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Caro carburanti, quasi metà del pieno di gasolio va in tasse

Su un pieno di gasolio da 50 litri, quasi 54 euro finiscono in accise e Iva. Il conto complessivo, prendendo come riferimento il prezzo di 2,244 euro al litro utilizzato nell’analisi Adusbef, arriva a 112,20 euro. È la traduzione più immediata di un dato che riaccende il confronto sul caro carburanti: in Italia il fisco assorbe quasi metà della spesa sostenuta dall’automobilista.

Secondo l’associazione dei consumatori, che ha elaborato i dati della Commissione europea aggiornati al 19 ottobre, la componente fiscale pesa per il 48% sul diesel, contro una media Ue del 37,9%. Escludendo Malta, l’Italia occupa il primo posto. Per la benzina il prelievo complessivo è intorno al 51% e colloca il nostro Paese in terza posizione. Percentuali che vanno lette correttamente: comprendono accise e Iva.

L’accisa ordinaria è un importo fisso per litro, pari a 67,29 centesimi sia sulla benzina sia sul gasolio. L’Iva del 22% si applica invece al prezzo comprensivo dell’accisa. Nella rilevazione del 19 ottobre, su un litro di diesel circa 40,5 centesimi sono Iva e 67,3 accisa: complessivamente quasi 1,08 euro. La parte restante, circa 1,17 euro, costituisce il prezzo al netto delle imposte.

A incidere sul conto di ottobre è stata la scadenza dell’ultima riduzione temporanea sul gasolio. Lo sconto era valido fino al 5 ottobre; dal 6 è tornata l’aliquota ordinaria. Il beneficio era di 5 centesimi al litro di accisa, che diventavano 6,1 includendo l’Iva. La sua cancellazione vale quindi 3,05 euro su 50 litri, a parità di tutte le altre componenti del prezzo.

Il confronto europeo racconta però anche un altro aspetto. Per prezzo finale alla pompa, l’Italia è settima sul gasolio e ottava sulla benzina. Nel quadro utilizzato da Adusbef, il diesel italiano a 2,244 euro si confronta con i 2,345 della Francia e i 2,266 della Germania. Il vantaggio sul prezzo tedesco è dunque di appena 2,2 centesimi al litro, cioè 1,10 euro su 50 litri. Più ampio il divario sulla benzina: 2,015 euro in Italia, 2,228 in Francia e 2,179 in Germania.

Il peso percentuale delle tasse e il prezzo del rifornimento descrivono due cose diverse. Una componente non fiscale più contenuta può compensare una tassazione elevata; inoltre, la stessa accisa incide percentualmente di più quando il prezzo complessivo diminuisce. Malta rende evidente questa distinzione: con prezzi amministrati, la benzina costa 1,340 euro al litro e il gasolio 1,210, pur presentando quote fiscali molto alte. Per confrontare davvero il carico tributario occorre guardare anche agli euro di imposte pagati per litro.

Per gli automobilisti italiani, intanto, la spesa resta elevata. La rilevazione del Mimit del 24 ottobre indica sulla rete stradale una media self service di 2,020 euro al litro per la benzina e 2,261 per il gasolio. In autostrada si sale rispettivamente a 2,042 e 2,301 euro. Sono dati giornalieri, da tenere distinti dalla rilevazione utilizzata per la classifica europea.

È su questi livelli che il presidente di Adusbef, Antonio Tanza, torna a chiedere un intervento fiscale e critica l’assenza di benefici dalle accise mobili in questa fase. Il meccanismo consente di finanziare una riduzione delle accise con maggiori entrate Iva sui carburanti, alle condizioni previste dalla legge. Richiede però l’accertamento delle risorse e un decreto: il ribasso non scatta automaticamente quando aumenta il prezzo alla pompa.

Le accise mobili, peraltro, sono già state utilizzate nel 2026, anche con provvedimenti adottati a luglio, agosto e settembre. La questione riguarda quindi la continuità e l’efficacia dello strumento dopo la scadenza dell’ultimo sconto. Anche sul gettito serve precisione: a parità di litri venduti, un prezzo più alto aumenta l’Iva incassata; il saldo complessivo dipende però anche dai consumi e dalle agevolazioni concesse.

Un contenimento dei listini arriva dalle iniziative commerciali delle compagnie. Il 23 ottobre Eni ha annunciato il mantenimento del sistema di tetto ai prezzi fino alla fine dell’anno. Le soglie indicate sono 1,99 euro al litro per la benzina e 2,25 per il gasolio, con verifiche periodiche legate al mercato e alle forniture. La proroga del sistema lascia dunque aperta la possibilità di modificare i valori del tetto.

Nel frattempo il confronto con le categorie entra in una settimana di verifiche. Lunedì 26 ottobre, dalle 10 alle 13, Uri, itTaxi e Unicoop hanno annunciato un presidio in piazzale di Porta Pia, davanti al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. La manifestazione sarà statica e pedonale, con la partecipazione di tassisti fuori servizio: gli organizzatori prevedono la continuità del servizio pubblico.

Martedì 27 ottobre il ministero tornerà invece a confrontarsi con le rappresentanze dell’autotrasporto, dopo l’incontro del 20 ottobre a Milano. Secondo quanto riferito da Confartigianato, in quella sede il ministro Matteo Salvini ha annunciato lo sblocco dei pagamenti dei crediti d’imposta sul gasolio, ulteriori risorse e interventi per rendere più efficace l’adeguamento delle tariffe di trasporto al costo del carburante. Le associazioni attendono ora provvedimenti applicabili e pagamenti certi.

Per un’impresa di trasporto il tempo è decisivo. Il carburante va acquistato per effettuare il viaggio, mentre un sostegno incassato più avanti può lasciare scoperto il fabbisogno immediato di denaro. Anche l’adeguamento dei contratti conta: se il prezzo riconosciuto per il trasporto resta fermo mentre il gasolio rincara, il margine dell’impresa si riduce. La pressione può poi trasferirsi sui prezzi delle merci, con effetti che dipendono dai contratti e dalla concorrenza.

In Sicilia, per la sua condizione insulare, la tenuta dei collegamenti stradali e marittimi rende questo confronto particolarmente rilevante. Il costo del trasporto riguarda sia le merci in arrivo sia i prodotti destinati ai mercati fuori dall’isola. Per questo gli interventi sul carburante e sui collegamenti via mare vanno valutati anche rispetto alla continuità delle forniture e alla competitività delle imprese.

Nel dibattito politico Carlo Calenda propone di finanziare un taglio delle imposte sui carburanti aumentando quelle su alcol e sigarette, indicando risorse potenziali per 3-4 miliardi di euro. È una proposta di redistribuzione del prelievo, che richiederebbe una verifica delle coperture e degli effetti sui consumi. Il nodo per il governo resta la scelta tra riduzioni generalizzate del prezzo e sostegni mirati alle attività più esposte.

Dal tavolo del 27 ottobre le imprese attendono soprattutto indicazioni verificabili: chi riceverà gli aiuti, in quale misura e con quali tempi. Per le famiglie, la misura dell’efficacia degli interventi resterà il prezzo esposto al distributore e la spesa necessaria per gli spostamenti quotidiani.

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