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Triplice omicidio di Montagnareale: l’attenzione degli inquirenti sull’amico di famiglia 

Con la consegna delle salme alle famiglie si è chiusa la fase degli esami autoptici sul triplice omicidio di Montagnareale, ma le risultanze medico-legali e investigative continuano ad aggiungere tasselli decisivi a una vicenda ancora piena di ombre. I funerali dei fratelli Devis e Giuseppe Pino, di 26 e 44 anni, saranno celebrati venerdì 6 febbraio alle ore 15 nella piazza di San Pier Niceto. Alla stessa ora, nella concattedrale di Patti, si terranno le esequie di Antonio Gatani, 82 anni, residente in città.

Le autopsie, eseguite sabato scorso dall’ordinario di Medicina legale dell’Università di Messina Alessio Asmundo, insieme al collega Giovanni Andò, hanno fornito indicazioni cruciali sulla dinamica dell’agguato.

La dinamica: un’esecuzione

Nel corpo dei due fratelli Pino sarebbero stati rinvenuti proiettili dello stesso tipo, elemento che rafforza l’ipotesi che i colpi siano partiti dalla stessa arma. A morire per ultimo sarebbe stato Devis Pino, il più giovane, raggiunto da due fucilate: la prima lo avrebbe ferito, mentre la seconda, esplosa a distanza ravvicinata, sarebbe stata il colpo di grazia. Tutti e tre i corpi sono stati ritrovati a circa 30 metri di distanza l’uno dall’altro, colpiti all’addome, lungo una traiettoria che lascia intravedere una sequenza ordinata e una volontà omicida precisa. Una vera e propria esecuzione, maturata in pochi minuti ma con una lucidità che ha colpito gli inquirenti.

L’ipotesi del quarto uomo

Dall’incrocio tra gli esami autoptici e i rilievi effettuati sul luogo del delitto, la Procura di Patti, guidata da Angelo Cavallo, è giunta a una conclusione ormai ritenuta centrale: sul posto era presente almeno una quarta persona, che avrebbe esploso l’ultimo colpo per poi fuggire, senza prestare soccorso né dare l’allarme. Un’ipotesi rafforzata anche dal fatto che a chiamare il 112, la mattina del 28 gennaio, non è stato chi era con le vittime, ma un passante in motocross, che ha notato casualmente il primo cadavere.

L’indagato e gli accertamenti

Per questi motivi è stato iscritto nel registro degli indagati A.S., 50 anni, residente a Montagnareale, amico di lunga data del figlio di Gatani e conoscente dell’anziano da molti anni. L’uomo ha dichiarato di aver accompagnato Gatani a caccia e di essersi poi allontanato, sostenendo di non aver assistito all’agguato. Una versione che non ha convinto la magistratura. Questa mattina i carabinieri del RIS di Messina stanno sottoponendo l’indagato all’esame dello stub, uno speciale adesivo in grado di rilevare eventuali residui di polvere da sparo su mani, corpo e indumenti. All’accertamento è presente anche il consulente tecnico nominato dalla difesa. A.S. è assistito dagli avvocati Tommaso Calderone e Filippo Barbera.

La magistratura ha inoltre disposto il sequestro del fucile riconducibile al cosiddetto “quarto uomo”, l’arma che potrebbe essere stata utilizzata durante la battuta di caccia di mercoledì mattina e che ora sarà sottoposta a perizia balistica.

Le prossime mosse

Decisivo potrebbe rivelarsi anche l’incrocio dei tabulati telefonici e delle celle agganciate nella zona nelle ore dell’omicidio, per ricostruire spostamenti, presenze e contatti. Al momento non risultano altri indagati, ma l’inchiesta resta aperta. Gli investigatori attendono ulteriori riscontri tecnici

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