La notizia della revoca del titolo a Giada Perrone, proclamata appena ventiquattr’ore prima “Dama dei Castelli di Sicilia 2025”, la manifestazione di rievocazione storica che si svolge ogni anno a Sperlinga nella suggestiva cornice del suo castello, in occasione della Sagra del Tortone, ha fatto rapidamente il giro dei social e delle piazze. La tredicenne mistrettese incoronata regina di un concorso in cui il bando fissava a 16 anni l’età minima: ed ecco servita la figuraccia.
Che la revoca fosse inevitabile è fuori discussione: le regole vanno rispettate e chi non ne ha i requisiti non può restare in gara. Fine della storia. Ma il punto vero, quello che lascia basiti, è un altro: com’è possibile che l’organizzazione non si sia accorta prima dell’età della concorrente?
Parliamo di un evento che si vanta di essere il fiore all’occhiello dell’estate siciliana, giunto alla venticinquesima edizione, un simbolo di storia, tradizione e identità territoriale. Eppure cade su un controllo elementare: chiedere una carta d’identità. Roba da dilettanti, non da manifestazione che pretende di rappresentare l’eleganza e la nobiltà dei castelli siciliani.
Il risultato? Una ragazza che ha partecipato in buona fede, che ha sfilato con grazia e ha conquistato pubblico e giuria, si è vista consegnare e poi strappare via una corona mai davvero sua. Un’umiliazione gratuita, generata non da lei ma da chi avrebbe dovuto vegliare sulle regole.
A rendere pubblica la revoca è stato il sindaco di Sperlinga, Giuseppe Cuccì, che si è trovato costretto a metterci la faccia per porre rimedio a un errore certamente non suo. Un gesto di responsabilità istituzionale, certo, ma che lascia l’amaro in bocca. Ora la nuova graduatoria incorona Alessia Ciccarello di Sperlinga come legittima Dama 2025. Nulla da dire sul valore della vincitrice, ma la macchia resta: la serata sarà ricordata più per l’inciampo che per il trionfo.
Se davvero la “Dama dei Castelli” vuole essere emblema di rigore e prestigio culturale, deve prima di tutto garantire trasparenza e serietà nella gestione. Perché non c’è nulla di più stonato di un concorso che proclama una vincitrice per poi rimangiarsi la parola poche ore dopo.




