Affetta dalla sindrome di Behçet, una rara e debilitante malattia autoimmune, Oriana – giovane donna di 23 anni di Milazzo – si trova a dover affrontare una sfida che va ben oltre quella della salute. Dopo diversi interventi chirurgici e ben tre perforazioni intestinali in pochi anni, con un’invalidità riconosciuta dell’80%, Oriana ha ricevuto prescrizione per due risonanze magnetiche, considerate fondamentali e con priorità massima (da eseguirsi entro 120 giorni). Le date assegnate dal sistema SovraCup? Giugno e dicembre 2026. Oltre un anno e mezzo d’attesa per esami cruciali al monitoraggio della sua condizione clinica.
Secondo il SovraCup, la giovane non avrebbe diritto ad alcun percorso preferenziale, nonostante la patologia rara e invalidante.
Una denuncia che fa rumore
Stanca e frustrata, la madre di Oriana ha presentato denuncia ai carabinieri della stazione di Barcellona Pozzo di Gotto, portando così il caso in Procura. “Nulla contro la sanità pubblica,” dichiara la madre, “ma è inaccettabile che chi vive con una malattia rara debba attendere tempi simili per esami essenziali.”
La storia di Oriana inizia all’età di 12 anni e da allora si è trasformata in un percorso a ostacoli: continui trasferimenti da un ospedale all’altro, specialisti diversi, numerosi interventi subiti. Una malattia che lascia segni profondi nel corpo, nell’anima e nelle famiglie che affrontano questa battaglia ogni giorno.
Esami prioritari negati
Le due risonanze magnetiche, richieste dal Policlinico San Marco di Catania – una per encefalo e tronco, l’altra per le orbite – sono fondamentali perché solo grazie ai loro risultati gli specialisti potranno valutare la sospensione di un farmaco che Oriana assume da dieci anni. Tuttavia, nemmeno ricorrendo all’intramenia gli esami risultano disponibili in tempi brevi. Così, con le date assegnate dal SovraCup a distanza di più di un anno e su due appuntamenti distinti, si consuma una questione di vera e propria sopravvivenza che rimane trascurata.
Un paradosso della sanità italiana
Le priorità cliniche – 10, 30, 60 o 120 giorni – indicate dai medici si trasformano regolarmente in promesse disattese davanti alla macchina inceppata del SovraCup, il sistema di prenotazione interaziendale. Le strutture pubbliche risultano sature, spesso sottodimensionate e prive di protocolli realmente efficaci per gestire le urgenze non immediate. Così, chi ha bisogno di cure rapide e monitoraggio costante, viene messo in coda e sacrificato sull’altare dell’attesa.
La punta dell’iceberg
Il caso di Milazzo non è affatto un’eccezione: rappresenta solo la punta di un iceberg più grande. Ogni giorno in Italia migliaia di persone sono costrette ad aspettare per mesi, a volte per anni, esami e visite fondamentali. Serve un cambio di rotta radicale. Occorrono investimenti reali, percorsi dedicati per i pazienti con malattie croniche o rare e una revisione profonda dell’intero sistema di prenotazione. Perché la malattia non aspetta.




