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Violenza senza preavviso e l’insicurezza percepita che nasce dall’imprevedibilità

Due episodi diversi, lontani per contesto e protagonisti, ma drammaticamente simili nel risultato: persone comuni che finiscono in ospedale, colpite all’improvviso da una violenza cieca. A Palermo una donna esce dal parrucchiere in via Libertà e viene colpita alle spalle con una coltellata che le perfora un polmone e le provoca la frattura di una vertebra. L’autore un soggetto con problemi psichici. Non c’è una lite, non c’è un conflitto. Solo un gesto improvviso, consumato in pieno giorno, in una delle strade più frequentate della città.

Nel Ragusano, a Rosolini, un meccanico di 57 anni, ieri, è stato aggredito con violenza estrema e ridotto in condizioni gravissime, tanto da essere ricoverato in terapia intensiva. L’autore un tunisino di 31 anni al quale il meccanico gli aveva detto di essere materialmente impossibilitato a sistemargli l’auto. Anche qui la brutalità è sproporzionata, feroce, tale da far ipotizzare il tentato omicidio.

In entrambi i casi, a emergere è un dato inquietante: l’imprevedibilità.

Non si tratta di rapine finite male o di regolamenti di conti. Qui la violenza sembra sganciata da un movente razionale, scollegata da un conflitto reale, generata da frustrazione, disagio psichico, rabbia incontrollata. È questo che spaventa di più: l’idea che chiunque possa trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato, bersaglio casuale di uno squilibrio che esplode.

Le nostre città stanno diventando luoghi dove la tensione è palpabile. Non è solo una questione di criminalità organizzata o microdelinquenza. È qualcosa di più profondo e più diffuso: un malessere sociale che attraversa quartieri, generazioni e condizioni economiche. Problemi psichiatrici non adeguatamente seguiti, marginalità, dipendenze, solitudine, precarietà economica. Una miscela che, se non intercettata, può trasformarsi in pericolo pubblico.

La percezione di insicurezza cresce perché gli episodi appaiono casuali, incontrollabili. Quando la violenza colpisce senza preavviso, in pieno centro, in orari ordinari, viene meno la sensazione di poter prevedere il rischio. E quando la società non riesce a intercettare per tempo chi è pericolosamente instabile, la paura si radica.

Non si tratta di alimentare allarmismi, ma di riconoscere un problema strutturale. Le nostre strade non sono solo meno sicure per l’azione dei criminali organizzati, ma per un disagio diffuso che non trova risposte adeguate. Se non si investe seriamente in salute mentale, inclusione sociale, prevenzione e presidio del territorio, continueremo a commentare fatti isolati che isolati non sono.

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