Nascere nei primi anni Cinquanta significa aver respirato l’energia della ricostruzione del boom economico, per poi ritrovarsi a crescere in un’epoca di grandi cambiamenti.
A Mistretta, nonostante le nostre scuole di livello, gli anni del Sessantotto non li abbiamo vissuti in maniera diretta e partecipativa: in un paese di montagna le notizie arrivavano con lentezza, filtrate dal tempo e ben lontane dalla realtà in tempo reale di oggi. Non c’è stata una militanza in prima linea, ma quell’ondata rivoluzionaria e di emancipazione è stata comunque raccolta come un’eredità preziosa, metabolizzata e fatta nostra nel profondo.
C’era allora una Mistretta che sapeva di futuro. Un paese vivo, con un ospedale d’eccellenza, uffici pubblici, un commercio fiorente capace di attrarre l’intero comprensorio, artigiani di immenso valore e una classe laboriosa di agricoltori, contadini e allevatori disposti a enormi sacrifici pur di mandare i figli all’università. Vivere qui, allora, sembrava quasi di stare in un paradiso di comunità e dignità.
Poi, la storia ha cambiato rotta! Prima la ferita profonda del terremoto del 1967 sui Nebrodi, che ha avuto il suo epicentro proprio a Mistretta, e negli anni a venire una politica miope che ha spogliato progressivamente delle sue istituzioni e della maggior parte degli uffici pubblici tanti paesi come il nostro a favore dei grandi centri, creando più caos e impoverimento che benefici ai territori.
Oggi restano il liceo e un piccolo ospedale di provincia. Il risultato amaro è sotto gli occhi di tutti: i nostri ragazzi, formati da ottime scuole, sono costretti a partire, a cercare fortuna altrove. Le saracinesche abbassate dei negozi spengono la vivacità delle strade e la socialità si affida ormai quasi solo al mercato settimanale o alle tradizionali processioni, presidi di vera fede e ultimi scampoli di un vicinato che ancora si cerca.
Eppure, sarebbe un errore cedere alla rassegnazione. Mistretta conserva vantaggi inestimabili: un clima fresco e rigido quanto basta per renderci un rifugio ideale contro le torride estati odierne, una bellezza architettonica straordinaria fatta di vicoli, piccole case e il nostro castello che dominano il paesaggio, e una tranquillità sociale che le grandi metropoli possono solo sognare.
Per riaccendere la luce non dobbiamo inventare nulla, ma riscoprire ciò che siamo. E in questo cammino abbiamo già una bussola: l’associazione “Progetto Mistretta”, fondata, con straordinaria avvedutezza, insieme ad un gruppo di amici, dal compianto professor Nino Testagrossa, che ha speso la sua vita a vegliare sul territorio con coraggio e senso critico.
Raccogliere la sua eredità morale e civile rappresenta un punto di riferimento e un ponte tra la memoria del passato e la speranza dei giovani: occasione unica potrebbe rivelarsi quella di poter stringere un patto tra l’associazione e le scuole e, quindi, con le nuove generazioni, per costruire un laboratorio di idee e di futuro.
Mistretta ha, infatti, potenzialità enormi che aspettano solo di essere messe a sistema con l’aiuto delle istituzioni e della comunità.
Sognare un mondo migliore, senza guerre e sofferenze per la povera gente e per i bambini del pianeta, parte anche da qui: dal prenderci cura del nostro piccolo mondo, affinché i nostri figli possano scegliere se restare o tornare, orgogliosi delle proprie radici.




