Presidi ancora attivi tra Catania, Messina e Palermo dopo l’intesa con Salvini. Sicindustria chiede di garantire la circolazione delle merci e la libertà di lavorare.
L’accordo con il Governo non ha chiuso la protesta degli autotrasportatori in Sicilia. Dopo il confronto del 20 ottobre a Milano con il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, il Comitato trasportatori siciliani (Cts) ha revocato il fermo, mantenendo però lo stato di agitazione. Una decisione che altre componenti della categoria non hanno condiviso, proseguendo la mobilitazione.
Il confronto più duro riguarda Catania, dove il coordinatore del Cts, Salvatore Bella, ha chiesto al prefetto e al questore un intervento delle forze dell’ordine al casello di San Gregorio e nell’area portuale. Il Comitato denuncia minacce e pneumatici tagliati ai danni di conducenti intenzionati a riprendere il lavoro, attribuendo le intimidazioni a gruppi che farebbero riferimento a Giuseppe Richichi, presidente dell’Associazione imprese autotrasportatori siciliani, l’Aias. «Chiediamo che le forze dell’ordine ci tutelino: noi vogliamo lavorare», è l’appello del Cts.
Richichi respinge le accuse. «Ma quali violenze?», replica, sostenendo che a subire le conseguenze della crisi siano gli autotrasportatori alle prese con il caro gasolio. Il presidente dell’Aias contesta anche i risultati del confronto con il Governo, ritenendo che i benefici annunciati favoriscano soprattutto il trasporto intermodale e non risolvano le difficoltà di chi continua a protestare.
La divisione riguarda dunque anche il giudizio sull’intesa. Il Cts considera gli impegni ottenuti sufficienti per ripartire, vigilando sulla loro attuazione. Il pacchetto comprende lo sblocco dei crediti d’imposta sul gasolio e dei contributi al trasporto combinato strada-mare. Restano da individuare le coperture per prolungare di quattro mesi il credito d’imposta e introdurre aiuti sui costi dei traghetti attraverso lo Stretto: due richieste che spiegano il mantenimento dello stato di agitazione.
Intanto, nella giornata del 21 ottobre, vengono segnalati presidi a San Gregorio, a Tremestieri, nel Messinese, e al varco Santa Lucia del porto di Palermo. All’interporto di Catania si è svolta un’assemblea degli autotrasportatori contrari alla sospensione della protesta: secondo le ricostruzioni disponibili, l’orientamento prevalente sarebbe proseguire fino al nuovo confronto ministeriale previsto per il 27 ottobre.
Sulle conseguenze per le imprese interviene Luigi Rizzolo, presidente di Sicindustria, che riconosce le ragioni della categoria ma condanna le pressioni su chi vuole lavorare. «La tutela delle proprie ragioni non può tradursi nella negazione dei diritti altrui», afferma. L’associazione sollecita l’attuazione degli impegni assunti e il ripristino della circolazione delle merci: i disagi, avverte, coinvolgono le forniture, la produzione e la continuità dei servizi, ben oltre gli scaffali della grande distribuzione.





