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Palermo paralizzato, studenti in piazza contro il degrado delle scuole: occupazioni e corteo verso Palazzo Comitini

Aule insufficienti, edifici da sistemare e richieste di maggiore ascolto: la mobilitazione raggiunge la sede della Città metropolitana. Sul tavolo anche le scelte di bilancio per scuole e disabilità.

Avere un’aula adeguata, studiare in ambienti sicuri, poter utilizzare laboratori e palestre per le attività alle quali sono destinati. Sono le richieste al centro della protesta degli studenti palermitani, che venerdì 23 ottobre tornano in piazza dopo giorni di assemblee, presidi e occupazioni. La Rete Studentesca Palermo ha fissato il concentramento alle 9 in piazza Marina, con un corteo diretto a Palazzo Comitini, in via Maqueda. L’obiettivo annunciato è ottenere un confronto con il sindaco metropolitano Roberto Lagalla sulle condizioni degli istituti e sugli interventi necessari.

La manifestazione riunisce problemi che assumono forme diverse da una scuola all’altra: carenze nella manutenzione, insufficienza degli spazi, difficoltà nell’organizzazione delle lezioni e contestazioni alle politiche nazionali sull’istruzione. Il filo comune è la richiesta di risposte concrete a disagi che, secondo i ragazzi, si ripresentano da anni.

Nelle denunce degli studenti ricorrono infiltrazioni, allagamenti quando piove, preoccupazioni per le condizioni delle coperture e carenze degli impianti di riscaldamento e climatizzazione. Segnalazioni che chiamano in causa la manutenzione degli edifici e le condizioni quotidiane nelle quali si svolgono le lezioni.

Alla sicurezza si aggiunge la disponibilità delle aule. La Rete studentesca riferisce di classi ospitate in biblioteche, laboratori e palestre, con la conseguente perdita degli spazi riservati alle altre attività didattiche. Tra gli esempi richiamati figurano il liceo Finocchiaro Aprile, per il quale viene denunciata da anni la necessità di una seconda succursale, e il liceo Peppino Impastato di Partinico, dove gli studenti segnalano l’utilizzo anche dei locali della casa del custode.

Il problema degli spazi incide sull’intera offerta formativa: destinare stabilmente un laboratorio alle lezioni ordinarie riduce le possibilità di svolgere esercitazioni; occupare una palestra o una biblioteca con i banchi limita l’accesso alle attività sportive e alla lettura. È su queste conseguenze che si concentra una parte delle rivendicazioni.

La mobilitazione ha già coinvolto numerosi istituti. Nei giorni scorsi sono stati occupati i licei classici Umberto I e Vittorio Emanuele II. Al Regina Margherita è stata avviata un’assemblea permanente, mentre al Giovanni Meli si sono svolte proteste davanti ai cancelli. Agitazioni e segnalazioni hanno interessato anche il Rutelli, il Benedetto Croce, il Majorana, il Pio La Torre, il Volta e il Medi.

Le iniziative, tuttavia, seguono anche percorsi autonomi. La rappresentante dell’Umberto I Gaia Noemi Sansone, nelle dichiarazioni raccolte dall’ANSA il 21 ottobre, aveva annunciato la prosecuzione dell’occupazione fino a venerdì e la scelta di non partecipare al corteo del 23, ritenendo poco utile una seconda manifestazione a breve distanza da quella del 14 ottobre. Una distinzione che impedisce di considerare automaticamente tutti gli istituti occupati come aderenti alla stessa iniziativa di piazza.

Accanto alle condizioni materiali delle scuole emerge la richiesta di maggiore partecipazione alle decisioni. Gli studenti contestano diversi aspetti delle politiche del ministro Giuseppe Valditara, dall’alternanza scuola-lavoro alle regole sulla vita scolastica. Alcuni rappresentanti hanno inoltre denunciato di non aver ottenuto il confronto che chiedevano durante la recente presenza del ministro a Palermo. È il racconto dei manifestanti, che lega la protesta al sentimento di essere poco ascoltati dalle istituzioni.

L’arrivo del corteo a Palazzo Comitini individua un interlocutore preciso sul fronte degli edifici. La Città metropolitana di Palermo svolge infatti funzioni di programmazione, progettazione, gestione e manutenzione degli immobili destinati alle scuole secondarie di secondo grado di propria competenza. La sua direzione per l’edilizia scolastica si occupa anche degli interventi strutturali, impiantistici e antincendio. La richiesta rivolta a Lagalla riguarda quindi questioni sulle quali l’ente metropolitano ha responsabilità operative dirette.

Il tema delle risorse entra, intanto, nel confronto politico sul bilancio. Il gruppo del Partito Democratico al Consiglio metropolitano ha annunciato sette emendamenti alla variazione del bilancio 2026-2028, proponendo di destinare oltre 1,8 milioni di euro a scuole e studenti con disabilità attraverso una rimodulazione degli stanziamenti.

La proposta dei consiglieri Liborio Maurizio Costanza, Giuseppe Monteleone e Rosario Lapunzina comprende 500 mila euro per la sicurezza antincendio, altrettanti per servizi igienici e accessibilità, 300 mila per le palestre e 150 mila ciascuno per climatizzazione e arredi. Ulteriori 250 mila euro riguardano trasporto e ausili didattici per studenti con disabilità. Sono emendamenti da sottoporre al voto, non finanziamenti già approvati: un passaggio decisivo per distinguere gli annunci dalle risorse effettivamente disponibili.

La protesta scolastica si intreccia anche con le tensioni sociali che attraversano la Sicilia. La Rete esprime solidarietà ad agricoltori e autotrasportatori. Già il 21 ottobre gli studenti del Nautico avevano raggiunto il presidio dei trasportatori all’ingresso del Molo Santa Lucia, collegando le proprie rivendicazioni alle preoccupazioni per il caro carburanti e il costo della vita.

A sostenere la mobilitazione è la Cgil Palermo. Il segretario Dario Fazzese e la responsabile Giovani Olga Giunta leggono nelle proteste un’esigenza di partecipazione e sottolineano il rapporto tra sicurezza degli edifici scolastici e sicurezza dei luoghi di lavoro. Il sindacato collega queste iniziative al percorso verso lo sciopero generale del 20 novembre, puntando a rafforzare il confronto tra studenti e lavoratori.

Dal confronto richiesto alle istituzioni gli studenti attendono indicazioni sugli interventi e sulle risorse. Per valutare le risposte serviranno elementi verificabili: le criticità accertate nei singoli plessi, le soluzioni previste per recuperare aule e spazi didattici, i finanziamenti disponibili e i tempi dei lavori. È su questi punti che si misurerà la possibilità di dare seguito alle richieste portate in piazza.

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