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Stragi del ’92, archiviato il filone “mafia e appalti”: il gip non individua mandanti

Il giudice Santi Bologna ha accolto la richiesta della Procura di Caltanissetta. Nelle motivazioni richiama il clima ostile in cui operarono Falcone e Borsellino, ma spiega che non sono emerse prove sufficienti per individuare persone coinvolte nelle stragi. Nel provvedimento anche un passaggio sulle conversazioni tra Roberto Scarpinato e Gioacchino Natoli.

Il gip di Caltanissetta Santi Bologna ha archiviato il procedimento, contro ignoti, che verificava se il dossier “mafia e appalti” avesse avuto un ruolo nella preparazione o nell’accelerazione delle stragi di Capaci e via D’Amelio. La decisione accoglie la richiesta presentata dal procuratore Salvatore De Luca e dall’aggiunto Pasquale Pacifico.

La conclusione del giudice è netta sul piano processuale: gli elementi raccolti non consentono di iscrivere persone nel registro degli indagati e, di conseguenza, non permettono di formulare una ragionevole previsione di condanna. L’archiviazione riguarda questo specifico filone investigativo; non equivale a una ricostruzione definitiva di ogni aspetto delle stragi né chiude automaticamente le altre indagini ancora aperte.

Che cos’era il dossier “mafia e appalti”

Il dossier nasceva dalle indagini del Ros dei carabinieri sulle infiltrazioni di Cosa nostra negli appalti pubblici e sui rapporti tra mafiosi, imprenditori e ambienti politici. L’informativa fu trasmessa alla Procura di Palermo nel 1991. Giovanni Falcone aveva mostrato particolare attenzione al tema degli appalti, mentre dopo la sua uccisione Paolo Borsellino manifestò l’intenzione di approfondirlo.

Negli anni, il rapporto investigativo è stato al centro di interpretazioni diverse. Per alcuni, la gestione dell’inchiesta e le sue possibili conseguenze sugli interessi mafiosi avrebbero contribuito a determinare le stragi, soprattutto quella di via D’Amelio. Altri hanno contestato che gli atti disponibili dimostrino un legame diretto tra il dossier e gli attentati. Anche le ricostruzioni giudiziarie e parlamentari non sono state univoche sul peso da attribuire al rapporto del Ros.

La Procura di Caltanissetta aveva riaperto il filone nel 2022-2023, valutando anche l’ipotesi che la gestione dell’indagine sugli appalti fosse stata una concausa delle stragi. Nell’aprile 2026, dopo nuove verifiche, i magistrati avevano chiesto l’archiviazione del fascicolo, rimasto a carico di ignoti. Il gip ha ora accolto quella richiesta.

Il clima in Procura e l’assenza di prove sui responsabili

Nelle motivazioni il giudice descrive un contesto difficile per Falcone e Borsellino. Secondo il gip, i due magistrati si trovarono a lavorare nella Procura di Palermo, tra il 1990 e il 1992, in un clima ostile e di emarginazione. Il provvedimento sottolinea anche la loro competenza nell’affrontare il rapporto tra Cosa nostra e il sistema degli appalti.

Queste valutazioni, tuttavia, non bastano a dimostrare che singoli magistrati, politici o imprenditori abbiano concorso nelle stragi. Il gip afferma che non sono stati individuati elementi di prova autonomamente persuasivi per identificare persone che possano essere considerate mandanti o partecipi, sul piano morale o materiale, degli attentati. È questo il punto che conduce all’archiviazione: il contesto descritto non si è tradotto in prove sufficienti per sostenere un’accusa in giudizio.

Il passaggio sulle conversazioni tra Scarpinato e Natoli

Il provvedimento affronta anche le conversazioni intercettate tra Roberto Scarpinato, senatore e componente della Commissione parlamentare Antimafia, e l’ex magistrato Gioacchino Natoli, per anni suo collega alla Procura di Palermo. I colloqui si svolsero prima dell’audizione di Natoli in Commissione e alimentarono polemiche sull’opportunità che un componente dell’organismo anticipasse o concordasse con un audito temi e domande.

Su questo aspetto il gip precisa di non dover esprimere un giudizio politico sull’opportunità di quei contatti. Nelle motivazioni, però, segnala quella che definisce un’attività depistante di Scarpinato nei confronti di Natoli. È una valutazione contenuta nel provvedimento e riferita a quelle conversazioni: va riportata come tale, senza trasformarla in una responsabilità penale accertata o in una condanna.

Una decisione che non cancella le domande

L’archiviazione chiude la pista investigativa che cercava un collegamento probatorio tra la vicenda “mafia e appalti” e le stragi del 1992. Non dimostra, da sola, che ogni ipotesi discussa nel corso degli anni fosse infondata; stabilisce che, sulla base degli elementi raccolti in questo procedimento, non ci sono prove sufficienti per attribuire a persone specifiche un ruolo negli attentati.

A Capaci, il 23 maggio 1992, morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Il 19 luglio, in via D’Amelio, furono uccisi Paolo Borsellino e gli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

A oltre trent’anni di distanza, la decisione del gip aggiunge un esito giudiziario a una vicenda che continua a interrogare la storia delle stragi: riconosce il clima difficile descritto nelle motivazioni, ma non trova le prove necessarie per trasformare i sospetti in accuse sostenibili in un processo.

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