Con l’avvicinarsi delle festivività natalizie, molti siciliani residenti altrove vivono una comune problematica: l’esagerato costo dei voli per tornare in Sicilia. Le simulazioni mostrano tariffe che superano i 300 euro a tratta, con picchi che si avvicinano ai 600 euro nei giorni più prossimi al 25 dicembre. Il risultato: giovani, lavoratori e migranti interni sono costretti a rinunciare al rientro a casa, ai familiari, alle feste nella propria terra.
Il caso virtuoso di Comiso
Dal 1° novembre 2025, l’aeroporto di Comiso ha avviato un regime speciale di continuità territoriale che riserva tariffe agevolate ai residenti siciliani, grazie all’assegnazione delle rotte principali a Aeroitalia, con voli diretti verso Roma-Fiumicino e Milano-Linate.
I residenti potranno così volare con costi molto più accessibili: circa 27-38 euro più tasse aeroportuali per Roma, e circa 50 euro più tasse per Milano. Questo regime, valido fino al 31 ottobre 2028, prevede due voli giornalieri per Roma (mattina e sera, andata e ritorno) e un volo giornaliero per Milano. Inoltre, dal 1° gennaio 2026 sarà eliminata la tassa addizionale comunale per i passeggeri negli aeroporti siciliani, compresi Comiso, Trapani, Lampedusa e Pantelleria.
Questo modello dimostra come una collaborazione tra Stato e Regione possa interrompere la spirale dei prezzi elevati, rendendo più accessibile il rientro per i siciliani.
Come estendere questo modello in tutta la Sicilia?
Partendo dall’esperienza di Comiso, ecco alcune proposte concrete per abbassare i costi dei voli in tutta l’isola:
- Estendere la continuità territoriale anche negli altri aeroporti principali di Sicilia (Catania, Palermo, Trapani), garantendo tariffe fisse con bagaglio incluso e possibilità di cambiare le date senza costi eccessivi.
- Co-finanziare le tariffe agevolate con fondi pubblici condivisi da Regione, Stato e aeroporti per coprire i periodi di bassa domanda e mantenere i prezzi bassi.
- Ridurre e rendere trasparenti le tasse aeroportuali, come già previsto per Comiso eliminando la tassa addizionale comunale, consentendo così di abbassare i prezzi finali e mettere a conoscenza i passeggeri dei costi esatti.
- Migliorare i collegamenti interni verso gli aeroporti con autobus, treni e navette che facilitino il trasporto verso i voli economici: un aeroporto poco accessibile peggiora l’attrattività delle tariffe.
- Incentivare rotte internazionali e low-cost, stimolando la concorrenza e offrendo più scelte anche su tratte domestiche.
- Regolare le tariffe nei periodi di picco, prevedendo prezzi calmierati per i residenti nelle giornate di maggior richiesta, in modo da evitare speculazioni e rendere la prenotazione anticipata più conveniente.
- Creare un sistema di voucher volo per categorie fragili (studenti, giovani lavoratori stagionali), per garantire che il ritorno a casa sia possibile anche per chi ha minori risorse economiche.
Quali sono le sfide?
È importante garantire che le tariffe agevolate siano disponibili nei giorni centrali delle festività, senza limitazioni di posti troppo stringenti. Inoltre, serve trasparenza nei criteri di prenotazione per evitare complicazioni o discriminazioni tra residenti e non. Sarà inoltre fondamentale monitorare la sostenibilità economica dei servizi, così come migliorare la rete dei trasporti pubblici interni per evitare che l’ultimo tratto verso l’aeroporto diventi un ostacolo.
Un diritto accessibile, non un lusso
Il caro-voli non è solo un problema che pesa sulle tasche di ciascuno, ma una questione di giustizia territoriale. Quando tornare in Sicilia per le festività diventa troppo costoso, non sono solo singoli a soffrire, ma intere famiglie e comunità. L’esempio di Comiso dimostra che con interventi mirati — tariffe agevolate, continuità territoriale e riduzione delle tasse — si può fare la differenza. Ora serve un progetto più ampio che estenda queste opportunità a tutta l’isola, perché il ritorno a casa sia un diritto concreto, non un privilegio per pochi.




