Un gestore racconta a QuadroChiaro le difficoltà di chi acquista sul mercato all’ingrosso e fatica a competere con i prezzi dei grandi marchi. Assopetroli chiede benefici estesi all’intera filiera: le aperture arrivate dal confronto con Governo ed Eni attendono la prova dei listini.
In un momento segnato dalle proteste contro il caro-carburanti e dalle crescenti difficoltà delle imprese, il dibattito pubblico si concentra soprattutto sulle emergenze più visibili. Rischia così di rimanere in secondo piano una componente fondamentale del sistema: il mercato extrarete e la distribuzione indipendente, dai grossisti alle pompe bianche.
Attraverso il canale extrarete, ossia le vendite all’ingrosso, si riforniscono sia numerosi distributori indipendenti sia imprese dell’autotrasporto, dell’industria, dell’agricoltura, della pesca e dei cantieri. Una realtà tutt’altro che marginale: secondo Assopetroli-Assoenergia, la distribuzione indipendente rappresenta oltre un terzo della rete italiana, con più di 300 marchi e migliaia di impianti.
Gli sconti e il divario tra grandi compagnie e indipendenti
L’iniziativa di Eni per contenere i prezzi ha rappresentato una buona notizia per gli automobilisti. Dal 28 settembre la compagnia ha introdotto, per un mese prorogabile, un tetto di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio. Anche IP, Q8 e Tamoil hanno annunciato interventi, con proprie modalità e tempistiche.
La difficoltà nasce quando la riduzione applicata alla pompa non trova un beneficio corrispondente nelle condizioni di acquisto degli operatori indipendenti. Chi compra all’ingrosso deve infatti sostenere anche il trasporto, la gestione dell’impianto e il costo del personale prima di poter vendere il carburante al cliente.
Come si compete se il costo di approvvigionamento lascia già pochissimo spazio per coprire le spese?
È questa la domanda posta da un operatore del settore con cui la redazione di QuadroChiaro si è confrontata. Secondo quanto riferito, nelle situazioni segnalate il prezzo di acquisto all’ingrosso può arrivare a superare quello praticato al dettaglio negli impianti Eni. Un paradosso che, per chi gestisce una pompa bianca, rende estremamente difficile mantenere prezzi competitivi senza compromettere la sostenibilità dell’attività.
Margini ridotti all’osso per tenere aperti gli impianti
La conseguenza, spiega l’operatore, è una compressione dei margini fino al minimo, accompagnata da uno sforzo quotidiano per garantire la continuità del servizio e salvaguardare i posti di lavoro.
Anche così, nelle situazioni descritte alla redazione, il prezzo finale può restare superiore a quello degli impianti Eni di 10, 15, 20 e fino a 30 centesimi al litro. Differenze riferite dall’interlocutore, che riguardano le condizioni da lui segnalate e non costituiscono una rilevazione generale del mercato.
Il cliente, comprensibilmente, sceglie dove spende meno. Davanti a due cartelli con prezzi diversi, però, difficilmente può conoscere le condizioni alle quali ciascun gestore acquista il prodotto. Il rischio è che il distributore indipendente venga considerato semplicemente più caro, mentre sta già rinunciando a una parte rilevante del proprio margine per continuare a lavorare.
Assopetroli: estendere i benefici a tutta la filiera
Il problema è stato sollevato anche da Assopetroli-Assoenergia, che nel comunicato del 28 settembre ha accolto favorevolmente la calmierazione, chiedendo però di estenderla alle vendite all’ingrosso.
«Le iniziative annunciate sono positive. Il passo successivo è estenderne i benefici a tutto il mercato», ha dichiarato il presidente Andrea Rossetti. L’associazione avverte che un divario prolungato nelle condizioni di approvvigionamento può spostare clienti e volumi verso le grandi reti, mettendo a rischio la sopravvivenza degli indipendenti.
Il confronto con Governo ed Eni
Alla denuncia sono seguiti alcuni sviluppi. In una nota del 6 ottobre, dopo un incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Assopetroli ha riferito che il Governo aveva riconosciuto il rischio di uno squilibrio competitivo, aprendo a un rafforzamento del monitoraggio e a un’azione di sensibilizzazione delle compagnie. L’associazione ha chiesto di intervenire temporaneamente sulle condizioni di cessione ai grossisti.
Il 9 ottobre, dopo un confronto diretto con Eni, la stessa Assopetroli ha comunicato che la compagnia aveva confermato la volontà di sostenere i propri partner sia nella rete sia nell’extrarete, per ampliare la platea dei beneficiari. L’associazione ha definito i chiarimenti ottenuti «una risposta concreta alle preoccupazioni rappresentate».
Il punto, adesso, è verificare come queste aperture si traducano nelle condizioni effettive di acquisto e nei prezzi praticabili dagli indipendenti.
Il ruolo dello Stato e la tutela della concorrenza
La questione assume anche un rilievo politico. Eni è una società quotata sulla quale il Ministero dell’Economia esercita il controllo di fatto attraverso la partecipazione detenuta direttamente e tramite Cassa Depositi e Prestiti.
Proprio questa presenza pubblica rende ancora più forte la richiesta di equilibrio. Chi paga le tasse, rispetta le regole e garantisce occupazione deve poter competere in condizioni sostenibili. Lo Stato ha il compito di tutelare insieme consumatori, lavoro e concorrenza, evitando che una misura di sollievo finisca per indebolire una parte della filiera.
Sul piano delle scelte politiche, una risposta più ampia al caro-carburanti dovrebbe valutare anche un contributo straordinario sugli eventuali extraprofitti delle compagnie petrolifere, destinando le risorse a interventi capaci di raggiungere l’intera distribuzione e trasferire benefici ai consumatori.
L’obiettivo deve essere garantire prezzi accessibili e parità di opportunità, dagli impianti dei grandi marchi alle pompe bianche. Perché dietro ogni distributore indipendente ci sono imprese, lavoratori e famiglie. E tutelare la concorrenza significa proteggere anche la possibilità, per gli automobilisti, di continuare a scegliere.





