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Tortorici–Due Fiumare, trasferimento ancora al palo: un dossier solleva dubbi sulla procedura scelta dal Comune

I tecnici Salvatore Foti, Vincenzo Lo Cascio, Maurizio Paterniti e Rosario Salvà ricostruiscono il lungo iter per il passaggio della strada alla Città Metropolitana di Messina. Restano da chiarire la proprietà delle aree, la posizione dei tratti demaniali e il percorso condiviso con gli altri Comuni coinvolti.

Una strada realizzata quasi mezzo secolo fa, utilizzata quotidianamente da un’intera vallata, ma ancora priva di una definizione amministrativa e proprietaria capace di consentirne il trasferimento alla Città Metropolitana di Messina. La vicenda della Tortorici–Due Fiumare torna al centro dell’attenzione attraverso un documento ricevuto da Quadro Chiaro, elaborato dall’ingegnere Salvatore Foti e dai geometri Vincenzo Lo Cascio, Maurizio Paterniti e Rosario Salvà.

I quattro tecnici ricostruiscono le principali tappe del procedimento e pongono una serie di interrogativi sulla strada intrapresa dal Comune di Tortorici. Il dossier, datato 26 agosto 2026, non decreta torti o ragioni, ma mette in evidenza l’esistenza di due impostazioni amministrative differenti.

Da una parte c’è quella indicata dalla Città Metropolitana, che chiede la preventiva regolarizzazione dell’infrastruttura secondo le norme in materia di viabilità; dall’altra la procedura avviata nel 2025 dal Comune di Tortorici attraverso il Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari.

Una divergenza che non riguarda la volontà di acquisire la strada. Secondo quanto riportato nel documento, infatti, la Città Metropolitana avrebbe più volte confermato la propria disponibilità al trasferimento, contestando però lo strumento scelto dal Comune per arrivare al risultato.

Una strada costruita tra il 1976 e il 1987

La Tortorici–Due Fiumare venne realizzata tra il 1976 e il 1987 nell’ambito di un intervento finanziato dall’allora Assessorato regionale Agricoltura e Foreste. L’opera era stata originariamente qualificata come strada di penetrazione agricola e il Comune di Tortorici aveva assunto il ruolo di ente capofila e soggetto attuatore.

Nel corso degli anni, tuttavia, non sarebbero mai state definite completamente né la classificazione amministrativa del tracciato né la titolarità delle aree occupate dalla sede stradale.

L’arteria svolge ormai una funzione che va ben oltre quella agricola originaria. Rappresenta un collegamento strategico tra il centro di Tortorici, la vallata e la fascia costiera, consentendo agli abitanti di raggiungere servizi pubblici, strutture sanitarie e presidi di emergenza.

È necessario, tuttavia, distinguere il coinvolgimento amministrativo dei diversi Comuni dalla precisa collocazione territoriale del tratto oggi al centro della procedura. La Città Metropolitana di Messina lo descrive infatti come il segmento che da via Santa Lucia conduce «fino al confine con il Comune di Castell’Umberto». Non è dunque corretto affermare, sulla base degli elementi disponibili, che il tratto oggetto dell’attuale cessione attraversi anche il territorio castanese.

Castell’Umberto è comunque direttamente interessato alla vicenda perché l’arteria raggiunge il suo confine e collega Tortorici con il territorio comunale castanese. Lo stesso Comune ha inoltre preso parte ai confronti istituzionali convocati negli anni per affrontare il problema.

Per arrivare al trasferimento alla Città Metropolitana si sono susseguite conferenze di servizi e interlocuzioni tra gli enti. Secondo la ricostruzione dei tecnici, nel 2021 il Comune di Tortorici aveva adottato un atto di indirizzo per procedere agli adempimenti concordati. Tale impostazione sarebbe stata confermata durante una nuova conferenza di servizi nel luglio 2023.

La svolta del 2025

Nel 2025 il Comune avrebbe però cambiato percorso, inserendo nel Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari le aree del sedime stradale ricadenti nel proprio territorio e avviando una conferenza di servizi istruttoria finalizzata alla loro cessione alla Città Metropolitana.

La procedura si fonda sull’articolo 58 del decreto legge 112 del 2008, norma che consente agli enti locali di individuare, attraverso un apposito Piano, immobili non strumentali all’esercizio delle proprie funzioni istituzionali e suscettibili di valorizzazione o dismissione.

Secondo il documento, il Comune considera questo percorso il più rapido per regolarizzare le particelle catastali e trasferirle successivamente alla Città Metropolitana.

L’Ente metropolitano avrebbe manifestato formalmente il proprio dissenso, ritenendo che il trasferimento di un’infrastruttura stradale non possa essere trattato come una semplice cessione patrimoniale. La sua posizione, per come riportata nel dossier, è che occorra prima ricostruire la proprietà delle aree, verificare le procedure espropriative eventualmente avviate e mai concluse, definire la classificazione della strada e chiarire il regime dei terreni demaniali.

I dubbi sollevati dai tecnici

Il primo interrogativo riguarda la possibilità di inserire nel Piano delle alienazioni aree che costituiscono già il sedime di una strada aperta all’uso pubblico. L’articolo 58 riguarda, infatti, immobili non strumentali alle funzioni dell’ente. Foti, Lo Cascio, Paterniti e Salvà chiedono quindi come possa essere considerato non strumentale un bene utilizzato per garantire la viabilità.

Il ragionamento cambia ulteriormente se quelle aree dovessero risultare già appartenenti al demanio stradale comunale. In tal caso, osservano i tecnici richiamando gli articoli 823 e 824 del Codice civile, si porrebbe il tema della loro inalienabilità.

C’è poi la questione proprietaria. Alcune particelle risulterebbero ancora intestate a soggetti privati. Il documento chiede se esistano precedenti trascrizioni, atti di acquisizione o procedimenti espropriativi avviati e non portati a termine. Non sarebbe sufficiente, secondo l’analisi, una nuova trascrizione a favore del Comune per superare automaticamente eventuali titoli già esistenti.

Tra le ipotesi indicate per regolarizzare situazioni derivanti dall’utilizzo di terreni privati per finalità pubbliche viene richiamato anche l’articolo 42-bis del Testo unico sugli espropri, che disciplina l’utilizzazione di un bene per scopi di interesse pubblico in assenza di un valido provvedimento ablatorio. Si tratta, tuttavia, soltanto di una possibilità prospettata dagli estensori e non di una soluzione già individuata o applicata.

Un ulteriore punto riguarda le porzioni del tracciato che attraversano corsi d’acqua e che, secondo la documentazione esaminata dal gruppo, apparterrebbero al demanio dello Stato. Tali aree non potrebbero essere inserite direttamente nel patrimonio immobiliare del Comune. Servirebbe un procedimento distinto e, secondo il dossier, non risultano chiarite né l’eventuale sdemanializzazione né le modalità con cui questi tratti dovrebbero entrare nel trasferimento complessivo.

La posizione degli altri Comuni coinvolti

Nelle conferenze di servizi e nelle interlocuzioni che si sono succedute nel tempo risultano coinvolti, oltre a Tortorici, anche i Comuni di San Salvatore di Fitalia, Castell’Umberto e Naso.

Il loro coinvolgimento, però, non consente di affermare automaticamente che il tratto attualmente interessato dalla procedura di cessione attraversi tutti e quattro i territori comunali. Per Castell’Umberto, in particolare, la fonte ufficiale della Città Metropolitana indica che il segmento oggetto del confronto arriva fino al confine comunale.

Rimane comunque necessario conoscere la posizione delle amministrazioni coinvolte e comprendere se esista una strategia realmente condivisa per arrivare alla definizione dell’intera vicenda. L’assenza di un coordinamento tra gli enti rischia infatti di produrre nuovi rallentamenti e di lasciare irrisolto il problema della titolarità e della futura gestione della strada.

Il documento avanza anche l’ipotesi che sulle differenti posizioni possano incidere i costi necessari per sanare la situazione delle aree. Sono però gli stessi estensori a precisare che non esistono, allo stato, elementi documentali sufficienti per indicare la questione economica come causa dello stallo. Un’ipotesi, dunque, che non può essere presentata come un fatto accertato.

Un contributo tecnico che chiede risposte agli enti

Il documento elaborato da Salvatore Foti, Vincenzo Lo Cascio, Maurizio Paterniti e Rosario Salvà rappresenta un contributo tecnico e una sollecitazione pubblica. Gli stessi estensori precisano di non voler attribuire responsabilità o stabilire quale amministrazione abbia ragione, ma di voler aiutare la popolazione a comprendere le ragioni di un procedimento che, dopo tanti anni, non è stato ancora concluso.

Per una valutazione definitiva delle procedure sarebbe comunque necessario esaminare integralmente gli atti amministrativi richiamati, i verbali delle conferenze di servizi, le visure catastali e le posizioni ufficiali di tutte le amministrazioni coinvolte.

Le domande poste sono però concrete: quali ragioni hanno determinato il cambiamento di procedura nel 2025? Come saranno regolarizzate le aree ancora intestate ai privati? Quale percorso è previsto per i tratti appartenenti al demanio fluviale? Qual è la posizione attuale degli altri Comuni coinvolti? E, soprattutto, la Città Metropolitana è disposta ad accettare il trasferimento attraverso uno strumento sul quale ha già espresso il proprio dissenso?

Dopo decenni, il problema non può più restare confinato in una disputa tra uffici. La Tortorici–Due Fiumare è una strada percorsa ogni giorno e dalla sua efficienza dipendono mobilità, sicurezza e accesso ai servizi. Prima ancora di stabilire chi abbia ragione, gli enti devono chiarire quale percorso possa condurre davvero al risultato.

Quadro Chiaro resta disponibile a ospitare le risposte e gli eventuali atti del Comune di Tortorici, della Città Metropolitana di Messina e delle amministrazioni di San Salvatore di Fitalia, Castell’Umberto e Naso, affinché la vicenda possa essere ricostruita in modo completo e trasparente.

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