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Grifone in difficoltà sulla spiaggia di Sant’Agata: salvato grazie all’allarme di un cittadino

Un maestoso grifone immobile sulla battigia, sotto un sole implacabile e con una temperatura che sfiorava i 40 gradi. È una scena insolita e allo stesso tempo carica di preoccupazione quella che si è presentata questa mattina, intorno alle 13:40, sulla spiaggia di Sant’Agata di Militello, dove un cittadino ha notato il grande rapace in evidente stato di difficoltà.

L’animale, inizialmente quasi immobile, ha subito attirato l’attenzione dell’uomo che, intuendo che qualcosa non andasse, ha pubblicato sui social network una fotografia chiedendo aiuto. L’appello si è diffuso rapidamente e nel giro di pochi minuti sul posto sono arrivati gli agenti della Polizia Municipale, il presidente del Parco dei Nebrodi, Domenico Barbuzza, e numerosi cittadini incuriositi dalla presenza di uno degli uccelli più imponenti d’Europa.

Secondo le prime valutazioni, il grifone potrebbe essere stato stremato dall’eccezionale caldo che sta interessando la Sicilia in questi giorni. Disorientato e debilitato, il rapace avrebbe trovato rifugio sulla spiaggia, incapace di riprendere immediatamente il volo.

Attivata la rete di soccorso

Il presidente dell’Ente Parco dei Nebrodi, Domenico Barbuzza, contattato telefonicamente da QuadroChiaro, ha confermato l’immediata attivazione del protocollo previsto per il recupero della fauna selvatica protetta.

«Abbiamo immediatamente attivato tutta la rete di soccorso prevista per questi casi, in stretta collaborazione con i tecnici del Parco, l’associazione Ambiente Sicilia e i veterinari competenti. L’obiettivo è mettere in sicurezza il grifone nel più breve tempo possibile, sottoporlo ad una visita clinica approfondita per verificare le sue condizioni di salute ed escludere eventuali traumi o patologie. Successivamente sarà trasferito presso la voliera di recupero di Alcara Li Fusi, dove potrà trascorrere un periodo di osservazione e riabilitazione. Solo quando i veterinari certificheranno il pieno recupero delle capacità fisiche e di volo verrà nuovamente liberato nel suo ambiente naturale. La tutela del grifone rappresenta uno dei progetti di conservazione più importanti realizzati nei Nebrodi e ogni singolo esemplare costituisce un patrimonio naturalistico di valore straordinario.»

Domenico Barbuzza presidente Parco dei Nebrodi

Una storia di successo nata ad Alcara Li Fusi

L’avvistamento odierno richiama uno dei più importanti progetti di conservazione faunistica della Sicilia. I grifoni che popolano oggi i Nebrodi appartengono infatti alla colonia reintrodotta dall’Ente Parco dei Nebrodi attraverso un progetto avviato alla fine degli anni Novanta, dopo che la specie era scomparsa dall’isola negli anni Sessanta a causa dell’uso indiscriminato di bocconi avvelenati destinati ai predatori.

Il cuore del progetto è rappresentato dalla voliera di acclimatazione di Alcara Li Fusi, ai piedi delle Rocche del Crasto, dove gli esemplari vengono assistiti, monitorati e preparati alla vita in libertà. Da qui, negli anni, è nata una colonia che oggi rappresenta una delle esperienze di reintroduzione più riuscite d’Italia, con decine di coppie nidificanti e una popolazione stabilmente insediata sulle pareti delle Rocche del Crasto.

Non solo. La colonia dei Nebrodi è ormai diventata un punto di riferimento per il Mediterraneo: negli anni sono stati documentati arrivi di grifoni provenienti dalla Spagna e dal Parco del Pollino, mentre alcuni esemplari nati nei Nebrodi sono stati successivamente osservati anche oltre i confini italiani, a testimonianza dell’ottimo stato di conservazione della popolazione.

Un simbolo della biodiversità dei Nebrodi

Il grifone (Gyps fulvus) è uno dei più grandi rapaci europei, con un’apertura alare che può superare i 2,70 metri. Non è un predatore, ma un prezioso “spazzino della natura”: si nutre esclusivamente di carcasse di animali, contribuendo a mantenere sano l’ecosistema e a limitare la diffusione di malattie. La sua presenza rappresenta uno degli indicatori più significativi della qualità ambientale di un territorio.

L’episodio di oggi, fortunatamente, dimostra anche quanto la rete di tutela costruita negli anni tra Ente Parco, associazioni ambientaliste, veterinari e cittadini sia ormai in grado di intervenire rapidamente per salvaguardare una specie simbolo dei Nebrodi.

Adesso l’auspicio è che, dopo le cure e il periodo di riabilitazione ad Alcara Li Fusi, il grande rapace possa presto tornare a solcare i cieli delle Rocche del Crasto, da dove la storia del ritorno dei grifoni in Sicilia è ripartita oltre vent’anni fa.

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