Tre capitini, i fratelli Giacomo e Mario Frasconà Filaro e il padre Antonio, sono stati tradotti dai carabinieri di Mistretta al carcere di Enna in attesa della convalida del fermo. Sono accusati, a vario titolo, di omicidio, tentato omicidio, detenzione abusiva e clandestina di armi, lesioni personali e ricettazione, in relazione alla sparatoria avvenuta nella serata di ieri a Capizzi, nel cuore dei Nebrodi.
Secondo una prima ricostruzione, ancora da confermare, i tre soggetti sarebbero arrivati sul posto a bordo di un’auto. Uno di loro, Giacomo, avrebbe estratto una pistola e sparato più colpi alla cieca contro il gruppo di ragazzi. Uno dei proiettili ha colpito mortalmente Giuseppe Di Dio, 16 anni, mentre un altro giovane è rimasto ferito ed è ricoverato all’ospedale di Nicosia (Enna).
Il movente dell’agguato non è ancora chiaro, ma alcuni testimoni parlano di una lite scoppiata poco prima e degenerata rapidamente. Le indagini, coordinate dalla Procura di Enna, sono state avviate subito dopo la tragedia.
Nel corso della notte i carabinieri di Mistretta hanno fermato i fratelli Giacomo e Mario Frasconà Filaro e il padre Antonio, di 48 anni. Secondo gli inquirenti, a fare fuoco sarebbe stato Giacomo, il ventenne, mentre il padre e l’altro figlio lo avrebbero accompagnato. I tre sono accusati, a vario titolo, di omicidio, tentativo di omicidio, detenzione abusiva di armi, detenzione di arma da fuoco clandestina, lesioni personali e ricettazione.
I tre indagati sono stati tradotti al carcere di Enna, in attesa dell’udienza di convalida del fermo.
Secondo i carabinieri, il vero obiettivo dell’agguato non sarebbero stati né il sedicenne colpito a morte, né il ventiduenne rimasto ferito in modo non grave, ma un’altra persona. Alla base, ci sarebbero dissidi personali: è stata anche ritrovata la pistola con la matricola abrasa.
Una sera come tante, un gruppo di ragazzi davanti al bar in via Roma, nel cuore di Capizzi. È lì che, secondo il racconto di alcuni testimoni, la tragedia si è consumata in pochi secondi.
«Un ragazzo di vent’anni, probabilmente ubriaco e già noto alle forze dell’ordine, è sceso da un’auto e ha iniziato a sparare all’impazzata – racconta un residente – c’erano ragazzi che chiacchieravano. Ha esploso almeno tre colpi verso la folla».
Uno di quei proiettili ha raggiunto Giuseppe Di Dio, studente dell’istituto alberghiero, ferendolo al collo mortalmente. A nulla sono serviti i tentativi del medico di guardia medica di arginare l’emorragia. Chi era con lui non ha avuto il tempo di capire. «Tutti hanno iniziato a correre, a gridare, qualcuno si è buttato a terra. Nessuno poteva immaginare che una cosa del genere potesse accadere qui, a Capizzi, un paese piccolo dove ci conosciamo tutti».
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, che indagano coordinati dalla Procura di Enna, il giovane avrebbe agito insieme al padre e al fratello, anche loro con precedenti penali. «Erano in macchina con lui – continua il testimone – lo hanno fatto scendere in pieno centro e poi sono fuggiti».
Poche ore dopo, i militari li avrebbero rintracciati nella loro abitazione, «con la tavola apparecchiata, come se nulla fosse successo», raccontano ancora i residenti.




