Quattro uomini e una donna del Catanese sono finiti in carcere al termine delle indagini dei Carabinieri di Nicosia. La vittima sarebbe stata minacciata e immobilizzata mentre la casa veniva passata al setaccio. Bottino di circa 7 mila euro. Ma dalle indagini emerge un particolare ancora più inquietante: qualcuno avrebbe acquisito in precedenza informazioni sui beni dell’anziano e sui luoghi in cui erano custoditi.
Non una casa scelta a caso, almeno secondo l’ipotesi investigativa. E probabilmente neppure una rapina improvvisata. Chi è entrato nell’abitazione di un anziano, in un piccolo centro della parte settentrionale della provincia di Enna, avrebbe avuto un obiettivo preciso: trovare una cassetta nella quale riteneva fosse custodita un’ingente somma di denaro.
È questo uno degli aspetti più significativi dell’indagine che, a distanza di mesi dalla rapina avvenuta nel settembre 2025, ha portato all’arresto di cinque persone: quattro uomini e una donna del Catanese.
I cinque, residenti nella provincia di Catania e indicati dalle fonti di stampa come originari o residenti nell’area di Santa Maria di Licodia, sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Enna, su richiesta della Procura della Repubblica.
Sono gravemente indiziati, a vario titolo, in relazione alla rapina. Una precisazione tutt’altro che formale: le contestazioni e i ruoli attribuiti agli indagati non necessariamente coincidono e dovranno comunque essere verificati nel prosieguo del procedimento.
L’irruzione in casa e la caccia alla cassetta
La scena ricostruita dagli investigatori è particolarmente dura. Secondo l’ipotesi accusatoria, alcuni componenti del gruppo sarebbero entrati nell’abitazione dell’anziano e, attraverso condotte violente, minacce e intimidazioni, avrebbero cercato di ottenere ciò che volevano: quella cassetta che, nelle loro convinzioni, avrebbe dovuto contenere una consistente quantità di denaro.
Ma trovarla non sarebbe stato semplice. L’anziano sarebbe stato quindi immobilizzato sul letto, mentre i malviventi passavano al setaccio l’abitazione alla ricerca dei soldi. Una condizione di totale vulnerabilità per la vittima, costretta ad assistere senza possibilità di opporsi alla ricerca condotta all’interno della propria casa. Alla fine i rapinatori sarebbero riusciti a impossessarsi di circa 7 mila euro in contanti, per poi allontanarsi.
Il particolare che cambia la lettura della rapina
È però ciò che sarebbe accaduto prima dell’irruzione a rappresentare uno degli elementi investigativamente più interessanti. Gli accertamenti dei Carabinieri avrebbero infatti consentito di ricostruire una fase preliminare durante la quale sarebbero state raccolte informazioni sull’anziano, sulle sue disponibilità economiche e persino sui luoghi nei quali avrebbe custodito i propri beni.
Un particolare che, se confermato nel prosieguo dell’inchiesta, restituisce l’immagine di una rapina mirata. Qualcuno, secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbe approfittato della buona fede e della vulnerabilità dell’anziano per acquisire informazioni successivamente utili alla realizzazione del colpo.
Ed è probabilmente questo l’aspetto più inquietante dell’intera vicenda: prima ancora della violenza consumata dentro l’abitazione, ci sarebbe stata una fase nella quale la vittima sarebbe stata, in qualche modo, studiata. Dove teneva il denaro? Di quali disponibilità poteva disporre? Dove potevano essere custodite?
Domande alle quali qualcuno avrebbe cercato di trovare risposta prima che entrassero in azione gli autori materiali della rapina.
Un’indagine durata mesi
Dopo il colpo è iniziato il lavoro dei Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Nicosia, coordinati dalla Procura della Repubblica di Enna.
Un’indagine sviluppata nel corso dei mesi attraverso l’incrocio degli elementi raccolti e l’attività di controllo del territorio, fino alla ricostruzione delle diverse fasi della vicenda e all’individuazione dei presunti protagonisti.
Il quadro delineato dagli investigatori è stato quindi sottoposto alla Procura, che ha richiesto l’applicazione delle misure cautelari. Il Gip del Tribunale di Enna, valutati gli elementi raccolti, ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti dei cinque indagati. Le ordinanze sono state eseguite dai Carabinieri e i cinque si trovano adesso in carcere.
Non soltanto chi sarebbe entrato in quella casa
L’indagine assume particolare rilievo proprio perché non sembrerebbe essersi fermata alla ricerca di chi materialmente avrebbe fatto irruzione nell’abitazione. Gli investigatori avrebbero cercato di ricostruire l’intera filiera del colpo: dall’acquisizione delle informazioni sulla vittima fino all’esecuzione della rapina.
Ed è in questa prospettiva che acquista significato la posizione delle cinque persone coinvolte, indicate come gravemente indiziate “a vario titolo”. Sarà il prosieguo dell’inchiesta a definire nel dettaglio responsabilità individuali e ruoli.
Rimane, intanto, una vicenda che colpisce per la particolare vulnerabilità della vittima: un anziano affrontato all’interno del luogo nel quale avrebbe dovuto sentirsi maggiormente al sicuro, la propria casa, immobilizzato mentre qualcuno cercava il denaro che riteneva vi fosse nascosto.
Ma l’indagine aggiunge un elemento ulteriore e forse ancora più allarmante: prima di entrare in quella casa, qualcuno avrebbe già cercato di sapere cosa trovare e dove cercarlo.
È su questo passaggio che il lavoro degli investigatori sembra aver fatto luce, trasformando quella che poteva apparire come una brutale rapina domestica in un episodio che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe avuto alle spalle una precedente attività di acquisizione delle informazioni necessarie per scegliere la vittima e puntare direttamente ai suoi risparmi.




