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Piraino, via Marsala occupata senza esproprio dal 1984: il Comune dovrà restituire l’area o acquisirla pagando i proprietari

Il Cga dichiara irricevibile l’appello dell’ente perché presentato in ritardo. A Fiumara si apre la questione dell’accesso alle abitazioni e dei costi per le casse comunali

PIRAINO – Un tratto di strada realizzato su un terreno privato, una procedura espropriativa mai completata e una controversia che affonda le radici in oltre quarant’anni di storia amministrativa. È la vicenda di via Marsala, nella frazione Fiumara di Piraino, sulla quale il Comune è ora chiamato a intervenire dopo la decisione del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana.

Con la sentenza pubblicata il 20 ottobre 2026, il Cga ha dichiarato irricevibile, perché presentato in ritardo, l’appello proposto dal Comune di Piraino contro la pronuncia del Tar di Catania del 18 febbraio 2025. Resta così ferma la decisione di primo grado, che ha riconosciuto le ragioni dei proprietari, i fratelli Lenzo, in relazione all’occupazione illegittima del terreno sul quale ricade un tratto della strada.

Secondo l’analisi dell’avvocato Giuseppe Nobile del Foro di Palermo, legale dei proprietari, il Comune dovrà restituire l’area previa rimessione in pristino e risarcire i danni oppure valutare l’acquisizione del bene al patrimonio pubblico, corrispondendo quanto dovuto. L’ente è stato assistito dagli avvocati Frediani e Schininà, del Foro di Ragusa.

Una strada al servizio delle abitazioni

La questione non riguarda soltanto il rapporto tra l’amministrazione e i proprietari del terreno. Via Marsala si trova infatti in un’area residenziale abitata da numerosi cittadini e il tratto interessato è utilizzato per raggiungere le abitazioni.

L’eventuale restituzione dell’area, con il ripristino dello stato dei luoghi, potrebbe quindi avere conseguenze sull’accesso alle case. Non risulta, allo stato, che sia stata disposta la chiusura della strada: il problema dipenderà dalle iniziative che il Comune adotterà per dare esecuzione alla sentenza.

L’alternativa dell’acquisizione sanante

Tra le possibilità indicate dal legale dei fratelli Lenzo c’è il ricorso alla cosiddetta acquisizione sanante, prevista dall’articolo 42-bis del Testo unico sulle espropriazioni. Si tratta di una procedura che consente, alle condizioni previste dalla legge, di acquisire al patrimonio pubblico un bene privato utilizzato per finalità di interesse pubblico senza che il trasferimento della proprietà sia stato regolarmente perfezionato.

Per percorrere questa strada, il Comune dovrà svolgere le valutazioni richieste dalla legge e motivare la sussistenza dell’interesse pubblico all’utilizzo dell’area. Ai proprietari dovrebbero essere corrisposte le somme dovute per l’acquisizione e per l’occupazione illegittima, secondo quanto previsto dalla sentenza e dalla normativa applicabile.

L’avvocato Nobile riferisce che l’occupazione risale al 1984 e che, nella quantificazione delle somme, dovranno essere considerati il valore del terreno, i danni, le rivalutazioni e gli interessi. L’importo a carico dell’ente resta da determinare.

Sempre secondo il legale, il Comune avrebbe sessanta giorni dal 20 ottobre per attivare la procedura sanante e corrispondere quanto dovuto. Un passaggio i cui tempi e modalità dovranno essere verificati alla luce del testo delle decisioni.

Le origini della vicenda negli anni Ottanta

La storia comincia il 23 novembre 1981, quando il Consiglio comunale di Piraino, durante l’amministrazione guidata dall’allora sindaco Raffaele Cusmano, approvò un programma costruttivo di edilizia residenziale pubblica in contrada Mendola, nella frazione di Fiumara.

Con una successiva deliberazione del 17 febbraio 1982 fu definito il piano particellare di esproprio relativo a una vasta area. Su quei terreni sarebbero stati individuati i lotti da destinare alla realizzazione di fabbricati ad uso abitativo e le opere di urbanizzazione, tra cui via Marsala.

Le aree, compreso il terreno dei Lenzo, furono occupate provvisoriamente. Per le superfici destinate alle opere di urbanizzazione, tuttavia, all’occupazione non seguì il decreto di espropriazione necessario a completare il trasferimento della proprietà.

Dalle diffide alle sentenze

Nel corso degli anni i proprietari hanno chiesto al Comune, attraverso diverse diffide, documenti e atti relativi alla procedura. Successivamente hanno promosso un giudizio davanti al Tribunale di Patti, chiedendo il riconoscimento del diritto di proprietà e il risarcimento per l’occupazione del fondo.

Nel procedimento è stata disposta una consulenza tecnica e sono state acquisite parte delle dichiarazioni di pubblica utilità. Il giudice ordinario ha poi dichiarato il proprio difetto di giurisdizione in favore del giudice amministrativo. La controversia è quindi approdata al Tar di Catania e, in seguito all’appello del Comune, al Cga, che lo ha dichiarato irricevibile per tardività.

La decisione passa ora al Comune

Adesso l’attenzione si sposta sulle scelte dell’amministrazione guidata dal sindaco Salvatore Cipriano. L’ente dovrà individuare il percorso per dare esecuzione alla pronuncia, affrontando sia i diritti dei proprietari sia le esigenze dei residenti che utilizzano la strada.

In caso di inerzia, i fratelli Lenzo potrebbero promuovere un giudizio di ottemperanza per ottenere l’esecuzione della decisione, con la possibile nomina di un commissario ad acta. Resta da capire quali iniziative il Comune intenda assumere, quali saranno i tempi e quale sarà l’impatto economico della vicenda sul bilancio dell’ente.

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