Dopo l’articolo di QuadroChiaro sulle possibili dinamiche verso le amministrative 2027, l’assessore Alex Amoroso attacca il direttore con toni personali. Ma alle indiscrezioni politiche si risponde con fatti, smentite e idee, non delegittimando chi pone domande.
C’è un punto che va chiarito subito, senza giri di parole: un amministratore pubblico può non gradire un articolo, contestarne una ricostruzione, negare un’indiscrezione, fornire una diversa lettura dei fatti. È non solo legittimo, ma utile al dibattito democratico.
Quello che non può diventare normale è il tentativo di trasformare una critica a un articolo in un attacco personale al giornalista che lo firma.
Dopo il pezzo di QuadroChiaro dedicato agli scenari delle prossime amministrative di Santo Stefano di Camastra, l’assessore Alessandro Amoroso ha scelto di intervenire sulla propria pagina Facebook. Non per chiarire se intenda o meno candidarsi, non per smentire le voci riportate, non per spiegare quale futuro immagini per la sua città. Ha preferito mettere in discussione la professionalità del direttore della testata, suggerendo persino che, prima di scrivere, bisognerebbe “prendere appuntamento” con lui.
No, assessore. Non funziona così
Un giornalista non deve chiedere il permesso a chi amministra per raccontare ciò che si muove nella politica di un paese. Non deve sottoporre la propria penna al visto preventivo dell’assessore di turno. Non deve attendere un appuntamento per scrivere che, nei corridoi della politica, in giro per la città circolano ipotesi, ambizioni, contatti e possibili candidature.
Deve, questo sì, attenersi alla correttezza, distinguere i fatti dalle indiscrezioni, usare prudenza, evitare di spacciare per verità ciò che non è confermato e lasciare a tutti il diritto di replica. Ed è esattamente ciò che l’articolo ha fatto: ha indicato con chiarezza che si trattava di indiscrezioni, non di annunci ufficiali; ha evidenziato i punti da verificare; ha evitato di attribuire certezze dove certezze non ce ne sono.
La politica, soprattutto quando si avvicina una scadenza elettorale, non vive soltanto di comunicati stampa e dichiarazioni autorizzate. Vive anche di confronti, di rapporti tra amministratori, di posizionamenti, di consenso, di ambizioni personali e collettive. Raccontare tutto questo è “buttare una pietra nello stagno”: è stimolare il dibattito, accendere la discussione.
E se quella pietra ha smosso l’acqua, forse significa che quell’acqua non era poi così immobile.
L’assessore Amoroso avrebbe potuto rispondere in modo molto semplice e molto efficace: “Non sono candidato”, oppure “Sto valutando”, oppure ancora “Le ricostruzioni sono inesatte per queste ragioni”, “non ho mai fatto considerazioni o minimamente pensato <se può farlo lui il sindaco, posso farlo anch’io>”. Sarebbe stato un contributo alla chiarezza. Avrebbe offerto ai cittadini un elemento in più per comprendere ciò che sta accadendo.
Invece è arrivata una reazione carica di offese e giudizi personali. Un linguaggio che non rafforza la politica e non chiarisce nulla. Al contrario, sposta il confronto dal merito alla delegittimazione di chi è iscritto ad un ordine professionale e fa domande. Ed è proprio questo il punto più delicato.
La stampa non è infallibile: può sbagliare, e quando accade ha il dovere di correggere. Ma la stampa non è neppure un ufficio alle dipendenze di chi amministra. Il diritto di cronaca – anche “secondo indiscrezioni” – non si esercita con l’autorizzazione preventiva dell’interessato. Né l’interesse pubblico può essere subordinato all’umore di chi viene citato.
QuadroChiaro non chiede patenti di gradimento e non ne rilascia. Racconta ciò che accade, ciò che emerge, ciò che viene riferito e ciò che merita di essere discusso. Con un criterio semplice: quando si parla del futuro di una comunità, i cittadini hanno il diritto di sapere quali ipotesi e voci circolano e quali equilibri potrebbero cambiare.
Se Amoroso ritiene che l’articolo contenga elementi inesatti, li indichi puntualmente. Se vuole chiarire la sua posizione politica, QuadroChiaro è pronto a pubblicarla integralmente. Se intende smentire, lo faccia con parole chiare. Se vuole spiegare quale progetto abbia per Santo Stefano, sarà un contributo utile.
Ma una cosa resti ferma: il giornalismo non prende appuntamento con il potere per ottenere il permesso di raccontarlo.
Le critiche sono legittime, le smentite sono un diritto, il confronto pubblico è necessario. Non lo sono, invece, gli attacchi personali e le espressioni che mirano a colpire reputazione, dignità e professionalità di chi svolge il proprio lavoro.
Alla luce delle parole pubblicate, e dopo una prima valutazione con i nostri legali, riteniamo vi siano elementi meritevoli di approfondimento sotto il profilo della diffamazione. QuadroChiaro procederà quindi nelle sedi opportune, a tutela della testata, del suo direttore e del diritto di svolgere liberamente il proprio lavoro giornalistico.
Continueremo a raccontare Santo Stefano, la sua politica e il suo futuro con rigore, autonomia, secondo indiscrezioni e rispetto. Senza chiedere autorizzazioni a nessuno.





