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Protesta dei Tir, al terzo giorno la Sicilia entra nella fase più delicata: pompe affollate e consegne a rischio

Camion fermi nei piazzali e semirimorchi non ritirati nei porti: sull’Isola aumentano le file ai distributori e gli acquisti precauzionali nei supermercati. Per ora non emerge un’emergenza generalizzata, ma le prossime 48 ore saranno decisive. A rischio anche le corse dei bus privati.

Al terzo giorno della protesta degli autotrasportatori, la Sicilia entra nella fase più delicata. Il fermo non riguarda più soltanto i camion parcheggiati nei piazzali o i presìdi lungo le principali arterie: comincia a incidere sulla distribuzione quotidiana di merci e carburanti, mettendo alla prova una filiera che vive di consegne regolari e magazzini sempre più ridotti.

I mezzi degli aderenti al Comitato trasportatori siciliani restano fermi e i semirimorchi carichi di merci non vengono ritirati nei porti. La mobilitazione era stata annunciata fino alla mezzanotte del 20 ottobre, ma il coordinamento della categoria ha chiarito che, senza impegni formalizzati dal governo, il fermo potrebbe proseguire fino al 27 ottobre.

Nei supermercati, almeno per ora, non si registra un quadro uniforme di scaffali vuoti in tutta l’Isola. A Palermo, però, cresce l’affluenza di clienti che anticipano la spesa e acquistano qualche prodotto in più, soprattutto per timore di possibili ritardi nei rifornimenti. Le maggiori criticità potrebbero riguardare i prodotti freschi e deperibili – ortofrutta, latte, carne, pesce e latticini – che dipendono dalle consegne quotidiane.

La corsa alle scorte rischia di accentuare il problema. Se le famiglie acquistano oltre il necessario, i punti vendita possono esaurire prima le disponibilità in magazzino, anche dove le forniture non sono ancora completamente interrotte. Le ricognizioni delle ultime ore indicano che in Sicilia l’allarme è concreto, ma non ancora tradotto ovunque in carenze generalizzate.

Situazione analoga ai distributori. A Palermo si sono formate file, soprattutto presso gli impianti con prezzi più convenienti, mentre molti automobilisti hanno scelto di fare il pieno in anticipo. Le pompe continuano a funzionare finché le cisterne dispongono di carburante, ma il nodo è la mancata consegna delle nuove forniture. Per la Sicilia non risultano, al momento, esaurimenti diffusi su scala regionale; il timore è che la pressione aumenti all’inizio della settimana se il blocco dovesse prolungarsi.

Il settore più esposto nelle prossime ore è quello del trasporto pubblico e privato su gomma. Anav Sicilia ha lanciato l’allarme: alcune autobotti non avrebbero effettuato le consegne previste ai depositi delle aziende di linea. Senza nuovi rifornimenti, da lunedì potrebbero scattare riduzioni delle corse, con priorità ai servizi essenziali per studenti e lavoratori. Una prospettiva che riguarda soprattutto le aree interne, dove gli autobus restano spesso l’unico collegamento quotidiano.

La protesta incide anche sul versante produttivo. Le merci in arrivo rischiano di restare ferme nei porti o nei magazzini, mentre l’agricoltura teme difficoltà per la commercializzazione di ortofrutta e raccolti. Se la catena dei trasporti resta bloccata, il danno non riguarda soltanto chi deve acquistare: coinvolge produttori, aziende di trasformazione, piccoli negozi e imprese che attendono materie prime.

Nel resto del Mezzogiorno le conseguenze sono già più evidenti. In Puglia e Calabria si sono registrati distributori a secco e carenze in alcuni supermercati, aggravate nei giorni scorsi anche dal blocco della raffineria Eni di Taranto, poi rimosso. La ripresa delle forniture verso la Calabria è in corso, ma la vicenda mostra quanto rapidamente una crisi logistica possa trasferirsi nella vita quotidiana.

Resta invece regolare, al momento, la distribuzione dei farmaci, considerati tra le forniture prioritarie. È un elemento che evita allarmismi, ma non cancella il rischio di ulteriori ritardi se il fermo dovesse allungarsi.

La giornata decisiva sarà quella del confronto previsto per il 20 ottobre. Gli autotrasportatori chiedono un protocollo di impegni sul caro carburante e sui costi che gravano sulle imprese. Dall’esito di quel tavolo dipenderà la revoca della protesta o la sua prosecuzione. Per la Sicilia, intanto, le prossime ore diranno se l’allarme resterà confinato alle code e alle scorte ridotte oppure se diventerà una vera emergenza nei rifornimenti.

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