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Il ponte dei sogni e i ponti che crollano. Il ponte sullo Stretto e il ponte San Giuliano

La recente chiusura del Ponte San Giuliano, avvenuta dopo un violento temporale che ha causato il crollo del parapetto, ha fatto esplodere la rabbia della popolazione di Santa Domenica Vittoria e dei comuni limitrofi. Questa infrastruttura, vitale per la viabilità e la vita quotidiana di una comunità di poche centinaia di abitanti sui Monti Nebrodi, è infatti l’unico collegamento praticabile con il centro urbano di Randazzo e con altre aree strategiche di servizio nella provincia di Messina. La chiusura del ponte provoca un isolamento quasi totale, mettendo a rischio l’accesso a servizi essenziali come sanità, istruzione e trasporto pubblico, e causando danni economici a imprese e attività locali, in particolare nel settore turistico e agroalimentare.

Il sindaco di Santa Domenica Vittoria, Nunzio Spartà, e l’assessore Filippo Spartà, hanno scritto una nota urgente indirizzata a Matteo Salvini, al presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, ai prefetti di Messina e Catania, all’Anas, persino ai carabinieri di Santa Domenica Vittoria e di Randazzo. Una nota disperata, che sembra più il grido di chi chiede soccorso che la normale corrispondenza istituzionale. Perché qui non si tratta di comodità, ma di sopravvivenza: raggiungere un pronto soccorso, portare il latte ai caseifici, garantire i pullman agli studenti.

Ponte Alcantara viadotto San Giuliano

Questa vicenda offre un ampio spunto di riflessione critica sulla grande opera tanto discussa del Ponte sullo Stretto di Messina. Sebbene quest’ultimo possa rappresentare un’innovazione infrastrutturale di portata storica e un potenziale volano di sviluppo, esso sembra oggi quasi un paradosso di fronte allo stato di abbandono e dissesto delle infrastrutture locali siciliane, dove ponti essenziali come il San Giuliano sono fatiscenti e incapaci di garantire una viabilità sicura e stabile. La Sicilia, dunque, non appare come la parte arretrata del Sud Italia depositaria di una tradizione da rafforzare, ma rischia di essere percepita come simile a un’area del Nord Africa, con grandi vuoti infrastrutturali e criticità strutturali intollerabili per una regione europea del ventunesimo secolo.

L’attenzione pubblica e gli investimenti dovrebbero dunque equilibrare la necessità di grandi opere con l’urgenza di rigenerare e garantire la sicurezza delle infrastrutture di base che reggono la quotidianità delle piccole comunità. Solo così si potrà evitare che importanti progetti rimangano lontani dalla realtà vissuta dai residenti costretti a fare i conti con strade impraticabili e ponti a rischio crollo, alimentando frustrazione e un senso di abbandono. Una Sicilia più moderna ed efficiente dovrà necessariamente partire dal consolidamento delle sue infrastrutture esistenti, prima di lanciarsi in giganti infrastrutturali. Il Ponte sullo Stretto potrà anche avere una sua logica strategica, ma oggi è solo una provocazione per chi vive in territori dove ogni volta che piove, le comunità rischiano di rimanere isolate.

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