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Torrenova, il rendiconto 2025 è ancora senza voto: il ritardo c’è, il “fare cassa” resta un’ipotesi

Il punto è semplice: al 26 settembre il rendiconto 2025 del Comune di Torrenova non risulta approvato dal Consiglio comunale. La scadenza ordinaria era il 30 aprile. Per alcuni Comuni colpiti dagli eventi meteorologici del 2026, però, la legge l’ha prorogata al 31 maggio. Torrenova è tra i Comuni interessati. Al 26 settembre, quindi, sono passati 118 giorni oltre il termine. Nell’Albo comunale si trova una delibera del 10 settembre su un debito fuori bilancio, ma non l’approvazione del rendiconto 2025.

Il ritardo può avere anche una conseguenza economica. La legge regionale n. 1 del 2026 ha previsto una riserva di 3,5 milioni di euro per ciascun anno dal 2026 al 2028, da ripartire tra i Comuni che rispettano entrambe queste condizioni: approvare il rendiconto dell’anno precedente entro la scadenza e aumentare di almeno il 3% la riscossione, secondo il criterio di calcolo indicato dalla legge. Per i Comuni interessati dalla proroga legata al maltempo, la scadenza per il rendiconto 2025 era il 31 maggio. Torrenova non avrebbe rispettato il requisito della scadenza per concorrere alla riserva 2026, indipendentemente dall’eventuale aumento della riscossione. La riserva, comunque, è complessiva: non equivale a 3,5 milioni assegnati al Comune. Su questo punto l’Amministrazione dovrebbe chiarire se e quali risorse siano state eventualmente perse.

Il 12 agosto il Sindaco aveva dichiarato che il disavanzo del 2025 era di circa 3,5 milioni di euro e che contava di ridurlo nel 2026 con le entrate della TARIP e del servizio idrico. Nella versione pubblicata dell’intervista rilasciata al nostro giornale, però, non si trova la frase secondo cui il rendiconto sarebbe stato già pronto per il voto. Finché il Consiglio non lo approva, quel dato resta una dichiarazione del Sindaco.

L’invio degli avvisi non è sinonimo di un incasso immediato. Il Comune ha sì affidato il servizio di postalizzazione il 21 settembre, ma le scadenze delle rate comunicate dall’Amministrazione – fissate a gennaio, febbraio e marzo 2027 – smentiscono nei fatti l’ipotesi di una manovra d’emergenza. Muoversi a settembre per riscuotere l’anno successivo esclude qualsiasi finalità di cassa a breve termine: l’idea di una raccolta urgente di liquidità per tappare i buchi immediati del bilancio si rivela, alla luce del calendario, tecnicamente impossibile.

Acconto TARIP e rendiconto riguardano due questioni diverse: il primo concerne il servizio rifiuti del 2026, il secondo chiude i conti del 2025. Ma una bolletta non risponde alle domande sul disavanzo. Il Comune dovrebbe dire quando porterà il rendiconto in Consiglio, pubblicare i documenti e spiegare come è stato calcolato l’acconto TARIP.

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