La memoria delle battaglie civili di Mistretta è arrivata a Roma attraverso il linguaggio della grafica. «Ecografia di Resistenza di M.Z.», opera di Alessandro Zingone, è stata selezionata per la mostra «55 anni di manifesto», inserita nella Manifestival, il festival del quotidiano svoltosi dal 9 all’11 ottobre 2026 nel quartiere Garbatella. A raccontare il legame tra il lavoro e la comunità amastratina è stato il portale Halaesa Nebrodi.
La rassegna proponeva una rilettura dei cinquantacinque anni del giornale attraverso opere grafiche riprodotte su manifesti affissi nelle strade del quartiere. Una scelta espositiva che affidava allo spazio pubblico l’incontro fra immagini e cittadini, all’interno di un programma comprendente dibattiti, proiezioni, spettacoli e altri percorsi dedicati alla fotografia e all’illustrazione.
Nel lavoro di Zingone compare l’immagine ecografica di un bambino con il pugno sollevato, accompagnata dalla sigla EFFE251 e dalla frase: «Percorso nascita garantito con la sola esclusione dell’evento parto». Il riferimento è alla perdita del punto nascita dell’ospedale SS. Salvatore di Mistretta, una delle vicende al centro della protesta cittadina.

Per comprendere quel richiamo occorre tornare all’autunno del 2011. Il movimento effe251 nacque durante la mobilitazione contro il ridimensionamento dei servizi e delle istituzioni locali. La denominazione richiamava F251, il codice identificativo di Mistretta presente nei codici fiscali dei suoi nati. Nelle cronache dell’epoca, la difesa dell’ospedale si intrecciava alle preoccupazioni per il tribunale e per il futuro degli altri presidi cittadini: salute, giustizia e istruzione erano i temi attorno ai quali si cercava di costruire una risposta collettiva.
Quella mobilitazione ebbe luoghi e passaggi precisi. Il 30 ottobre 2011, la chiesa del Purgatorio ospitò un’assemblea popolare; l’8 novembre la protesta raggiunse Palermo. Il 14 dicembre, l’occupazione pacifica del reparto di Ginecologia da parte del sindaco e dell’amministrazione comunale, con l’adesione di studenti ed esponenti del movimento, dopo la chiusura del punto nascita e il trasferimento delle mamme. Episodi che restituiscono la dimensione concreta della partecipazione di quei mesi.

A quindici anni di distanza, l’accostamento fra l’ecografia e il gesto della protesta si presta a una lettura precisa: mette in relazione l’inizio della vita con la rivendicazione dei servizi necessari ad accompagnarla. Nella cornice romana, l’opera ha così offerto un’occasione per conoscere una vicenda locale attraverso un’immagine capace di condensarne il conflitto e conservarne la memoria.





