Tra il 2016 e il 2026 la popolazione dei 29 comuni diminuisce del 9,75%. Il calo riguarda 27 centri, mentre i residenti sotto i 15 anni si riducono di quasi il 23%. Un’elaborazione su dati Istat che interroga il futuro delle comunità, dalla scuola alla sanità. Il valore del 2026 è ancora una stima provvisoria.
In dieci anni, nei 29 comuni dell’attuale Area interna Nebrodi, la popolazione residente è passata da 84.930 a 76.648 abitanti. La differenza è di 8.282 persone in meno, pari a una contrazione del 9,75%: quasi un decimo della popolazione iniziale.
Il risultato emerge da un’elaborazione di QuadroChiaro sui dati comunali Istat, confrontando il 1° gennaio 2016 con il 1° gennaio 2026. Per il primo anno è stata utilizzata la ricostruzione intercensuaria dell’Istituto; per il secondo, la stima della popolazione residente coerente con le risultanze censuarie e il bilancio provvisorio del 2025. Il dato più recente potrà quindi essere revisionato e non descrive l’andamento dell’intero anno solare 2026.
È un confronto che misura quanto si sia ridotta la popolazione nel periodo considerato. E pone una domanda concreta: quali condizioni servono perché vivere nei paesi resti una scelta possibile, per chi c’è già e per chi vorrebbe tornarci?
Già alcuni mesi fa QuadroChiaro aveva approfondito il fenomeno dello spopolamento, elaborando i dati Istat relativi a 44 comuni dei Nebrodi e dei territori limitrofi: tra il 2020 e il 2024, la popolazione complessiva era scesa da 202.074 a 198.548 residenti, con una perdita di 3.526 abitanti.
Con questa nuova analisi allarghiamo l’orizzonte temporale a dieci anni, dal 2016 al 2026, concentrando però l’attenzione sui 29 comuni dell’attuale Area interna Nebrodi. L’obiettivo è osservare il cambiamento demografico nel lungo periodo all’interno di un perimetro territoriale definito. Le due rilevazioni non sono direttamente confrontabili, perché riguardano periodi e insiemi di comuni differenti: rappresentano due approfondimenti distinti di un fenomeno che continua a interrogare il futuro delle nostre comunità.
Quali Nebrodi abbiamo misurato
La delimitazione del territorio è parte essenziale della notizia. L’analisi riguarda i 29 comuni dell’attuale Area interna Nebrodi, individuati dalla Strategia territoriale della programmazione 2021–2027. Sono stati sommati gli stessi comuni alle due date, evitando che un cambiamento del perimetro alterasse il confronto.
Ne fanno parte Acquedolci, Alcara li Fusi, Capizzi, Capri Leone, Caronia, Castel di Lucio, Castell’Umberto, Floresta, Frazzanò, Galati Mamertino, Longi, Militello Rosmarino, Mirto, Mistretta, Motta d’Affermo, Naso, Pettineo, Raccuja, Reitano, San Fratello, San Marco d’Alunzio, San Salvatore di Fitalia, Sant’Agata di Militello, Santo Stefano di Camastra, Sinagra, Torrenova, Tortorici, Tusa e Ucria.
Questo insieme non coincide con l’intero comprensorio geografico dei Nebrodi, né con il Parco o con la precedente Area interna di 21 comuni. Restano fuori dal calcolo, per esempio, Capo d’Orlando, Brolo, Sant’Angelo di Brolo, Cesarò e San Teodoro. Il risultato va quindi riferito al territorio effettivamente esaminato, senza estenderlo automaticamente a tutta l’area nebroidea. Il perimetro è documentato nella Strategia territoriale ufficiale della Regione Siciliana.
Ventisette comuni perdono residenti
La contrazione interessa 27 comuni su 29, ma con intensità diverse. In termini percentuali, la perdita maggiore si registra a Frazzanò, che passa da 707 a 524 residenti: −25,88%, oltre un quarto della popolazione iniziale. Seguono Ucria, da 1.057 a 841 abitanti (−20,44%), Alcara li Fusi, da 1.986 a 1.589 (−19,99%), e Galati Mamertino, da 2.632 a 2.108 (−19,91%).
In valori assoluti, il calo più consistente è quello di Tortorici, che scende da 6.435 a 5.432 residenti: 1.003 abitanti in meno, pari al 15,59%. Mistretta passa da 4.774 a 4.150, perdendo 624 residenti, il 13,07%. Tusa diminuisce da 2.926 a 2.480: −446 abitanti, il 15,24%.
Il fenomeno coinvolge anche centri costieri e di servizio. Sant’Agata di Militello passa da 12.753 a 12.133 residenti, con una perdita di 620 persone, il 4,86%. Santo Stefano di Camastra scende da 4.577 a 4.325: −252 abitanti, il 5,51%. Questi risultati descrivono una riduzione diffusa, pur senza autorizzare a considerare identiche le condizioni dei singoli comuni.
Le due variazioni positive sono quelle di Torrenova, da 4.382 a 4.483 residenti (+101; +2,30%), e Castel di Lucio, da 1.274 a 1.355 (+81; +6,36%). Sono eccezioni da registrare con la stessa attenzione riservata ai cali. Il confronto tra inizio e fine periodo, tuttavia, non dimostra una crescita continua nel decennio e, da solo, non ne identifica le cause.
Meno bambini e ragazzi, più anziani
La trasformazione più significativa emerge osservando l’età dei residenti. Negli stessi 29 comuni, tra le due date, la popolazione sotto i 15 anni passa da 10.347 a 7.993 persone: 2.354 in meno, una diminuzione del 22,75%, più che doppia rispetto alla contrazione percentuale complessiva.
La fascia tra 15 e 64 anni scende da 54.665 a 47.698 residenti (−12,74%), mentre le persone di 65 anni e oltre aumentano da 19.918 a 20.957 (+5,22%).
L’indice di vecchiaia rende leggibile questo cambiamento: nel 2016 si contavano circa 193 residenti di almeno 65 anni ogni 100 minori di 15 anni; nel 2026 il rapporto sale a circa 262 ogni 100. Il 27,3% della popolazione ha ormai almeno 65 anni.
Sono indicatori che interrogano la programmazione pubblica. Una comunità con meno bambini deve ragionare sul futuro della scuola e sulla sua accessibilità; una popolazione più anziana richiede attenzione alla continuità dell’assistenza, ai trasporti e alla possibilità di raggiungere visite, uffici e servizi quotidiani. Le cifre qui esaminate non misurano direttamente chiusure scolastiche o carenze sanitarie, ma delineano il cambiamento della popolazione a cui quei servizi devono rispondere.
Anche la lettura delle fasce d’età richiede precisione: la loro variazione comprende il naturale passaggio delle persone da una classe all’altra. La diminuzione dei più giovani non equivale al numero di giovani emigrati.
Il calo della popolazione non è il conto delle partenze
Gli 8.282 residenti in meno rappresentano una variazione netta. Non sarebbe corretto scrivere che altrettante persone «hanno lasciato i Nebrodi»: la consistenza della popolazione risente di nascite, decessi, arrivi, partenze e rettifiche anagrafiche e censuarie.
Per stabilire quanto ciascuna componente abbia inciso occorre analizzare i bilanci demografici dell’intero periodo. Il confronto effettuato permette di quantificare la riduzione dei residenti e il mutamento della struttura per età; non consente di attribuire una quota precisa del calo all’emigrazione o a una singola causa economica, sociale o amministrativa.
La stessa cautela vale per il giudizio sulle istituzioni: questi numeri non misurano, da soli, l’efficacia di una specifica amministrazione. Costituiscono però un riferimento concreto rispetto al quale interrogare obiettivi, scelte e risultati delle politiche territoriali.
Restare deve essere una possibilità concreta
Se la popolazione diminuisce, diventa necessario chiedersi come organizzare servizi sostenibili e accessibili in un territorio composto da molti piccoli centri. Il rischio da prevenire è un circuito che si alimenta da sé: una base di utenti più ridotta può rendere più difficile mantenere un servizio; un servizio più lontano o meno accessibile può rendere più complicata la vita di chi resta.
Interrompere questo circuito richiede una prospettiva che superi i confini del singolo comune. Scuole, assistenza, collegamenti e opportunità di lavoro riguardano bacini di persone che si spostano tra paesi diversi. Anche un aumento di residenti in un centro va letto insieme a ciò che accade nei comuni vicini: per valutare un recupero dell’intera area bisogna distinguere l’arrivo di nuova popolazione dai trasferimenti interni al territorio.
La domanda rivolta alla politica, dunque, deve diventare verificabile: quali interventi permettono a una famiglia di organizzare la propria vita qui? Quali riducono tempi e difficoltà degli spostamenti? Quali rendono praticabile un ritorno, accompagnandolo con lavoro, abitazioni e servizi? E con quali indicatori se ne misureranno i risultati negli anni?
Il legame con il paese può resistere anche alla distanza. Ma una comunità ha bisogno che all’appartenenza corrisponda la possibilità di abitarla. Il futuro dei Nebrodi si gioca anche nella distanza tra il desiderio di restare e le condizioni concrete per riuscirci.




