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Tusa, la Regione prenota oltre 1,5 milioni per il Teatro di Alesa. Ma sul progetto si apre lo scontro istituzionale

Mentre la Regione Siciliana mette a disposizione oltre 1,5 milioni di euro per lo scavo archeologico e il recupero del Teatro ellenistico-romano di Alesa Arconidea, sul futuro di uno dei più importanti siti archeologici della Sicilia settentrionale si consuma un duro confronto istituzionale tra il Comune di Tusa e la Soprintendenza ai Beni culturali di Messina.

Da una parte c’è il decreto del Dipartimento regionale dei Beni culturali che dispone una prenotazione di impegno pluriennale pari a 1.508.929,95 euro destinata al progetto di recupero del complesso archeologico. Dall’altra una lunga nota inviata dal sindaco Angelo Tudisca al Presidente della Repubblica, al Ministro della Cultura, al Presidente della Regione Siciliana, all’Assessore regionale ai Beni culturali, al Prefetto di Messina, ai deputati regionali e al Parco Archeologico di Tindari, nella quale vengono sollevate contestazioni sul diniego di accesso agli atti relativo ai lavori in corso.

Il finanziamento regionale

Il decreto regionale rappresenta un passaggio importante per la valorizzazione dell’antica Alesa Arconidea. Le risorse, pari a oltre 1,5 milioni di euro, sono ripartite su tre annualità e serviranno al recupero del teatro ellenistico-romano, alle attività di scavo, agli studi scientifici, alle indagini archeologiche, alle prospezioni geofisiche, alla progettazione, oltre che alle attività di divulgazione e valorizzazione del sito.

Va precisato, tuttavia, che il provvedimento costituisce una prenotazione di impegno e non ancora l’impegno definitivo della spesa. Quest’ultimo scatterà solo dopo la trasmissione degli atti previsti dal Codice dei contratti pubblici e la formalizzazione delle obbligazioni giuridicamente vincolanti.

La lettera del sindaco

Contestualmente, il sindaco di Tusa, Angelo Tudisca, ha reso pubblica una nota nella quale sostiene di avere presentato, lo scorso 9 aprile, una richiesta di accesso agli atti riguardante il cantiere del Teatro di Alesa.

Secondo quanto affermato dal primo cittadino, la Soprintendenza avrebbe negato l’accesso alla documentazione richiesta dopo il decorso dei termini previsti dalla normativa. Il sindaco ritiene il diniego illegittimo e sostiene che il Comune, quale ente nel cui territorio ricade il bene archeologico e che negli anni ha investito risorse proprie nella valorizzazione del sito, abbia titolo a conoscere gli atti relativi all’intervento.

Le richieste rivolte alle istituzioni

Nella nota, indirizzata a numerose autorità istituzionali, Tudisca chiede il riesame del provvedimento di diniego e annuncia che, in assenza di un ripensamento, valuterà il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale e ulteriori iniziative nelle sedi competenti. Il documento contiene inoltre una serie di interrogativi sulla gestione del cantiere, sul ruolo della direzione dei lavori, sul Responsabile unico del procedimento, sull’organizzazione scientifica del progetto e sull’utilizzo delle risorse pubbliche.

Si tratta, tuttavia, di quesiti e valutazioni formulate dal sindaco, che allo stato non risultano accertati e sui quali non emerge, dalla documentazione esaminata, una posizione della Soprintendenza ai Beni culturali di Messina.

Un patrimonio strategico per la Sicilia

Il Teatro di Alesa rappresenta uno dei siti archeologici più rilevanti della costa tirrenica messinese. La disponibilità delle risorse regionali apre la prospettiva di un importante intervento di recupero e valorizzazione. Parallelamente, però, la vicenda amministrativa sollevata dal Comune rischia di trasformarsi in un contenzioso istituzionale destinato ad accompagnare le prossime fasi del progetto.

In attesa degli sviluppi, resta un dato oggettivo: da un lato la Regione ha individuato le risorse economiche per il recupero del teatro; dall’altro il Comune chiede piena trasparenza sulla gestione dell’intervento e l’accesso alla documentazione amministrativa. Su quest’ultimo aspetto sarà ora importante conoscere anche le eventuali determinazioni e le valutazioni della Soprintendenza di Messina, chiamata in causa dal sindaco nella propria nota.

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