Martedì 20 ottobre il confronto con gli autotrasportatori siciliani. Il Comitato chiede impegni scritti per revocare il fermo, mentre Anav avverte: senza nuove consegne di gasolio potrebbero essere compromessi i collegamenti per studenti e pendolari.
La trattativa si apre, ma per i trasporti siciliani il tempo stringe. Mentre il presidente della Regione, Renato Schifani, annuncia un confronto a Milano con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, la protesta degli autotrasportatori rischia di ripercuotersi anche sulla mobilità quotidiana. Da lunedì 19 ottobre, senza rifornimenti di gasolio, potrebbero essere a rischio i servizi di linea delle aziende private. È l’allarme lanciato da Anav Sicilia, che segnala le prime conseguenze delle mancate consegne di carburante.
Nella mattinata di sabato 17 ottobre Schifani ha avuto un colloquio telefonico con Salvini, dopo l’incontro del giorno precedente tra il ministro e il vicepresidente della Regione, Luca Sammartino. Secondo quanto comunicato dalla presidenza della Regione, il confronto ha registrato la disponibilità del governo nazionale ad affrontare le questioni sollevate dalla categoria, a partire dal costo del gasolio. Martedì 20 ottobre al tavolo di Milano parteciperanno anche i rappresentanti degli autotrasportatori siciliani, una presenza che Schifani indica come risultato della propria proposta.
Il governatore ha definito «assolutamente positiva» l’interlocuzione e annunciato un intervento regionale contro il caro carburante attraverso le variazioni di bilancio all’esame dell’Ars. L’impegno politico dovrà adesso tradursi in misure operative: risorse disponibili, modalità di accesso e tempi compatibili con le difficoltà delle imprese.
Sul versante regionale esiste già un precedente da tenere distinto dai nuovi annunci. Il 25 settembre la Regione aveva comunicato un’intesa su un decreto attuativo relativo a uno stanziamento di 15 milioni di euro per l’autotrasporto, previsto dalla legge regionale 13/2026. Il meccanismo illustrato puntava a compensare parte dell’aumento della spesa per il gasolio, con una copertura del 70 per cento dell’incremento ammissibile. La stessa comunicazione indicava ulteriori passaggi istituzionali e autorizzativi: quell’annuncio, dunque, non equivaleva alla certificazione di somme già versate alle aziende.
Per il Comitato trasportatori siciliani, intanto, la convocazione di un incontro non basta a chiudere la vertenza. Il coordinatore Salvatore Bella ha subordinato la revoca del fermo alla firma di un protocollo d’impegni e al confronto del 20 ottobre. In assenza di queste condizioni, ha dichiarato, la mobilitazione proseguirà fino al 27 ottobre. Una posizione che mantiene aperta la protesta anche dopo i segnali di disponibilità istituzionale.
Le richieste illustrate dal Comitato riguardano lo sblocco di circa 104 milioni di euro di pagamenti arretrati, ulteriori 70 milioni per l’annualità 2026/2027, la disponibilità nel cassetto fiscale di 430 milioni legati alle domande di credito d’imposta sul gasolio e altri 400 milioni per i mesi rimasti senza copertura. Sono cifre rivendicate dalla categoria, da non confondere con nuovi stanziamenti già approvati o somme già erogate. Il Comitato chiede inoltre una presenza stabile nei tavoli istituzionali dedicati ai trasporti.
Nel frattempo, l’emergenza delle forniture potrebbe anticipare gli esiti della trattativa. Anav Sicilia riferisce che alcune consegne di gasolio necessarie alle aziende del trasporto pubblico locale sono già saltate. Se i rifornimenti non arriveranno tra il fine settimana e l’inizio della prossima, le scorte disponibili potrebbero non consentire il normale svolgimento delle corse. L’associazione indica come priorità l’impiego del carburante residuo per garantire i servizi minimi essenziali del mattino destinati a studenti e lavoratori. Si tratta quindi di un rischio condizionato all’andamento delle forniture, non dell’annuncio di una sospensione generalizzata di tutti gli autobus siciliani.
Il calendario rende evidente l’urgenza: il tavolo è previsto martedì, mentre le prime difficoltà per le autolinee potrebbero manifestarsi già lunedì. Per i centri dell’entroterra e per le famiglie che dipendono dai collegamenti su gomma, anche una riduzione delle corse avrebbe conseguenze immediate sull’accesso alla scuola e al lavoro.
La risposta dovrà quindi procedere su due fronti: dare concretezza agli impegni economici per l’autotrasporto e assicurare, nelle ore della trattativa, la continuità dei rifornimenti necessari ai servizi essenziali. Il primo risultato atteso dai cittadini è che il confronto istituzionale arrivi prima dell’esaurimento delle scorte.





