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Agrigento, inchiesta sulle “spese pazze”: sei indagati tra politica e cultura

Un nuovo terremoto giudiziario scuote Agrigento, riportando al centro del dibattito pubblico la gestione dei fondi destinati agli eventi culturali. La Procura agrigentina ha avviato un’inchiesta su presunte irregolarità legate alle manifestazioni natalizie del 2022, ipotizzando reati gravi come truffa aggravata, peculato e finanziamento illecito ai partiti.

L’indagine e i protagonisti

A coordinare l’inchiesta sono il procuratore capo Giovanni Di Leo e il sostituto procuratore Elettra Consoli. Sei le persone iscritte nel registro degli indagati:

  • Lillo Pisano, deputato nazionale ed ex vice capo gabinetto dell’assessorato regionale al Turismo
  • Fabrizio La Gaipa, amministratore del Distretto turistico Valle dei Templi
  • Salvatore Prestia
  • Calogero Casucci
  • Antonio Migliaccio
  • Laura Cozzo

Al centro delle indagini vi è la gestione dei fondi pubblici destinati a tre eventi: “Xena Akragantos”, “Natale destinazione Agrigento” e “Destinazione Agrigento Costa del Mito”.

I fondi e il presunto sistema

Secondo la Procura, le tre manifestazioni sarebbero state artificiosamente presentate come iniziative separate, pur facendo parte di un unico programma. Questo avrebbe consentito di ottenere finanziamenti pubblici per circa 602 mila euro, una cifra che – secondo gli inquirenti – sarebbe stata triplicata rispetto al reale fabbisogno.

I magistrati ipotizzano l’uso di rendicontazioni incomplete e fatture gonfiate. Tra gli episodi segnalati, spicca una spesa ritenuta anomala per il noleggio di 34 bagni chimici durante un concerto di fine anno del cantante Achille Lauro.

Il danno economico per la Regione Siciliana viene stimato in almeno 300 mila euro.

L’ipotesi di peculato

Un secondo filone riguarda la gestione diretta dei fondi pubblici. Secondo gli inquirenti, il denaro proveniente da Regione e Comune sarebbe stato amministrato in modo privatistico.

Il meccanismo ipotizzato prevederebbe la creazione di associazioni culturali intestate a prestanome ma riconducibili, di fatto, agli stessi soggetti coinvolti. Attraverso queste strutture sarebbero stati effettuati prelievi in contanti, rendendo difficile la tracciabilità delle somme.

Il sospetto di finanziamento illecito

Particolarmente delicata è l’accusa di finanziamento illecito ai partiti che coinvolge Lillo Pisano, Salvatore Prestia e la moglie di quest’ultimo.

Secondo la Procura, circa 30 mila euro sarebbero stati versati a Pisano con la causale di “prestito personale”. Tuttavia, per gli inquirenti, tali fondi proverrebbero in realtà da associazioni culturali finanziate con risorse pubbliche e sarebbero stati utilizzati per sostenere la campagna elettorale delle politiche del settembre 2022.

Somme che, sempre secondo l’accusa, non sarebbero state dichiarate alla Camera dei deputati.

L’inchiesta arriva in un momento delicato per la città, già segnata in passato da vicende giudiziarie legate alla gestione della cosa pubblica. Il caso riapre interrogativi sulla trasparenza nell’utilizzo dei fondi destinati alla promozione turistica e culturale, settore strategico per il territorio agrigentino.

Gli indagati, è bene ricordarlo, sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva. Tuttavia, l’indagine rappresenta un nuovo banco di prova per le istituzioni locali e regionali, chiamate a garantire controllo, legalità e corretto utilizzo delle risorse pubbliche.

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