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Tribunale di Mistretta escluso dal piano riapertura: copertura finanziaria ignorata e politica locale senza peso

Nonostante la clausola di invarianza finanziaria e la copertura economica già garantita dalla Regione Siciliana, il Tribunale di Mistretta non rientra tra quelli destinati alla riapertura. A questo punto, considerata anche la questione carcere di Mistretta, per il momento fuori dal nuovo Piano Carceri del Governo, chi osserva è propenso a pensare che a pesare, forse più delle logiche tecniche, è l’assenza di una classe politica locale capace di far valere le proprie ragioni nei palazzi romani.

Il recente disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri per il ripristino di alcune sedi giudiziarie chiuse nel 2013 esclude dunque, clamorosamente, il Tribunale di Mistretta, nonostante la Regione Siciliana avesse già predisposto la copertura finanziaria totale per una sua riattivazione. Il provvedimento governativo prevede il ripristino dei tribunali di Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto, nonché delle sezioni distaccate di Ischia, Lipari e Portoferraio. Nessuna menzione per Mistretta, né come tribunale né come sede distaccata. Eppure, i presupposti tecnici e finanziari c’erano tutti: la Regione Siciliana, attraverso un emendamento approvato nel 2024, aveva già dato disponibilità ad assumersi i costi, in linea con la clausola di invarianza finanziaria del DDL.

Politica locale assente o irrilevante

La domanda che molti si pongono riguarda il motivo per cui il Governo abbia ignorato una proposta concreta, sostenibile e già finanziata per la riapertura del Tribunale di Mistretta. La risposta pare risiedere meno in questioni finanziarie e più nei rapporti di forza politici a livello nazionale. Sebbene l’Assemblea Regionale Siciliana abbia approvato una norma che garantisce la copertura economica a carico della Regione e degli enti locali, in sede romana non si è mai registrato un vero e proprio pressing da parte della rappresentanza istituzionale locale.

Il territorio dei Nebrodi e della Sicilia interna soffre di un deficit strutturale di peso politico, privo di parlamentari influenti o interlocuzioni ministeriali efficaci capaci di sostenere la causa. Questa debolezza politica ha lasciato la proposta “lettera morta”, nonostante la sua sostenibilità economica e il largo consenso territoriale. In assenza di una rete istituzionale compatta e di una presenza autorevole nel dibattito parlamentare, anche le istanze più legittime rischiano di essere trascurate, come nel caso di Mistretta, che continua a pagare il prezzo della rappresentanza politica fragile e irrilevante.

Un’occasione mancata, ma forse non definitiva

La mancata inclusione nel testo del Governo non chiude però la partita. Il disegno di legge deve ancora affrontare l’iter parlamentare, e sarà in sede di esame alle Camere che si potrà proporre un emendamento per inserire Mistretta tra le sedi da ripristinare. Ma anche qui, sarà fondamentale che la politica siciliana si presenti compatta e determinata: senza un’azione coordinata tra deputati, governo regionale e istituzioni locali, il rischio è che il tribunale resti definitivamente fuori dai radar.

Una ferita ancora aperta

Il Tribunale di Mistretta fu soppresso nel 2013 nell’ambito della riforma della geografia giudiziaria. Da allora, cittadini e operatori del diritto chiedono il ritorno di un presidio fondamentale per l’accesso alla giustizia nei Nebrodi. Oggi, le cause vengono smistate a Patti, con costi e tempi che scoraggiano soprattutto i più deboli. Il mantenimento dell’edificio, ancora in buono stato, e l’organico compatibile con l’attuale rete giudiziaria, rendono la riattivazione logisticamente possibile.

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