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Santo Stefano, Amministrative 2027: la corsa al «dopo Re» è già cominciata. Le indiscrezioni

La foto in apertura, che abbiamo creato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, in vista delle prossime amministrative, che a Santo Stefano di Camastra sono previste nella prossima primavera, viene guardata con più attenzione del solito. Ritrae il sindaco Francesco Re al centro, la mano sul mento e un’espressione che chi ama le interpretazioni definirebbe pensierosa. Intorno a lui gli assessori Santo Rampulla, Fausto Pellegrino e Alex Amoroso. È un’immagine istituzionale, ricavata in una stanza istituzionale. Ma nei corridoi della politica stefanese potrebbe essere letta come un’istantanea ai nastri di partenza.

Perché, a voler dar credito alle indiscrezioni che circolano con insistenza crescente, in quella foto ci sono quattro possibili candidati a sindaco. Va detto subito: sono voci, non conferme. Nessuno dei diretti interessati ha formalizzato nulla, e dove manca un’ufficialità lo scriviamo con la cautela dovuta. Ma il fatto che la domanda circoli è già una notizia.

ll nodo del quarto mandato

Il punto di partenza è Francesco Re, in carica da tre mandati consecutivi: eletto nel 2012, riconfermato nel 2017 e nel 2022. Un quarto mandato allungherebbe una stagione amministrativa che, alla scadenza naturale del 2027, avrà già raggiunto i quindici anni. È su questa durata che si esercita anche il sarcasmo di paese: «sta poltrona a Francescu cià lassau so nonnu?». L’ironia è ruvida, ma intercetta una discussione seria: dopo tanti anni, la continuità conserva la capacità di rinnovarsi oppure comincia a rendere più difficile il ricambio? La risposta appartiene agli elettori. Prima, però, bisogna sciogliere il nodo delle regole.

Su questo punto occorre correggere un equivoco: Santo Stefano di Camastra è sotto i cinquemila abitanti, la popolazione si aggira intorno ai 4800 residenti. La sua collocazione demografica cambia il modo in cui va letta la questione dei mandati.

La normativa nazionale ha eliminato il limite ai mandati consecutivi per i sindaci dei Comuni fino a cinquemila abitanti e lo ha portato a tre per quelli da 5.001 a quindicimila. La disciplina siciliana mantiene invece, rispettivamente, un massimo di tre e di due mandati. Per Re, dunque, il punto è il superamento del limite regionale dei tre mandati nella fascia dei Comuni più piccoli. Un intervento del Parlamento siciliano potrebbe cambiare lo scenario. L’Anci Sicilia ha rinnovato la richiesta di uniformare le regole anche il 2 agosto scorso, ricordando che l’Ars aveva già respinto due volte questa prospettiva. Le attese politiche, però, non bastano a garantire tempi ed esito di una riforma.

In questo spazio d’incertezza viene evocata anche l’ipotesi che Re possa tentare comunque la candidatura, aprendo poi il confronto nelle sedi competenti. Il richiamo è al caso di Leonardo Burgio a Serradifalco, già raccontato da Quadro Chiaro. Le situazioni vanno distinte: lì la controversia riguarda un terzo mandato in un Comune sopra i cinquemila abitanti; qui si ragiona di un quarto mandato sotto quella soglia. Quel caso non costituisce un via libera automatico per Santo Stefano. Una simile scelta aggiungerebbe alla competizione politica un’incertezza sulla quale una coalizione dovrebbe assumersi la responsabilità di pronunciarsi.

Secondo le indiscrezioni, Re continuerebbe comunque il proprio giro di consultazioni. Gli vengono attribuiti anche contatti con esponenti della minoranza per sondare un possibile sostegno. Su questi incontri mancano conferme dirette e non emergono adesioni verificabili. Se la ricostruzione trovasse riscontro, indicherebbe il tentativo di cercare un consenso più largo dell’attuale maggioranza. Resterebbe da capire attorno a quale progetto e con quali interlocutori.

Pellegrino, il «naturale» erede

Per chi aspira alla successione, l’incertezza sul futuro del sindaco crea una difficoltà evidente. Aspettare troppo può significare perdere terreno; esporsi troppo presto può essere letto come uno strappo. È in questo equilibrio che si muoverebbe Fausto Pellegrino, descritto dalle fonti locali come uno degli amministratori più convinti di poter guidare il dopo Re.

L’assessore, secondo queste ricostruzioni, si considererebbe il candidato naturale della maggioranza. L’esperienza maturata nell’amministrazione può certamente sostenere un’ambizione. La definizione di «naturale», però, in politica ha bisogno del riconoscimento degli altri. Per Pellegrino la prova sarebbe proprio questa: trasformare una disponibilità personale in una scelta condivisa da consiglieri, alleati ed elettori.

Amoroso, inizia da solo a fare riflessioni ad alta voce

Tra i suoi interlocutori viene indicato Alex Amoroso. Ma il confronto fra due colleghi non implica che uno sia già disposto a sostenere la candidatura dell’altro. Secondo le voci che circolano, Amoroso starebbe infatti valutando anche un proprio percorso, attribuendo un peso crescente alla possibilità di concorrere in prima persona. Nel suo caso c’è un dato concreto che aiuta a misurare il ragionamento: alle amministrative del 2022 Alessandro Amoroso risultò il consigliere più votato, con 652 preferenze. Un risultato che testimonia un radicamento elettorale e rende comprensibile perché il suo nome entri nella discussione sulla futura guida del Comune.

Più passa il tempo e più Amoroso, interloquendo con Pellegrino, inizia a convincersi da solo: «se è bonu iddu a fari u sinnicu, (riferendosi a Pellegrino) senza dubbio alcuno lo sono pure io». Se così fosse, nel suo ragionamento non ci sarebbe nulla di scandaloso. Ma quando uno come Amoroso, leale fino al midollo a Francesco Re, comincia a fare calcoli, gli equilibri di una maggioranza cambiano, anche se in superficie niente si muove.

Rampulla, il favorito dei «book-maker» stefanesi

Tra i nomi che circolano per la futura candidatura a sindaco, Santo Rampulla sarebbe quello sul quale si starebbe concentrando il maggior numero di convergenze. Secondo diverse fonti locali, attorno all’attuale vicesindaco si starebbero avvicinando più consiglieri della maggioranza, con aperture anche da parte di esponenti della minoranza. Un movimento ancora informale che, se trovasse conferma, potrebbe rafforzarne sensibilmente la posizione.

È soprattutto questa presunta capacità di raccogliere sostegni oltre il proprio gruppo a farlo indicare, nelle conversazioni cittadine, come uno dei favoriti. Al momento, però, non ci sono adesioni pubbliche o accordi annunciati che permettano di misurare la consistenza di tali disponibilità. Il passaggio decisivo sarà capire quanti, fra coloro che oggi dialogano con lui, sarebbero effettivamente pronti a sostenerne la candidatura.

Il percorso, secondo altre indiscrezioni, avrebbe già incontrato qualche difficoltà nei rapporti con Fausto Pellegrino. Tra i due ci sarebbero stati confronti non semplici, dei quali non sono però confermati né i contenuti né le conseguenze politiche. Se queste ricostruzioni trovassero riscontro, potrebbero segnalare quanto sia delicato conciliare ambizioni diverse all’interno della stessa amministrazione.

Per Rampulla, dunque, la prospettiva sarebbe quella di proporsi come figura capace di riunire più componenti. La solidità di questa ipotesi dipenderà dalla possibilità di trasformare le interlocuzioni in un sostegno esplicito e, soprattutto, in un progetto condiviso: un’intesa che chiarisca quali obiettivi tengano insieme i suoi eventuali alleati e come intendano governare la città.

Il Gruppo di minoranza

Sul fronte opposto, la minoranza consiliare viene descritta come un blocco compatto e in fase di ascolto, ancora lontano dal formalizzare una scelta definitiva. Questa strategia dell’attesa rappresenta un’arma a doppio taglio. Se da un lato è utile per sondare il terreno e misurare la reale entità delle crepe interne alla maggioranza, dall’altro rischia di rivelarsi controproducente, traducendosi in una subalternità politica che lascia l’intera iniziativa in mano agli avversari.

Per l’opposizione si profila quindi un bivio strategico fondamentale, che richiede il superamento della semplice tattica di attesa: l’opzione identitaria: impegnarsi nella costruzione di una proposta politica autonoma, forte e chiaramente riconoscibile, che si ponga in netta alternativa all’attuale amministrazione o l’opzione trasversale: esplorare la fattibilità di un’intesa più ampia, un “campo largo” capace di superare gli attuali steccati ideologici e coalizzare forze diverse attorno a un progetto comune.

Entrambi i percorsi presentano una precondizione inderogabile: non possono basarsi su semplici alchimie di palazzo o accordi di potere. Qualsiasi strada la minoranza decida di intraprendere, dovrà essere sostenuta da una solida piattaforma di contenuti e programmi chiari, gli unici in grado di essere credibili e spiegati con trasparenza ai cittadini.

L’europarlamentare Peppe Antoci

Nel complesso scacchiere delle ricostruzioni locali, la figura di Giuseppe Antoci riveste un ruolo strategico, seppur volutamente enigmatico. L’europarlamentare sembra aver scelto la linea dell’attesa: osserva l’evoluzione della situazione mantenendosi rigidamente al di sopra delle parti, senza sbilanciarsi con dichiarazioni o prese di posizione ufficiali.

Dietro le quinte del dibattito, i rumors politici si rincorrono. Da un lato, alcune indiscrezioni suggeriscono una sua freddezza – se non una vera e propria distanza politica – rispetto ai profili di Re e Amoroso. Dall’altro, si vocifera di canali di dialogo aperti con Rampulla. È fondamentale precisare, tuttavia, che si tratta di indiscrezioni prive di riscontri ufficiali: elementi che non permettono in alcun modo di dare per certi accordi già siglati o, al contrario, veti e preclusioni insormontabili.

Una mossa formale da parte di Antoci avrebbe indubbiamente il peso specifico di un forte endorsement politico, capace di spostare gli equilibri. Proprio per questo, il suo attuale silenzio non va confuso con l’inazione, ma interpretato come uno spazio di manovra aperto a diverse soluzioni.

La partita resta dunque del tutto aperta. Se l’influenza dei big politici può orientare il quadro, la regola aurea delle amministrative non cambia: chiunque aspiri alla guida del Comune non potrà contare solo su ipotetici appoggi dall’alto, ma dovrà dimostrare sul campo la capacità di aggregare le forze e costruire da zero il proprio consenso sul territorio.

La lettura d’insieme

La lettura d’insieme suggerisce una maggioranza nella quale possono convivere ancora la collaborazione quotidiana e progetti personali diversi. Per ora nessuno sembrerebbe avere interesse a provocare una rottura definitiva. Ogni aspirante avrebbe qualcosa da perdere: Re la compattezza della squadra, Pellegrino la possibilità di essere riconosciuto come successore, Amoroso lo spazio per consolidare la propria autonomia, Rampulla la prospettiva di riunire più componenti.

È un equilibrio che il tempo può modificare anche senza dichiarazioni clamorose. Un sindaco in attesa di conoscere il proprio futuro lascia agli altri lo spazio per organizzarsi. E più gli altri si organizzano, più un’eventuale ricandidatura dovrà fare i conti con aspettative che nel frattempo saranno cresciute. Una modifica della legge, da sola, non ricomporrebbe necessariamente questa pluralità di ambizioni.

Le indiscrezioni raccontano almeno quattro possibili aspiranti. Per capire se nasceranno quattro candidature, un accordo o nuovi schieramenti serviranno atti e prese di posizione. La discussione più interessante comincerà quando ciascuno proverà a convincere i cittadini che la propria ambizione corrisponde a un’utilità per la città. Perché l’ambizione diventa una proposta politica quando sa spiegare che cosa cambierà per chi dovrà votarla.

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