Legge elettorale, l’allarme di Gaetano Silvestri: «Premio abnorme, il 42% è una soglia troppo bassa»

L’ex presidente della Corte costituzionale richiama il rischio di una distorsione della rappresentanza, aggravata dall’astensionismo. E la nuova soglia aiuta a leggere anche l’intesa tra Meloni e De Luca

Un premio di maggioranza consistente, assegnato a una forza politica o a una coalizione che potrebbe rappresentare meno della metà di chi è andato alle urne. E che, in presenza di un forte astensionismo, avrebbe raccolto il consenso di una quota ancora più ridotta degli aventi diritto.

È su questo punto che si concentra la riflessione di Gaetano Silvestri, già presidente della Corte costituzionale ed ex rettore dell’Università di Messina, intervenuto sulla nuova legge elettorale approvata dal Parlamento su iniziativa del centrodestra.

Intervistato da la Repubblica, il costituzionalista ha espresso perplessità sulla soglia del 42% dei voti validi, prevista per l’attribuzione del premio di governabilità. Un meccanismo che, a suo giudizio, rischia di alterare il rapporto tra il consenso espresso dagli elettori e la rappresentanza nelle Camere.

Silvestri: «Una distorsione del risultato del voto»

«Deciderà la Corte costituzionale. Personalmente, ritengo che il 42% sia una soglia troppo bassa per attribuire un premio di 70 deputati e 35 senatori», afferma Silvestri, secondo le parole riportate nell’articolo di partenza.

L’ex presidente della Consulta lega la propria valutazione anche alla crescita dell’astensionismo: «L’abnormità del premio di maggioranza è messa oggi in maggiore risalto rispetto all’impressionante aumento dell’astensionismo elettorale. Una distorsione del risultato del voto che comprime artificiosamente le scelte degli elettori».

Il tema sollevato dal giurista riguarda dunque l’equilibrio tra due esigenze fondamentali: da una parte la governabilità, cioè la possibilità di formare maggioranze parlamentari stabili; dall’altra la rappresentatività, vale a dire la corrispondenza tra il voto dei cittadini e la composizione del Parlamento.

Le sue parole esprimono una valutazione critica sulla legge. L’eventuale giudizio sulla sua legittimità costituzionale spetterebbe alla Consulta, qualora fosse chiamata a pronunciarsi.

Come funziona la soglia del 42%

La riforma prevede un sistema a base proporzionale, corretto da un premio di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Per ottenerlo, la stessa lista o coalizione deve risultare prima a livello nazionale e raggiungere almeno il 42% dei voti validi in entrambe le Camere. La legge prevede anche limiti al numero complessivo di seggi attribuibili alla forza vincitrice.

La percentuale si calcola sui voti validi, non sul totale degli aventi diritto. Per capire la questione posta da Silvestri, si può ricorrere a un esempio puramente indicativo: se votassero 60 elettori su 100 e tutti i voti fossero validi, una coalizione al 42% raccoglierebbe il consenso di circa 25 aventi diritto su 100.

Non si tratta di una previsione sull’affluenza o sul risultato delle prossime elezioni. L’esempio serve a mostrare come, con una partecipazione ridotta, possa ampliarsi la distanza tra il peso parlamentare della coalizione vincente e la quota di cittadini che l’ha effettivamente votata.

Secondo i sostenitori della riforma, il premio serve a favorire la formazione di una maggioranza capace di governare. I critici ritengono invece che l’entità del premio possa produrre uno squilibrio eccessivo nella rappresentanza.

L’intesa Meloni-De Luca e il peso delle alleanze

La soglia del 42% offre anche una chiave di lettura dell’accordo nazionale tra Fratelli d’Italia e la lista Sud chiama Nord-Sindaci d’Italia, di cui è portavoce Cateno De Luca.

Nel nuovo quadro, anche il contributo di una lista di dimensioni contenute potrebbe risultare utile a una coalizione vicina alla soglia che fa scattare il premio. La legge, infatti, non prevede una soglia minima di voti per contribuire al calcolo della cifra elettorale della coalizione ai fini del premio: questione distinta dalle regole per l’attribuzione dei seggi alle singole liste.

È in questo scenario che assume rilievo politico l’intesa sancita durante la manifestazione romana di Sud chiama Nord-Sindaci d’Italia, alla quale hanno preso parte esponenti del centrodestra e, in collegamento, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Per De Luca, l’accordo rappresenta un nuovo posizionamento nazionale. Il sindaco di Taormina ha comunque dichiarato di voler mantenere la propria candidatura alla presidenza della Regione Siciliana: resta da vedere come il rapporto costruito con il centrodestra a Roma si tradurrà, eventualmente, nella competizione regionale.

Al di là delle convenienze delle singole forze politiche, l’intervento di Silvestri riporta però il dibattito alla domanda che accompagna ogni riforma elettorale: quanto può essere ampliato il vantaggio parlamentare di chi vince, senza comprimere eccessivamente la rappresentanza di chi ha votato altre forze?

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