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Sicilia, Tir fermi dal 16 al 22 ottobre: la protesta si allarga, a rischio le consegne

La crisi dell’autotrasporto siciliano rischia di arrivare direttamente alle imprese che aspettano materie prime, ai produttori che devono spedire le proprie merci e alla distribuzione commerciale. Dal 16 al 22 ottobre le aziende aderenti alla mobilitazione annunciata dalla sezione Trasporti di Confindustria Catania fermeranno i mezzi, dopo una decisione unanime maturata al termine di un confronto con le istituzioni giudicato privo di risultati sufficienti. Al centro della vertenza ci sono spese quotidiane sempre più pesanti e sostegni economici che, denunciano gli operatori, tardano a tradursi in denaro disponibile.

L’annuncio amplia una protesta già avviata da altre rappresentanze del settore. Il Comitato autotrasportatori siciliani, coordinato da Salvatore Bella, aveva infatti proclamato un fermo dal 16 al 20 ottobre, indicando come modalità la permanenza dei camion nei piazzali aziendali e la sospensione della movimentazione dei propri semirimorchi nei porti dell’Isola. Due iniziative con scadenze differenti, dunque, ma accomunate dalla contestazione dei rincari e dei ritardi nei pagamenti del Sea Modal Shift.

Le conseguenze dipenderanno dall’effettiva partecipazione e dalla durata della sospensione. Un’adesione ampia potrebbe rallentare le forniture e le spedizioni, con particolare esposizione delle merci deperibili. Si tratta di un rischio per la continuità delle consegne, la cui portata andrà verificata sul campo. Nell’annuncio della mobilitazione è comunque prevista la garanzia delle prestazioni indispensabili.

Il passaggio al fermo arriva dopo un ulteriore tentativo di portare la questione al governo nazionale. Il 29 settembre la presidente di Confindustria Catania, Maria Cristina Busi Ferruzzi, aveva scritto al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, coinvolgendo anche il viceministro Edoardo Rixi e i vertici regionali. La richiesta era quella di un confronto urgente su una difficoltà che, secondo l’associazione, sta compromettendo la competitività dell’intero sistema produttivo siciliano: quando aumenta il costo del trasporto, il conto raggiunge anche le aziende che producono, acquistano e vendono.

Il primo elemento della crisi resta il carburante. Confindustria, richiamando le rilevazioni del Mase, segnala per settembre un prezzo medio mensile del gasolio superiore a 2,16 euro al litro. Nella stima presentata dall’associazione, un mezzo pesante con una percorrenza annua di 100 mila chilometri avrebbe accumulato in otto mesi oltre 8 mila euro di maggiori costi. Una pressione che, moltiplicata per i veicoli di una flotta, assorbe risorse necessarie a mantenere in attività l’impresa.

Per chi lavora tra Sicilia e continente, al rifornimento del camion si aggiunge il costo della tratta marittima. Gli operatori contestano il trasferimento sulle tariffe degli oneri ambientali Ets e degli adeguamenti legati al combustibile delle navi. L’Ets è il sistema europeo delle quote di emissione, esteso al trasporto marittimo dal 2024: impone alle compagnie interessate di coprire le emissioni con apposite quote. Il meccanismo ha portata europea; la criticità evidenziata dalle imprese siciliane riguarda il peso che questi costi assumono per un territorio dipendente dai collegamenti via mare.

In questo contesto acquista rilievo il Sea Modal Shift, l’incentivo nazionale destinato a favorire il trasferimento delle merci dalla strada alle navi, riducendo traffico ed emissioni. Il contributo viene calcolato sui chilometri di strada evitati per ciascun veicolo imbarcato, con un massimo previsto di 30 centesimi per chilometro. È quindi una misura pensata per rendere più conveniente il trasporto combinato strada-mare.

La contestazione riguarda sia l’entità del sostegno sia i tempi per riceverlo. Secondo Confindustria, le risorse disponibili hanno coperto appena una parte del fabbisogno dichiarato, facendo scendere il contributo a poco più di 6 centesimi. A questo si aggiungono i pagamenti della prima annualità che l’associazione indica come ancora attesi, nonostante la scadenza di luglio e gli impegni richiamati nel confronto ministeriale di aprile. Per le imprese, il problema diventa così anche finanziario: sostenere subito le spese senza sapere quando arriveranno i ristori.

Sul versante regionale, lo stanziamento destinato all’autotrasporto ammonta a 15 milioni di euro. Nella comunicazione del 25 settembre, la Regione ha illustrato un intervento volto a compensare il 70% della maggiore spesa ammissibile per il gasolio rispetto al riferimento di febbraio. Una prima quota, fino a 50 mila euro, viene ricondotta al regime indicato come “super de minimis”; per la parte ulteriore è prevista la richiesta di autorizzazione alla Commissione europea.

Sonia Nicosia, presidente della sezione Trasporti di Confindustria Catania, riconosce l’impegno finanziario e il dialogo aperto dalla Regione, ma richiama la distanza tra i tempi delle procedure e quelli delle aziende. Le richieste rivolte alle istituzioni comprendono lo sblocco della prima annualità del Sea Modal Shift, un calendario affidabile per la seconda e maggiori fondi per la terza, anche attraverso i proventi Ets. Si chiedono inoltre certezze sull’iter europeo degli aiuti regionali e un confronto permanente sui costi dell’insularità.

Resta aperto uno spazio per evitare lo stop. Nicosia conferma la disponibilità a sospendere l’iniziativa in presenza di risposte concrete. In assenza di risultati, però, il 22 ottobre potrebbe non segnare la conclusione della protesta: Confindustria prospetta la prosecuzione del fermo a oltranza. È su pagamenti, risorse e scadenze verificabili che si misureranno adesso le possibilità di un accordo.

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