spot_img
spot_img

Sicilia, più pensioni che occupati: il divario è di 186 mila, Messina il caso più critico

In Sicilia le pensioni sono più delle persone occupate. Nel 2025 i trattamenti erogati sono 1.675.935, mentre gli occupati sono 1.489.473: una differenza di 186.462 unità. È il quadro tracciato dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre, su dati INPS e ISTAT. Tradotto in una proporzione semplice, nell’Isola si contano circa 112,5 pensioni ogni 100 occupati. La Sicilia presenta il terzo divario negativo più ampio in valore assoluto, dopo Puglia e Calabria.

La distinzione tra pensioni e pensionati è decisiva. Una stessa persona può percepire più prestazioni, per esempio la propria pensione e quella di reversibilità del coniuge. Per questo, i numeri non autorizzano a parlare di 186 mila pensionati in più rispetto ai lavoratori. Il confronto riguarda gli assegni e comprende anche trattamenti assistenziali, di invalidità, ai superstiti e indennitari.

La differenza emerge anche dai dati nazionali INPS: alla fine del 2025 le prestazioni sono circa 23,2 milioni, ma i beneficiari sono 16,4 milioni. Il 32 per cento riceve almeno due trattamenti. È un chiarimento che aiuta a leggere l’allarme senza confondere il numero degli assegni con quello delle persone.

Dalla ricerca svolta da QuadroChiaro, il divario siciliano cambia molto da un territorio all’altro. Messina conta 264.701 pensioni e 187.765 occupati, con uno scarto di 76.936 unità. È il valore più ampio dell’Isola e il quarto peggiore, in termini assoluti, fra le 102 province analizzate dalla CGIA. Palermo segue con 406.755 pensioni e 343.117 occupati: la differenza è di 63.638.

Le pensioni superano gli occupati anche ad Agrigento, di 24.884 unità, a Trapani, di 16.257, a Caltanissetta, di 11.334, e a Enna, di 9.833. Siracusa è vicina alla parità, con 296 pensioni in più. Il segno cambia soltanto a Ragusa, dove gli occupati superano le pensioni di 16.241 unità, e a Catania, con un margine di 475.

Sono dunque sette su nove le province siciliane con più pensioni che occupati. Questa graduatoria misura la differenza numerica, non l’intensità del fenomeno rispetto alla popolazione: territori di dimensioni diverse vanno confrontati anche con indicatori proporzionali. Il saldo, inoltre, non basta da solo a misurare la sostenibilità finanziaria del sistema pensionistico.

Il secondo fronte riguarda il ricambio del personale. Il Sistema informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro stima per la Sicilia una domanda di sostituzione di 173.900 lavoratori nel periodo 2025–2029, di cui 74.600 dipendenti privati. La previsione, ripresa dalla CGIA, riguarda l’intero quinquennio: non sono tutte uscite ancora da verificarsi dal 2026 in avanti.

Si tratta delle persone da rimpiazzare per compensare chi lascia il lavoro, soprattutto per pensionamento, ma anche per altre cause considerate dal modello. Non è quindi una previsione di altrettanti posti destinati a scomparire. Sono necessità di ricambio: le opportunità effettive dipenderanno dalle assunzioni, dalle competenze disponibili e dalle scelte delle imprese e delle amministrazioni.

Per capire la ricaduta concreta basta pensare a un’impresa che perde un tecnico esperto: la continuità dell’attività dipende anche dalla possibilità di formare per tempo chi ne prenderà il posto. Lo stesso problema può presentarsi negli uffici pubblici e nei servizi. Il pensionamento può aprire un’opportunità, purché il passaggio di competenze venga preparato.

C’è anche un dato sull’età dei dipendenti privati: in Sicilia gli over 50 rappresentano il 30,2 per cento, contro il 32,7 per cento nazionale. Il dato si riferisce al 2024 e a questo specifico gruppo di lavoratori; non descrive l’età di tutta la popolazione occupata.

La CGIA indica nell’aumento dell’occupazione femminile e giovanile una delle risposte al ricambio. Per la Sicilia significa tradurre il bisogno di personale in occasioni accessibili: formazione collegata ai posti da coprire, ingresso dei giovani e condizioni che consentano a più donne di lavorare. Il punto da verificare, nei prossimi anni, sarà quante delle uscite previste verranno accompagnate da nuovi ingressi e con quale qualità dell’occupazione.

Autore

spot_img
spot_img

Ultime News

Related articles