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Ayoub nasce in ospedale dopo la corsa in ambulanza da Sant’Agata a Patti

Erano le 17.30 di ieri. Un pomeriggio qualunque quando il piazzale del Pronto soccorso dell’ospedale di Sant’Agata di Militello è diventato il punto di partenza di una corsa contro il tempo. Un’ambulanza del 118 era appena rientrata da un intervento e il motore del mezzo era ancora caldo. Pochi minuti dopo, quella stessa ambulanza è ripartita con a bordo una partoriente e un’ostetrica, diretta verso l’ospedale “Barone Romeo” di Patti.

Al Pronto soccorso era arrivata una donna tunisina di 40 anni, accompagnata da forti dolori addominali. Il travaglio era già iniziato e il parto appariva imminente. Ad assisterla c’era l’ostetrica, ma nella struttura santagatese non erano disponibili le condizioni necessarie per gestire il parto: non c’è un reparto di ostetricia e ginecologia attivo.

Di fronte all’urgenza, i sanitari hanno dovuto decidere in pochi istanti. La presenza provvidenziale del personale del 118 ha permesso di organizzare il trasferimento immediato della donna e dell’ostetrica a bordo dell’ambulanza. Sotto la supervisione del dottor Carlo Amato, il mezzo è ripartito verso Patti, lungo la Statale 113 e l’autostrada.

Durante il tragitto, l’ostetrica ha continuato a monitorare la partoriente, mentre il personale dell’emergenza ha garantito assistenza e sicurezza in ogni fase del viaggio. La centrale operativa, nel frattempo, aveva già allertato l’équipe dell’ospedale “Barone Romeo”.

Quando l’ambulanza è arrivata a Patti, l’équipe di ostetricia e ginecologia era pronta a intervenire sulla rampa del pronto soccorso. Il passaggio di consegne è stato immediato e la donna è stata accompagnata in sala parto. Poco dopo, il pianto di un neonato ha trasformato la tensione in sollievo e gioia.

È nato Ayoub, un maschietto. La madre e il bambino stanno bene. Un lieto fine reso possibile dalla prontezza dei sanitari, dalla professionalità del personale del 118 e dal coordinamento tra le strutture.

Il problema che resta

La nascita di Ayoub, però, non è soltanto una storia di coraggio e professionalità. È anche la fotografia di una condizione sanitaria che da anni riguarda i Nebrodi occidentali, un comprensorio vasto nel quale non è attivo un punto nascita.

Per le future madri, questo significa affrontare trasferimenti sempre più lunghi per raggiungere una struttura in grado di assisterle. Nella maggior parte dei casi si tratta di viaggi programmati, organizzati in anticipo. Ma quando il travaglio accelera, la distanza tra un ospedale e l’altro può trasformarsi in un fattore di rischio e costringere sanitari e soccorritori a gestire emergenze delicate durante il percorso.

Quella di Ayoub è andata bene. L’ambulanza era disponibile, l’ostetrica ha potuto accompagnare la donna e a Patti l’équipe era già pronta ad accoglierla. Ma una nascita in extremis non può diventare la normalità né essere affidata alla fortuna del momento.

Il primo vagito del bambino è una notizia felice, ma anche un richiamo alla necessità di garantire sicurezza, tempi certi e assistenza adeguata alle donne che vivono nei Nebrodi occidentali. La vita ha trovato la sua strada, grazie al lavoro degli operatori. Ora resta da chiedersi se un territorio intero debba continuare a dipendere dall’emergenza per assicurare alle proprie famiglie il diritto di nascere e partorire in sicurezza.

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