Dopo le dimissioni di Barbagallo, il Nazareno affida all’ex ministro la transizione verso i prossimi appuntamenti elettorali. Restano da definire il gruppo di lavoro e gli equilibri tra le componenti.
Il Partito democratico siciliano riparte da Giuseppe “Peppe” Provenzano. La segreteria nazionale guidata da Elly Schlein gli ha affidato il compito di costruire una proposta per il nuovo assetto del partito nell’Isola, dopo le dimissioni di Anthony Barbagallo. L’indicazione è emersa dalla riunione in videoconferenza del 2 novembre tra i vertici nazionali e i dirigenti siciliani: a illustrarla è stato Igor Taruffi, responsabile Organizzazione del Pd.
Il mandato ha due obiettivi: ricomporre le divisioni interne e rimettere in moto l’iniziativa politica in vista di primarie, elezioni politiche e regionali. Provenzano dovrà lavorare in raccordo con le segreterie provinciali e con i parlamentari siciliani eletti a Strasburgo, a Roma e all’Assemblea regionale. Durante l’incontro non gli è stato conferito il ruolo di commissario. È quindi un incarico per costruire la soluzione alla crisi, mentre la forma definitiva della nuova gestione resta da precisare.
Alla vigilia della riunione era circolata l’ipotesi di un direttorio a tre o cinque componenti, coordinato da Provenzano e rappresentativo delle diverse aree del partito. Quella composizione non è stata annunciata. Il gruppo che affiancherà l’ex ministro dovrà essere definito attraverso il confronto con il Pd siciliano e sotto la supervisione nazionale. «Troveremo il modo di completare il gruppo di lavoro che lo affiancherà», ha spiegato Taruffi.
Il passaggio arriva dopo il passo indietro di Barbagallo, annunciato il 27 ottobre. L’ex segretario aveva rimesso il mandato nelle mani della segreteria nazionale, riconoscendo che il tentativo di ricomporre le diverse sensibilità del partito non aveva ancora prodotto il risultato sperato. Una scelta motivata con la necessità di affrontare le prossime sfide con un assetto nuovo e condiviso. Taruffi lo ha ringraziato, riconoscendone l’impegno e il senso di responsabilità.
Alle spalle resta lo scontro sul percorso congressuale che aveva portato alla riconferma di Barbagallo. Le contestazioni avevano alimentato una contrapposizione prolungata, con ricorsi agli organismi di garanzia del partito e davanti alla giustizia ordinaria. Nella riunione Taruffi ha chiesto di superare rapidamente questa fase e di riportare il confronto sulle scelte politiche.
La chiusura del contenzioso interno, però, non risulta completa. La componente riconducibile ad Alessandro Alfieri avrebbe comunicato il ritiro delle firme dai ricorsi alla Commissione nazionale di garanzia; lo stesso passo non risultava compiuto dall’area di Matteo Orfini. Si tratta dei ricorsi interni: queste indicazioni non consentono di considerare chiuse anche le iniziative davanti al tribunale.
Provenzano scrive a Calderoli sulle «mancette» del Fit
Tra le prime iniziative del nuovo corso del Pd siciliano c’è la contestazione del Fondo per gli investimenti territoriali, finanziato con 190 milioni di euro per il 2026. Provenzano, insieme agli altri parlamentari nazionali dem siciliani, ha scritto al ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, sollecitando l’impugnazione delle disposizioni approvate dall’Ars.
Nel mirino dei firmatari sono le modalità di distribuzione: 146,405 milioni agli enti pubblici e 27,902 milioni agli enti ecclesiastici, individuati negli allegati alla legge. Secondo il Pd, queste assegnazioni nominative non sarebbero sostenute da criteri oggettivi e trasparenti, mentre soltanto il 5% del Fondo sarebbe riservato a una procedura pubblica basata sui progetti.
La lettera segnala inoltre voci duplicate negli elenchi approvati in Aula, successivamente corrette prima della pubblicazione. I parlamentari prospettano dubbi di compatibilità con i principi di uguaglianza, ragionevolezza e imparzialità richiamati dagli articoli 3 e 97 della Costituzione. Provenzano porta così la battaglia sulle cosiddette «mancette» sul piano nazionale, chiedendo al governo Meloni di pronunciarsi sull’utilizzo delle risorse.


