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SinagrArte 2026, la bellezza come resistenza culturale: Sinagra si scopre laboratorio d’arte contemporanea

SinagrArte è la rassegna che ha trasformato Sinagra in un laboratorio pulsante di arte contemporanea, confermando la vocazione del borgo a presidio culturale libero da logiche commerciali e da quella mediocrità che spesso soffoca la creatività. Dal 6 al 21 agosto, le sale del meravigliso Palazzo Salleo si sono accese ogni giorno, accogliendo visitatori, artisti e curiosi in un percorso che ha unito bellezza, memoria e riflessione collettiva.

L’inaugurazione, segnata da un abbraccio simbolico tra artisti e amministrazione, ha dato il tono a un’edizione che ha puntato sulla partecipazione e sulla qualità delle opere. Il direttore artistico Filippo Puglia, visibilmente emozionato, ha raccontato un episodio emblematico: una coppia arrivata dal Nord Italia, dopo la visita, ha definito la mostra “più emozionante di molte esposizioni blasonate, spesso intrappolate nella banalità”. Un riconoscimento che conferma la crescita del progetto e spinge gli organizzatori a puntare ancora più in alto per il 2027. “Bisogna avere la capacità di sviluppare un senso critico e riscoprire il valore del confronto. I momenti di condivisione come mostre ed  incontri servono a restituire alla comunità il senso autentico del bello”.

Il cuore della manifestazione è stato il dialogo tra arte e comunità. Il sindaco Nino Musca ha ribadito la necessità di “non abituarsi al brutto”, indicando nella ricerca della bellezza un gesto politico e civile. L’assessore alla Cultura Marzia Mancuso ha sottolineato il valore dell’arte che esce dai palazzi per invadere la piazza, trasformando lo spazio urbano in un luogo di incontro e rigenerazione.

A rappresentare questa visione è stata la monumentale scultura “Centauro” di Antonello Bonanno Conti, realizzata con materiali di scarto: lamiere, componenti informatici, lattine. Un’opera che unisce sostenibilità e potenza espressiva, dimostrando come ciò che è rifiuto possa diventare simbolo di rinascita. Il “Centauro” è diventato una delle immagini più fotografate dell’edizione, ponte ideale tra estetica contemporanea e sensibilità ambientale.

La Pro Loco, guidata da Enza Mola, ha contribuito a rafforzare il legame tra memoria collettiva e futuro, mentre il giornalista Massimo Scaffidi ha definito SinagrArte parte di una “rivoluzione gentile” che punta a trattenere i giovani, attrarre investimenti e costruire un modello culturale replicabile nei Nebrodi.

A impreziosire l’inaugurazione, le note del sassofonista Gioacchino De Carlo, ma nel corso dei giorni si sono esibiti altri artisti per chiudere nel finissage con il Duo Antonio Agnello e Marco Mammana per un viaggio attraverso il ritmo della tradizione. Il vero patrimonio della rassegna resta la coralità degli artisti: oltre cinquanta nomi, tra cui Albini, Antonazzo, Badani, Ballarino, Bonanno Conti, Castrovinci, Crisafulli, De Pasquale, Floramo, Galletto, Gulino, Limoncelli, Nania, Puglia, Rametta, Santoro, Scaffidi, Seminara, Sirna, Urbino, Velluto e Zingales. Una pinacoteca diffusa che ha raccontato linguaggi, identità e visioni differenti, unite dalla volontà di restituire senso e profondità allo sguardo.

SinagrArte 2026 si chiude dunque con un bilancio più che positivo: pubblico numeroso, opere di qualità, un paese trasformato in un palcoscenico vivo. La bellezza, qui, non è ornamento ma è resistenza culturale e visione futura.

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