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Truffa ai fondi agricoli dell’Unione Europea: blitz in Sicilia, un arresto e sequestri per oltre 360 mila euro

Maxi operazione della Procura Europea e dei Carabinieri per la Tutela Agroalimentare tra le province di Catania, Messina, Enna, Trapani e Siracusa. Smantellata un’associazione per delinquere accusata di aver ottenuto indebitamente contributi agricoli dell’Unione Europea per oltre 1,4 milioni di euro.

L’ordinanza, emessa dal Gip del Tribunale di Messina su richiesta della Procura Europea (EPPO – Ufficio dei Procuratori Europei delegati per la Sicilia, con sede a Palermo), ha disposto sei misure cautelari nei confronti di altrettanti imprenditori agricoli siciliani. Per uno di loro sono stati disposti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico; per un altro l’obbligo di dimora; per quattro il divieto, per un anno, di esercitare attività di impresa che consentano l’accesso a contributi comunitari o statali e di ricoprire incarichi direttivi in società.

Parallelamente è stato eseguito un sequestro preventivo di titoli e beni, anche per equivalente, fino alla concorrenza di 361.283,97 euro, ritenuti parziale profitto dei reati contestati, tra cui associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di fondi europei e autoriciclaggio. Notificate inoltre 22 informazioni di garanzia ad altrettanti indagati.

L’indagine “Exodus”

L’operazione, denominata “Exodus” – dal riferimento alla “migrazione” sospetta di fascicoli aziendali – è il risultato di un’articolata attività investigativa condotta dai Carabinieri dei Reparti per la Tutela Agroalimentare di Salerno e Messina e coordinata dalla Procura Europea.

Gli accertamenti hanno fatto emergere un’anomala concentrazione di trasferimenti di fascicoli aziendali dai Centri di Assistenza Agricola (CAA) siciliani verso strutture situate nelle province di Salerno e Latina. Secondo gli inquirenti, tali spostamenti sarebbero stati finalizzati a eludere i controlli delle autorità competenti.

Attraverso l’analisi delle consistenze aziendali, la ricostruzione dei rapporti societari e il monitoraggio dei trasferimenti di titoli PAC, terreni e flussi di denaro, gli investigatori avrebbero ricostruito un sistema organizzato volto a ottenere indebitamente aiuti comunitari del Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA).

Aziende fittizie e terreni mai concessi

Il meccanismo, secondo l’ipotesi accusatoria, si basava sulla costituzione di aziende agricole fittizie, sull’acquisizione fraudolenta di titoli PAC AGEA dalla Riserva Nazionale e sull’inserimento nelle dichiarazioni aziendali di terreni mai concessi o falsamente dichiarati come usucapiti.

I fondi ottenuti sarebbero poi stati trasferiti tra conti correnti societari diversi o reinvestiti, anche attraverso la partecipazione ad aste pubbliche, con l’obiettivo di ostacolarne la tracciabilità e occultarne la provenienza illecita.

Tra i beni sottoposti a sequestro figurano circa 60 mila euro in titoli PAC AGEA, ulteriori 60 mila euro tra conti correnti e conti titoli, due terreni agricoli in provincia di Messina e due appartamenti in provincia di Catania.

La tutela dei fondi pubblici

L’operazione conferma l’impegno dei Carabinieri per la Tutela Agroalimentare – specialità dell’Arma alle dipendenze funzionali del Ministero dell’Agricoltura – nel contrasto alle frodi ai danni dei bilanci dello Stato e dell’Unione Europea. Determinante anche l’azione di coordinamento della Procura Europea, che ha portato all’adozione delle misure cautelari per interrompere la presunta attività illecita.

Resta ferma la presunzione di innocenza: le accuse dovranno essere verificate nel corso del procedimento giudiziario.

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