In termini concreti, l’amministrazione affiderà a soggetti terzi specializzati gli interventi necessari a rendere pienamente funzionante il depuratore, cercando successivamente di recuperare dall’appaltatore i costi, i maggiori oneri e gli eventuali danni.

Non siamo, dunque, davanti a qualche fisiologico problema di assestamento. È la stessa determina a precisarlo: le criticità riscontrate non costituiscono «mere anomalie manutentive» riconducibili alla fase di avviamento, ma riguardano componenti essenziali e incidono direttamente sul corretto funzionamento del processo depurativo.

Quello del luglio 2025 era un pre-esercizio

La prima precisazione necessaria riguarda proprio l’avvio dell’impianto. Il 21 luglio 2025 non si era ancora arrivati alla definitiva acquisizione di un’opera collaudata. Era stata avviata la fase di pre-esercizio, contestualmente a un periodo di gestione provvisoria di sei mesi posto contrattualmente a carico dell’impresa.

La differenza non è formale. Il pre-esercizio serve a verificare sul campo il comportamento dell’impianto, la funzionalità delle apparecchiature e l’efficienza del processo depurativo. Soltanto dopo il superamento di questa fase e il positivo collaudo tecnico-amministrativo l’opera può considerarsi definitivamente completata sotto il profilo funzionale.

La comunicazione politica del luglio 2025 trasformò invece l’inizio delle verifiche in un punto d’arrivo. È comprensibile che un’amministrazione rivendichi il risultato di avere completato un’infrastruttura attesa per decenni. Ma proprio la natura dell’opera avrebbe richiesto maggiore prudenza: un depuratore non è realmente “efficace” perché le vasche, le condotte e i macchinari sono stati installati. Lo diventa quando il processo funziona stabilmente, rispetta le prescrizioni ambientali e supera il collaudo.

Oggi sappiamo che quel collaudo non può ancora essere rilasciato.

Criticità reiterate e diffide rimaste senza esito

La determina ricostruisce un percorso lungo e tutt’altro che improvviso. Le anomalie sarebbero emerse durante l’intero periodo di gestione provvisoria e sarebbero state documentate attraverso sopralluoghi, verbali, relazioni tecniche, ordini di servizio, richieste di chiarimenti e diffide.

L’impresa avrebbe eseguito alcuni interventi e comunicato successive attività manutentive. Tuttavia, secondo le verifiche della Direzione dei lavori, del collaudatore e del consulente tecnico incaricato dal Comune, i problemi si sarebbero ripresentati o, comunque, non sarebbero mai state raggiunte le condizioni di piena funzionalità previste dal contratto e dal capitolato speciale d’appalto.

Una formale diffida ad adempiere è stata notificata il 14 maggio 2026. Il 5 giugno si è tenuta una riunione tecnica e il 22 giugno il Comune ha concesso un’ulteriore possibilità all’appaltatore, trasmettendo il computo degli interventi ritenuti necessari e indicando anche l’operatore economico coinvolto nella loro predisposizione. Neppure questo ulteriore contraddittorio avrebbe portato al definitivo superamento delle anomalie.

Da qui la conclusione dell’amministrazione: l’impresa non avrebbe consegnato il risultato previsto dal contratto, cioè un impianto pienamente funzionante, conforme all’autorizzazione allo scarico e in condizioni di ottenere un collaudo positivo.

È un passaggio pesante. Non viene contestata soltanto l’esecuzione imperfetta di singole lavorazioni, ma il mancato raggiungimento della finalità stessa dell’appalto.

Cosa significa l’esecuzione in danno

Il Comune ha deciso di non attendere oltre. Gli interventi sostitutivi saranno affidati a imprese specializzate e potranno comprendere lavori, forniture, prestazioni professionali, consulenze, verifiche, prove di funzionamento, analisi di laboratorio e nuove attività di collaudo.

La determina, tuttavia, non costituisce ancora l’affidamento di questi lavori. Servirà un successivo provvedimento, con la definizione del quadro economico, delle opere da realizzare e delle modalità di affidamento. Al momento, quindi, non sono pubblicamente indicati né il costo dell’operazione né il tempo necessario per rendere il depuratore pienamente efficiente.

L’appaltatore aveva prestato una garanzia definitiva di 110.196,43 euro, attraverso una polizza emessa da HDI Assicurazioni. Il Comune si riserva di escuterla, di compensare eventuali somme ancora dovute all’impresa e di utilizzare gli altri strumenti previsti dalla legge per recuperare integralmente le spese.

Resta da capire se la garanzia sarà sufficiente. La risposta potrà arrivare soltanto dopo la quantificazione degli interventi sostitutivi e degli eventuali ulteriori danni.

L’amministrazione richiama, infatti, anche il rischio di sanzioni da parte degli enti competenti, l’impiego di ulteriori risorse tecniche e professionali, l’aggravamento del procedimento e il possibile pregiudizio nei rapporti con gli organismi di vigilanza ambientale e con il soggetto finanziatore.

Un’opera da 2,16 milioni ancora non definitivamente chiusa

Il valore complessivo dell’intervento è di 2 milioni e 160 mila euro. Il progetto preliminare risale al 2015, il finanziamento regionale al 2019, il contratto al gennaio 2021 e l’avvio effettivo dei lavori al 21 aprile dello stesso anno. L’impresa ne ha comunicato l’ultimazione il 15 aprile 2025. L’autorizzazione allo scarico è arrivata il successivo 4 luglio e il pre-esercizio è iniziato il 21 luglio.

Questa cronologia mostra quanto sia stata lunga e complessa la strada verso il nuovo depuratore. Mostra però anche che, nonostante l’annuncio del 2025, l’intervento finanziato non è ancora formalmente chiuso e l’opera non può essere definitivamente acquisita dal Comune come pienamente rispondente alle finalità per le quali è stata progettata.

La determina è stata trasmessa, tra gli altri, al Dipartimento regionale dell’Acqua e dei Rifiuti, alla Città Metropolitana di Messina e all’Autorità nazionale anticorruzione. La trasmissione all’Anac non equivale, naturalmente, all’accertamento di illeciti ulteriori: serve a informare l’Autorità affinché svolga le valutazioni di propria competenza.

Allo stesso modo, le contestazioni contenute nella determina rappresentano la posizione tecnico-amministrativa assunta dalla stazione appaltante. Nel documento pubblicato non sono riportate integralmente le difese dell’impresa, la cui denominazione è stata oscurata. Sarà quindi necessario garantire anche all’appaltatore la possibilità di fornire la propria ricostruzione.

La relazione tecnica che manca

Resta, però, un problema rilevante di trasparenza. La determina richiama la relazione istruttoria protocollo n. 12369/2026 e nel dispositivo afferma di approvarla integralmente come allegato “A”.

Nel fascicolo consultabile sull’Albo pretorio, tuttavia, risultano disponibili il testo della determina e gli attestati contabili, ma non la relazione tecnica. Di conseguenza, i cittadini possono sapere che esistono rilevanti criticità funzionali, ma non possono conoscere quali componenti siano interessate, quali prove abbiano dato esito negativo, quando siano comparse le prime anomalie e quali effetti abbiano prodotto sul trattamento dei reflui.

La mancanza è tutt’altro che secondaria. Senza quella relazione non è possibile valutare la portata concreta dei problemi né comprendere se abbiano riguardato apparecchiature elettromeccaniche, sistemi di controllo, fasi biologiche, collegamenti idraulici o altre parti dell’impianto. Qualunque ricostruzione più dettagliata, allo stato degli atti pubblicati, sarebbe soltanto un’ipotesi.

È quindi necessario che il Comune renda conoscibili, nel rispetto degli eventuali limiti di legge, la relazione istruttoria, il computo degli interventi e i risultati delle analisi e delle prove funzionali. Occorre inoltre chiarire quanto costeranno gli interventi sostitutivi, chi dovrà anticiparne materialmente le somme, quando potranno iniziare, quanto dureranno e se il loro svolgimento avrà conseguenze sul servizio.

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