Contrada Telegrafo torna al centro delle cronache locali. Un’area che da anni convive con occupazioni abusive, degrado urbano, erbacce e soprattutto la presenza di cani vaganti o detenuti in condizioni precarie, percepiti dai residenti come un pericolo per la sicurezza e l’igiene pubblica.
Negli ultimi giorni, numerosi cittadini si sono rivolti alla nostra redazione denunciando la persistenza del problema. “Non è possibile vivere così – lamentano i residenti –. Qui ci sono famiglie, bambini, persone anziane che hanno paura ad uscire di casa. I cani si muovono liberamente, e nessuno sembra controllare davvero la situazione”.
Una situazione, dunque, che mescola degrado urbano, insicurezza e randagismo. Eppure, nonostante i controlli periodici, resta irrisolto un interrogativo che nessuno, fino ad oggi, aveva posto con chiarezza: è normale che animali, con o senza microchip, vengano detenuti all’interno di capannoni dismessi e non agibili, di proprietà dell’IACP?
Un problema che dura da anni
La storia recente del Telegrafo racconta di una battaglia continua: nel 2019 scattarono bonifiche e denunce per maltrattamento di animali; pochi mesi dopo il sindaco dispose ordinanze di sgombero contro occupazioni abusive; nel 2020 i cittadini denunciarono la presenza di cani di grossa taglia tenuti abusivamente proprio nei capannoni dello IACP, peraltro sotto sequestro giudiziario.
Da allora, più volte la Polizia Municipale e i veterinari dell’ASP sono tornati sul posto per effettuare sopralluoghi, verificare le condizioni degli animali e accertare eventuali irregolarità. Eppure, nonostante i verbali e le segnalazioni, nulla sembra cambiare in modo definitivo.
L’elemento trascurato: gli immobili IACP
La vera novità emersa dalle segnalazioni più recenti è la questione degli spazi in cui questi animali vengono custoditi: capannoni dismessi, privi di agibilità, appartenenti al patrimonio pubblico dello IACP.
Non solo degrado e randagismo, quindi, ma anche un potenziale cortocircuito istituzionale: immobili che dovrebbero essere riqualificati o messi in sicurezza diventano luoghi di detenzione animale, senza alcuna autorizzazione e in condizioni che sollevano interrogativi sia sul benessere degli animali sia sulla sicurezza dei cittadini.
La domanda è diretta e scomoda: come è possibile che in strutture non idonee e ufficialmente dismesse possano essere detenuti cani o altri animali? Chi vigila realmente su questo aspetto?
L’intervento del Comune e dell’ASP
Dopo le ultime segnalazioni raccolte da Quadro Chiaro, l’assessore con delega al randagismo, Domenico Barbuzza, ha immediatamente disposto nuovi controlli urgenti.Secondo quanto riferito, sono in corso accertamenti sia sulla presenza di cani randagi sia sulle eventuali responsabilità di chi li detiene in aree non autorizzate. La Polizia Municipale e un medico veterinario dell’ASP si sono recati sul posto per verificare la situazione.
Barbuzza, intervistato dalla nostra redazione, ha dichiarato:
“Il randagismo è una piaga che mette a rischio la sicurezza dei cittadini e il benessere degli stessi animali. Non possiamo permettere che episodi di incuria e abbandono si ripetano. In bilancio ho già stanziato 3 mila euro per il contrasto al randagismo e altri 3 mila euro per i servizi veterinari. Ora sto predisponendo un’integrazione di ulteriori 3 mila euro, perché questa battaglia va sostenuta con risorse concrete. I controlli al Telegrafo sono solo l’inizio: continueremo con azioni costanti e mirate, senza abbassare la guardia”.
Un problema di responsabilità diffuse
Il caso del Telegrafo dimostra come il randagismo non sia solo una questione di cani vaganti, ma anche di spazi urbani abbandonati che diventano rifugi improvvisati e fuori norma. La legge regionale affida ai Comuni, in collaborazione con l’ASP, la gestione degli animali senza padrone. Ma quando questi vengono detenuti in strutture non agibili e di proprietà pubblica, il tema diventa anche urbanistico e istituzionale: di chi è la responsabilità?
Il diritto dei cittadini e il dovere delle istituzioni
I residenti chiedono sicurezza, dignità del territorio e soluzioni durature. E hanno ragione: vivere tra erbacce, animali vaganti e capannoni fatiscenti non è accettabile. Allo stesso tempo, gli animali hanno diritto a cure e condizioni dignitose, che non possono coincidere con locali dismessi e fuori norma.
Il caso Telegrafo solleva dunque un punto che va oltre i confini della contrada: può il patrimonio pubblico restare abbandonato al degrado, diventando terreno fertile anche per l’illegalità?
Continueremo a vigilare, a fare domande e a dare voce ai cittadini. Perché solo così, facendo luce sulle zone d’ombra, si può sperare di trasformare davvero un problema cronico in un’occasione di riscatto collettivo.




