Ci sono notizie che si raccontano attraverso i fatti e altre davanti alle quali i fatti, da soli, sembrano improvvisamente insufficienti.
Alessandro Allegra aveva 21 anni. Forse è proprio da qui che bisogna cominciare. Da un’età che dovrebbe contenere progetti, partenze, errori da correggere, amori da vivere, studi, lavoro, viaggi, serate con gli amici. Un’età nella quale il futuro non dovrebbe essere un concetto astratto, ma una quantità enorme di tempo ancora da riempire.
A 21 anni non si dovrebbe morire.
Non è una considerazione giornalistica e neppure una frase costruita per cercare emozioni. È il pensiero elementare che attraversa Tusa da ieri pomeriggio, da quando sulla SP 177, la strada che collega la Statale 113 al centro abitato, due automobili si sono scontrate frontalmente e la vita di un ragazzo si è fermata per sempre. Le cause dell’incidente sono ancora oggetto degli accertamenti dei Carabinieri e sarebbe sbagliato, oltre che irrispettoso, anticipare conclusioni che spetterà agli investigatori trarre. Quello che sappiamo è che l’impatto è stato violentissimo e che per Alessandro i soccorsi non sono bastati.
Una festa che improvvisamente non è più una festa
La tragedia è arrivata in uno dei momenti più particolari dell’anno per Tusa.
Il paese era immerso nei giorni dei festeggiamenti in onore di Maria Santissima Assunta, appuntamento religioso e popolare che, soprattutto nelle piccole comunità, significa molto più di un calendario di celebrazioni e spettacoli. È il periodo dei ritorni, degli emigrati che rientrano, delle famiglie che si ricompongono, delle strade che tornano a riempirsi e degli incontri rimandati per un anno intero.
Poi, nel giro di poche ore, tutto cambia. Le luci rimangono al loro posto, il programma esiste ancora sulla carta, ma il senso della festa viene travolto da qualcosa di immensamente più grande. Ieri, Comune, Parrocchia e Comitato hanno scelto di sospendere gli spettacoli previsti, un gesto che non ha bisogno di troppe spiegazioni. Nelle prossime ore si starebbe valutando anche l’opportunità di rimodulare alcuni appuntamenti nei giorni centrali attorno ai festeggiamenti.
Nei piccoli paesi nessuno è davvero uno sconosciuto
Le grandi città hanno, talvolta, la capacità terribile di assorbire persino le tragedie. Un incidente blocca una strada, arrivano le sirene, qualcuno osserva, poi il traffico riparte e la città continua a correre.
Nei piccoli paesi non funziona così. A Tusa un ragazzo di 21 anni non è semplicemente “un ventunenne”, come inevitabilmente finisce scritto nelle prime righe di una notizia di cronaca. È un nome, un volto, una famiglia. È il figlio di qualcuno, l’amico di qualcuno, il ragazzo incontrato al bar, per strada, a scuola. E anche chi non lo conosceva direttamente conosce quasi certamente qualcuno che gli voleva bene.
È questa rete invisibile di relazioni a trasformare una tragedia privata in un lutto collettivo. Da ieri Tusa sembra essersi stretta attorno alla famiglia Allegra quasi per istinto. Non esistono parole capaci di alleggerire una perdita del genere e probabilmente la cosa più rispettosa è non cercarle neppure. Esiste, però, la possibilità di esserci. Con discrezione. Con il silenzio. Con una telefonata, una presenza, una serranda abbassata, uno spettacolo che non comincia. Anche questo è comunità. Anzi, forse lo spirito autentico di una comunità si misura proprio quando vengono meno le parole e restano soltanto i gesti.
Quel contrasto insopportabile tra la festa e l’obitorio
C’è poi un’immagine difficile persino da scrivere, ma che spiega meglio di qualsiasi ragionamento ciò che sta vivendo Tusa. Da una parte un paese preparato alla festa dell’Assunta. Dall’altra il corpo di un ragazzo di 21 anni in attesa degli accertamenti medico-legali disposti dalla magistratura.
La Procura di Patti ha infatti disposto l’autopsia sul corpo di Alessandro. Al momento non risulta confermata la data in cui verrà eseguito l’esame autoptico: sarà necessario attendere il conferimento dell’incarico e le successive determinazioni dell’autorità giudiziaria. Solo dopo il nulla osta della Procura la salma potrà essere restituita alla famiglia e potranno essere fissati i funerali.
Ed è proprio questa attesa a rendere ancora più difficile immaginare una normalità. Non si tratta di stabilire burocraticamente se le attività attorno alla festa religiosa debbano essere cancellate. Il punto è un altro. Una festa popolare esiste perché una comunità decide di viverla insieme. E se quella stessa comunità, in questo momento, sente di non avere il cuore per farlo, fermarsi, rimodulare o rinviare non significa rinunciare alla festa: ogni cambiamento significa riconoscere che prima del programma vengono le persone.
Migliorano le condizioni della donna
Dentro una giornata così dolorosa arriva almeno una notizia che consente di allentare una parte dell’angoscia. Secondo quanto appreso da QuadroChiaro, sono sensibilmente migliorate le condizioni della 50enne di Tusa che si trovava alla guida dell’altra automobile coinvolta nel frontale. La donna, trasferita in elisoccorso dopo l’incidente, è ricoverata all’Ospedale Civico di Palermo, dove è stata sottoposta agli accertamenti necessari. Gli esami avrebbero escluso danni cerebrali e la donna sarebbe stata dichiarata fuori pericolo. Rimane comunque ricoverata nella struttura palermitana per proseguire le cure necessarie in conseguenza dei traumi riportati nell’impatto.
Una notizia importante, soprattutto dopo le ore di apprensione seguite all’incidente. Resta invece affidata agli accertamenti dei Carabinieri la ricostruzione della dinamica. I mezzi coinvolti sono stati posti sotto sequestro e saranno gli elementi raccolti sulla carreggiata, insieme agli eventuali ulteriori approfondimenti disposti dalla magistratura, a chiarire cosa sia accaduto lungo quella strada.
Ci sarà un momento per conoscere la dinamica. Ci sarà quello dell’autopsia, quello del nulla osta, quello dell’ultimo saluto. E ci sarà, inevitabilmente, anche il momento nel quale Tusa tornerà alla propria quotidianità. Ma non oggi. Oggi rimane quella bruttissima incapacità dell’essere umano di non riuscire a spiegarsi come si può morire a 21 anni




