La primavera del 2027 è ancora lontana, ma la politica stefanese si è già messa in moto. Nessuno ufficializza candidature, tutti fanno i conti. E dietro le quinte gli equilibri sembrano cambiare giorno dopo giorno. A Santo Stefano di Camastra, si respira già aria di elezioni il tema è ormai uno solo: chi guiderà il paese dopo il voto della prossima primavera?
E’ vero che mancano ancora diversi mesi all’appuntamento con le urne, ma è altrettanto vero che la politica ha già iniziato a muoversi e lo fa senza manifesti, senza comizi e senza candidature ufficiali. Lo fa attraverso incontri riservati, verifiche di maggioranza, contatti trasversali e quel paziente lavoro di costruzione del consenso che precede ogni competizione amministrativa. Ed è proprio osservando ciò che accade lontano dai riflettori che emerge un quadro destinato a far discutere.
Il destino politico di Francesco Re passa prima da Palermo
Il primo nodo riguarda inevitabilmente il sindaco uscente Francesco Re. Dopo tre mandati consecutivi, il primo cittadino non ha mai nascosto, neppure nei ragionamenti riservati, l’interesse a proseguire la propria esperienza amministrativa. Sarebbe un quarto mandato consecutivo, un risultato che rappresenterebbe un primato nella storia politica della città. Il problema, però, non è il consenso. Il problema è la legge.
Mentre il Parlamento nazionale ha elevato a 15 mila abitanti la soglia entro la quale è consentito ai sindaci ricandidarsi per un ulteriore mandato consecutivo, la Sicilia continua ad applicare una disciplina diversa. L’Assemblea Regionale Siciliana non ha ancora recepito quella modifica e continua quindi a valere la normativa regionale che limita tale possibilità ai Comuni con meno di 5 mila abitanti. Santo Stefano di Camastra supera abbondantemente quel limite e da qui nasce l’attesa.
Secondo quanto filtra dagli ambienti politici regionali, il disegno di legge destinato ad adeguare la normativa siciliana potrebbe tornare all’esame dell’Ars nei prossimi mesi. È su quel passaggio che, inevitabilmente, si concentrano le speranze di Francesco Re. Qualora il Parlamento siciliano non dovesse intervenire in tempo, resta sul tavolo un’ipotesi che fino a pochi mesi fa sembrava impensabile ma che oggi viene evocata con sempre maggiore frequenza: seguire la strada intrapresa dal sindaco di Serradifalco, Leonardo Burgio, scegliendo comunque di candidarsi, lasciando poi che siano gli organi competenti a pronunciarsi sulla questione. Uno scenario certamente complesso, che avrebbe inevitabili riflessi anche sul piano politico.
Prima ancora della legge c’è un’altra partita: quella dentro la maggioranza
Ancor prima del problema normativo, infatti, il sindaco dovrebbe affrontarne uno prettamente politico. Secondo numerose indiscrezioni raccolte negli ultimi mesi, la maggioranza che governa il Comune non sarebbe più compatta come in passato. Le distanze interne, inizialmente appena percettibili, sarebbero progressivamente aumentate fino a delineare due aree politiche sempre più riconoscibili.
Da una parte il vicesindaco Santo Rampulla. Dall’altra l’assessore Fausto Pellegrino. Nessuna dichiarazione ufficiale certifica una frattura. Nessun documento politico sancisce una divisione. Tuttavia, chi segue quotidianamente la vita amministrativa racconta di rapporti ormai profondamente cambiati e di una dialettica interna che negli ultimi tempi si sarebbe fatta decisamente più intensa. Dinamiche che, almeno per ora, restano confinate nei retroscena della politica locale, ma che potrebbero incidere in maniera determinante sulla costruzione delle future alleanze.
Rampulla diventa il punto di riferimento?
È probabilmente il dato politico che ricorre con maggiore insistenza. Secondo diverse fonti, infatti, sarebbe proprio Santo Rampulla il nome sul quale starebbe maturando una progressiva convergenza all’interno dell’attuale maggioranza. Accanto al vicesindaco, sempre secondo indiscrezioni, si starebbero ritrovando la presidente del Consiglio comunale Laura Scattareggia, l’assessore Rita Torcivia e le consigliere Cinzia Sottosanti ed Eleonora Rondinella.
Si tratta di indiscrezioni che, allo stato, non trovano conferme ufficiali, ma che vengono riferite con crescente insistenza negli ambienti politici cittadini. Se tali movimenti dovessero consolidarsi, il peso politico di Rampulla potrebbe aumentare sensibilmente in vista della costruzione della futura candidatura.
Pellegrino resta l’altra anima della coalizione
Sul versante opposto continuerebbe a muoversi Fausto Pellegrino. L’assessore viene indicato come il principale riferimento dell’altra componente della maggioranza, con una sintonia politica che coinvolgerebbe anche la consigliera Silvana Tarallo. La sensazione è che, almeno per il momento, nessuno abbia interesse a rompere definitivamente gli equilibri. Ma è altrettanto evidente che tutti sembrano già ragionare sul “dopo”.
Il ruolo di Amoroso
Tra le posizioni più osservate c’è anche quella dell’assessore Alessandro Amoroso. Secondo quanto trapela, almeno nella fase attuale continuerebbe a mantenere una linea di piena lealtà nei confronti del sindaco Francesco Re, senza dare segnali di adesione ai movimenti che interessano le altre componenti della maggioranza. Una posizione che potrebbe rivelarsi strategica qualora gli equilibri dovessero ulteriormente cambiare nei prossimi mesi.
L’opposizione osserva. Ma qualcosa si muove anche lì
Diversa appare la situazione tra i banchi della minoranza. La capogruppo Marila Re e i consiglieri Gabriella Regalbuto, Giuseppe Pezzicara e Giuseppe “Peppe” Lucifaro continuano a rappresentare un gruppo rimasto compatto sin dal primo giorno della legislatura. Una compattezza che, almeno pubblicamente, non sembra essersi incrinata. Secondo informazioni raccolte da QuadroChiaro, alcuni esponenti della minoranza avrebbero preso parte nelle ultime settimane a qualche incontro politico insieme a rappresentanti riconducibili all’attuale maggioranza. Non è dato conoscere il contenuto di quelle interlocuzioni né se siano destinate ad avere sviluppi concreti. È però un segnale che conferma come il dialogo politico sia già molto più intenso di quanto appaia all’esterno.
C’è poi il “fattore Antoci”
Tra le variabili della prossima competizione amministrativa ce n’è una che potrebbe avere un peso tutt’altro che marginale. Si chiama Giuseppe Antoci. L’europarlamentare, originario di Santo Stefano di Camastra, difficilmente resterà spettatore della competizione che interesserà il suo paese. Secondo indiscrezioni circolate negli ambienti politici locali, il gruppo di giovani che aveva dato vita alla Consulta Giovanile — poi scioltasi dopo le dimissioni della quasi totalità dei componenti — potrebbe riconoscersi politicamente proprio nella figura di Antoci.
Anche questa, allo stato, è un’ipotesi priva di conferme ufficiali. Ma è un elemento che continua ad alimentare riflessioni, soprattutto considerando il consenso personale di cui l’europarlamentare gode nel territorio e la capacità di incidere nella costruzione di eventuali aggregazioni civiche.
La vera domanda è una sola
Più passa il tempo e più la questione centrale sembra cambiare. Fino a qualche mese fa tutti si chiedevano se Francesco Re avrebbe potuto ricandidarsi. Oggi, invece, la domanda sembra essere un’altra. Anche se la legge dovesse consentirgli un nuovo mandato, riuscirebbe a ricompattare una maggioranza che, secondo molti osservatori, appare sempre più attraversata da sensibilità differenti?
È probabilmente questa la partita più importante. Perché la normativa potrà anche cambiare, gli equilibri politici, invece, si stanno già riscrivendo.




