Il caso: peculato e falso per oltre 600mila euro
Una truffa silenziosa e durata anni. Una fiducia tradita nel cuore di una piccola comunità di Motta d’Affermo. Si è celebrata ieri, martedì 15 luglio, al Tribunale di Patti, una delle udienze cruciali del processo che vede imputato Calogero Mario Parafioriti, 62 anni, ex responsabile dell’ufficio postale di Motta d’Affermo, accusato di essersi appropriato illecitamente di oltre 600.000 euro dai conti di 59 risparmiatori, molti dei quali anziani.
I fatti
Tra il 2015 e il 2022, il sessantaduenne ed ex unico impiegato dell’ufficio postale di Motta D’Affermo, avrebbe messo in atto una frode sistematica ai danni di decine di risparmiatori. In qualità di responsabile di sportello e cassiere, l’uomo ha approfittato della fiducia e della posizione per appropriarsi indebitamente di ingenti somme di denaro.
Secondo l’indagine condotta dai Carabinieri della Compagnia di Mistretta e dal reparto antifrode di Poste Italiane, Parafioriti avrebbe sottratto complessivamente oltre 600 mila euro da libretti postali e conti correnti di circa 59 clienti. La truffa si è basata sulla creazione di falsi libretti cartacei con operazioni simulate, che venivano consegnati ai risparmiatori ignari del reale ammanco. In realtà, i fondi erano stati prelevati dal dipendente stesso, spesso con accessi abusivi al sistema informatico interno.
La vicenda è emersa grazie alle denunce di alcuni correntisti che avevano riscontrato irregolarità nei saldi. Le verifiche successive hanno portato al licenziamento immediato del dipendente e all’avvio di un’inchiesta penale.
Sul piano giudiziario, il Tribunale di Patti ha disposto il rinvio a giudizio per reati gravi: peculato aggravato, falsità materiale e ideologica, autoriciclaggio e accesso abusivo a sistema informatico. L’imputato ha optato per il rito abbreviato condizionato, con richiesta di perizia psichiatrica per accertare la sua capacità di intendere e volere al momento dei fatti.
La dinamica della frode ricostruita dai legali delle parti civili
I legali delle parti civili, tra cui Antonella Marinaro, Eugenio Passalacqua, Felice Tropia, Francesco Giannì, Antonio Di Francesco e Giuseppe Labbate, hanno ricostruito in aula un sistema fraudolento ben articolato:
- Libretti postali falsificati: creazione o modifica di documentazione fittizia.
- Rendiconti cartacei alterati: annotazioni contraffatte per nascondere le sottrazioni.
- Operazioni non autorizzate: prelievi ed azioni sui conti effettuate all’insaputa dei titolari.
Un sistema rodato e insidioso, che per anni avrebbe minato i risparmi di intere famiglie, molti dei quali anziani o poco alfabetizzati digitalmente.
Le accuse e la requisitoria del PM
Durante la requisitoria, il pubblico ministero ha definito la condotta dell’imputato come:
- Sistematica e continuata
- Aggravata dal tradimento della funzione pubblica
- Parafioriti avrebbe agito da unico operatore dello sportello, sfruttando la fiducia dei risparmiatori
Il PM ha richiesto otto anni di reclusione e il risarcimento delle vittime.
La difesa: incapacità di intendere e volere
L’avvocato difensore, Massimiliano Fabio, ha esplicitato la propria arringa difensiva sostenendo ampie motivazioni a supporto della tesi volta ad ottenere le ragioni dell’imputato rispetto alle condotte contestate, formulando nello specifico in prima istanza la richiesta di assoluzione perché il fatto non sussiste o non costituisce reato (anche ai sensi dell’articolo 530 secondo comma) anche previa riqualificazione del fatto nel reato di appropriazione indebita. In via subordinata, quindi, la difesa ha richiesto un eventuale riconoscimento della diminuente per vizio parziale di mente nella misura massima della riduzione di legge ed infine il riconoscimento delle attenuanti e delle generiche con prevalenza rispetto alle contestate aggravanti.
Nell’ipotesi di affermazione della penale responsabilità, è stata infine chiesta la concessione del minimo della pena e di tutti i benefici di legge compresa la sospensione condizionale della pena, la sostituzione della pena detentiva con affidamento in prova ai servizi sociali o con la detenzione domiciliare sussistendo i presupposti di legge e concessione di ogni altro beneficio di legge.
A settembre la sentenza
Il giudice Ugo Molina ha rinviato l’udienza al 15 settembre per eventuali repliche e la lettura della sentenza. L’attesa è altissima tra la comunità di Motta d’Affermo e i risparmiatori coinvolti, molti dei quali denunciano non solo perdite economiche, ma anche un trauma emotivo profondo. La vicenda rappresenta uno dei casi più eclatanti di abuso fiduciario e appropriazione indebita nel settore postale siciliano, con una sentenza attesa che sarà cruciale sia per le vittime che per la comunità.




