Tredici indagati, sei persone arrestate e quattro colpite dal divieto di esercitare attività imprenditoriali per un anno. È il bilancio dell’operazione della Procura europea di Palermo sulle presunte frodi nei contributi agricoli dell’Unione europea. I provvedimenti, eseguiti ieri, giovedì 22 ottobre nelle province di Messina e Enna, comprendono anche sequestri e altre misure patrimoniali per complessivi 927 mila euro.
A intervenire sono stati i carabinieri della Sezione Frodi Ue del Comando per la Tutela Agroalimentare di Roma, che hanno dato esecuzione all’ordinanza della giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Enna Ornella Maimone. Le decisioni sono arrivate dopo gli interrogatori preventivi, nell’ambito dell’indagine coordinata dai procuratori europei delegati Calogero Ferrara e Amelia Luise.
Gli accertamenti, svolti tra il 2024 e il 2025, avrebbero ricostruito condotte che, secondo l’accusa, risalirebbero già al 2014. Le ipotesi di reato riguardano, a vario titolo e in base alle singole posizioni, l’associazione per delinquere, la truffa aggravata per l’ottenimento di fondi pubblici e l’esercizio abusivo di funzioni pubbliche.
I soggetti coinvolti
Il procedimento interessa soprattutto Capizzi e coinvolge anche persone di Nicosia, Piazza Armerina, Sant’Agata di Militello, Caltanissetta e Palermo. Delle dieci misure cautelari personali eseguite, una prevede la custodia in carcere, cinque gli arresti domiciliari e quattro l’interdizione dall’attività imprenditoriale.
In carcere è stato condotto Pippo Steccato Vattumè, di Capizzi. Agli arresti domiciliari sono stati posti Mario Giuseppe Parasuco Forturella, originario di Capizzi e residente a Piazza Armerina; Domenico Parasuco Forturella e Nino Parasuco Forturella, entrambi di Capizzi; Gianluca Billone, di Nicosia; e Antonino Iraci Fuintino, di Capizzi. Le misure detentive riguardano quindi quattro persone di Capizzi, oltre al concittadino residente a Piazza Armerina e all’indagato di Nicosia.
Il divieto di esercitare attività imprenditoriali per un anno è stato disposto nei confronti di Giacomina Scaminaci Giulio, di Capizzi; Santa Farinella e Vincenzo Gurgone, di Nicosia; e Alfredo Napoli, di Sant’Agata di Militello.
Gli altri tre indagati sono Giuseppe Steccato Vattumè, di Capizzi, Angela Carla Giarratano, residente a Caltanissetta, e il notaio palermitano in pensione Antonino Pecoraro. Nessuno dei tre figura tra i destinatari delle dieci misure personali eseguite. Per Giarratano era stata richiesta una misura interdittiva; per Pecoraro, invece, non era stata avanzata alcuna richiesta di misura cautelare personale.
La posizione del notaio è legata a due atti di donazione
Secondo l’ipotesi d’accusa, Pecoraro li avrebbe rogati senza effettuare i controlli necessari, consentendo il trasferimento della titolarità di terreni indicati come acquisiti per usucapione. Il passaggio sarebbe avvenuto in assenza dei presupposti richiesti e all’insaputa dei proprietari effettivi. La contestazione riguarda quindi la regolarità dei rogiti e le verifiche che avrebbero dovuto precederli.
Il presunto meccanismo delle frodi avrebbe coinvolto due gruppi criminali, collegati attraverso figure sospettate di averne promosso e organizzato le attività. Secondo gli investigatori, i gruppi avrebbero gestito le domande di contributo per conto di decine di agricoltori, utilizzando pratiche ingannevoli per ottenere sovvenzioni europee e arrecando così un danno agli interessi finanziari dell’Unione.
Centro di assistenza agricola che operava abusivamente
Per preparare e presentare le richieste sarebbe stato utilizzato un Centro di assistenza agricola che operava abusivamente. Si tratta di un passaggio centrale dell’inchiesta, perché i Caa svolgono un ruolo nel rapporto tra aziende agricole e amministrazione: su mandato degli agricoltori, gestiscono il fascicolo aziendale e raccolgono i documenti relativi anche alla disponibilità dei terreni dichiarati nelle domande.
Per la campagna 2026, le procedure Agea prevedono l’acquisizione dei titoli di conduzione, insieme ai dati che identificano le superfici e i soggetti interessati. Questi documenti devono giustificare il diritto dell’azienda a dichiarare determinati terreni. La loro correttezza è quindi essenziale per verificare l’accesso agli aiuti.
I terreni concessi dall’Ismea
Un altro aspetto dell’indagine riguarda terreni concessi dall’Ismea, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, situati tra le province di Messina ed Enna. Secondo l’accusa, le superfici sarebbero state utilizzate per richiedere contributi europei senza che fossero stati versati i canoni previsti dai contratti di concessione. Gli accertamenti riguardano dunque anche la regolarità dei rapporti che avrebbero dovuto giustificare l’utilizzo dei terreni.
Alle misure personali si affiancano i provvedimenti patrimoniali, per un valore complessivo di 927 mila euro. Sono stati disposti sequestri preventivi, anche per equivalente, e altre misure finanziarie. Tra i beni interessati figurano anche titoli Agea.
I titoli di pagamento consentono, nel rispetto dei requisiti previsti, di ottenere il sostegno agricolo. Nell’attuale sistema della Politica agricola comune, il sostegno di base al reddito viene corrisposto sulla base di diritti all’aiuto attivati su ettari ammissibili. Questi titoli hanno quindi un valore economico e una funzione diversa dai documenti che attestano la proprietà o la conduzione dei terreni: i primi intervengono nel calcolo del contributo, i secondi dimostrano la disponibilità delle superfici.
Presunzione di innocenza
L’inchiesta ricostruisce così i diversi passaggi attraverso i quali sarebbero stati ottenuti gli aiuti: la documentazione sui terreni, la preparazione delle domande e l’erogazione dei contributi. Le contestazioni e le responsabilità individuali dovranno essere verificate nel procedimento. Le misure cautelari non costituiscono una condanna e tutte le persone coinvolte sono presunte innocenti fino a un accertamento definitivo di colpevolezza.





