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Tredici giorni da innocente in carcere: a De Luca 16 mila euro. Così lo Stato svaluta la libertà

Quanto vale tredici giorni di carcere da innocente? Per la Corte d’Appello di Messina, poco più di 16.500 euro. Una cifra che, se fosse parte di una transazione commerciale, potrebbe sembrare onesta. Ma quando in ballo c’è la libertà personale, la reputazione pubblica e la dignità, il conto è tutt’altro che saldato. Lo sanno bene Cateno De Luca – oggi sindaco di Taormina e deputato all’Assemblea Regionale Siciliana – e Carmelo Satta, presidente della Fenapi. Entrambi furono arrestati nell’ambito di un’indagine che si è conclusa con una piena assoluzione. Dopo anni, arriva il riconoscimento economico: 16.532,83 euro ciascuno.

Un prezzo misero per una detenzione ingiusta

Sembra il titolo di un romanzo, invece è la cruda realtà giudiziaria italiana. De Luca fu ammanettato la prima volta durante un consiglio comunale a Fiumedinisi; la seconda, due giorni dopo essere stato eletto deputato regionale. Una narrazione quasi cinematografica, se non fosse vera. A distanza di anni, e solo dopo essere stato assolto con formula piena, riceve dallo Stato ciò che viene considerato un “risarcimento”: poco più di 1.270 euro al giorno passato dietro le sbarre.

Ma davvero la macchina giudiziaria italiana può cavarsela con così poco? L’onore leso, la reputazione pubblica infangata, il sospetto insinuato negli occhi dell’opinione pubblica, la vergogna per un’accusa infondata, il trauma personale e familiare… tutto questo non ha evidentemente un grande peso nei parametri del risarcimento civile.

De Luca: più indignato che sollevato

Lo conferma lui stesso in una nota amara: “Ci hanno riconosciuto 16.532,83 euro a testa per 13 giorni di arresto e per tutti i danni di immagine che abbiamo subito a seguito dell’arresto dell’8 novembre 2017”. Altro che sollievo: l’attuale sindaco si dice più adirato che soddisfatto. E c’è da capirlo.

Gli avvocati Carlo Taormina e Tommaso Micalizzi – difensori di De Luca – annunciano che non finisce qui. Il risarcimento ottenuto è solo l’inizio. Si punta a un’azione civile per accertare eventuali responsabilità personali, disciplinari e forse più gravi.

Una giustizia che paga poco e tardi

Il caso De Luca è solo uno dei tanti che sollevano interrogativi profondi sul sistema giudiziario italiano. L’arresto preventivo dovrebbe essere extrema ratio, eppure troppo spesso si trasforma in uno strumento quasi ordinario d’indagine. Quando poi l’accusa si rivela infondata, le scuse non bastano. E i risarcimenti, francamente, fanno più rabbia che consolazione.

Lo Stato – che dovrebbe tutelare i suoi cittadini – si trasforma in qualcosa che prima arresta, poi assolve e infine risarcisce con cifre che sembrano una presa in giro. Il tutto in un sistema dove i veri colpevoli talvolta restano impuniti, mentre gli innocenti devono combattere anni per un briciolo di giustizia. Il punto non è se 16.000 euro siano pochi o tanti. Il punto è che c’è qualcosa che il denaro non potrà mai restituire: la serenità, l’onore, la fiducia nella giustizia.

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